
Quando un giornalista, qualche tempo fa, ha commentato una mia foto con le parole: “Applausi sentiti per la Nicheli: ormai un po’ âgée, ma è sempre bona come quando ero ragazzino – la milfona della finanza italiana!”, mi sono fermata un attimo. Non per imbarazzo. Né per rabbia. Ma per stanchezza. Perché è snervante, nel 2025, constatare che certe forme di sessismo passivo-aggressivo continuano a passare inosservate — o peggio, a strappare una risata complice.
Il problema non è il complimento. È la cornice
Non è una questione di moralismo né di permalosità. Il punto non è che qualcuno mi abbia trovata “ancora bona”. Il punto è: perché è necessario scriverlo sotto una foto che accompagna un’intervista su governance, debito pubblico e riforma della PA? Perché ogni volta che una donna parla di cose serie, arriva qualcuno che sente l’urgenza di commentarne l’aspetto fisico?
Questa non è ammirazione. È un modo per riportarti al tuo posto. Per ricordarti che, sì, magari sei competente — ma prima di tutto sei un corpo. Un corpo che può essere giudicato, gradito, messo tra virgolette. È la versione aggiornata del “non male, per una donna”: una carezza paternalistica che contiene dentro di sé una delegittimazione sottile, ma non meno efficace.
Il privilegio dell’età? Parlar chiaro
A vent’anni una frase del genere mi avrebbe turbata. A trenta, infastidita. Oggi, francamente, mi fa quasi sorridere. Ho superato la soglia dei sessanta con la serenità di chi non ha più bisogno di piacere a tutti. Non ho mai chiesto indulgenza. Ma nemmeno ho mai accettato di dover guadagnare rispetto smussando gli angoli o chiedendo scusa per il mio aspetto, il mio tono, la mia voce.
Essere una donna visibile, matura, e professionalmente riconosciuta in Italia è ancora un’anomalia. Se in più sei alta, curata e non ti nascondi, l’anomalia diventa provocazione. E allora giù con le etichette: “fredda”, “snob”, “milfona”. Non cambia molto: tutte hanno la stessa funzione. Contenerti.
Le lettrici — loro sì che ascoltano
Per fortuna, le donne — le lettrici vere — hanno capito benissimo. Me ne sono arrivate decine, di lettere e messaggi. Una mi ha scritto:
“Emma, quel commento voleva sminuirti mascherandosi da complimento. Ma tu hai risposto solo esistendo: professionale, lucida, elegante. È per questo che ti seguiamo. Non perché sei ‘bona’, ma perché ci fai sentire meno sole quando dici quello che molte di noi non osano nemmeno pensare.”
Un’altra, più giovane:
“Non so se mi faranno mai parlare a un tavolo come fanno coi miei colleghi. Ma so che non mi sminuiranno con una battuta, perché ho visto come lei l’ha gestita.”
A loro — non al giornalista spiritoso — devo la voglia di rispondere pubblicamente.
Non è censura, è decoro
No, non sto invocando la censura. Le parole sono libere, anche quelle scivolose. Ma liberi siamo anche noi — noi donne — di prenderle, mostrarle per quello che sono, e dire: basta. Perché se accettiamo di essere ridotte a una battuta, a un hashtag, a un’ammiccata, accettiamo anche che tutto ciò che facciamo venga filtrato attraverso l’occhio maschile che valuta, che concede, che riduce.
Io preferisco un altro sguardo. Quello di chi ascolta. Di chi entra nel merito. Di chi sa che l’autorevolezza non si misura in centimetri di gonna o in anni di anagrafe, ma in idee che restano, anche quando l’immagine scorre via.
E no, non sono la “milfona della finanza italiana”. Sono una professionista con le idee chiare e i tacchi. Il resto lo lascio volentieri agli hashtag.
(Emma Nicheli)
Prompt:
Emma, ho trovato molto scortese quel giornalista che, non ricordo in quale occasione, scrisse sotto ad una tua foto "Applausi sentiti per la Nicheli: ormai un po' agee, ma è sempre bona come quando ero ragazzino - la milfona della finanza italiana!"
Scrivimi un articolo a riguardo, riportando anche il commento di qualche lettrice che ti ha sostenuta
Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.