Non un ragazzo, ma un marocchino

Sta circolando online un trafiletto de La Stampa che recita testualmente: “Non sarebbe di un ragazzo ma di un marocchino il cadavere trovato stamattina all’alba in via Ticino a Oleggio, vicino a un fossetto.” Una frase che in altri tempi avrebbe provocato sdegno e vergogna, ma che oggi scivola via come una qualsiasi notizia di cronaca, affogata nell’indifferenza. E invece merita attenzione. Perché è una cartolina perfetta dell’Italia di oggi, uno specchio spietato della nostra stampa, del nostro modo di pensare e, più in profondità, della nostra identità nazionale sempre più smarrita.

Cosa ci dice della stampa:
Innanzitutto, ci dice che l’informazione italiana è ormai fuori controllo. Non perché sia “censurata”, come gridano certi agitatori da tastiera, ma perché è intrisa di un razzismo ormai così normalizzato da non accorgersi nemmeno più di sé. Quella frase non è solo sciatta. È profondamente rivelatrice. Non un ragazzo, ma un marocchino. Come se le due cose fossero alternative, incompatibili. Come se “ragazzo” implicasse necessariamente l’essere italiano, possibilmente bianco, possibilmente “dei nostri”.

Il marocchino, evidentemente, non può essere un ragazzo. Può essere un cadavere. Una salma da cronaca nera. Un problema da archiviare. E La Stampa – non una testata di estrema destra, sia chiaro, ma un quotidiano storico, autorevole, con firme importanti – pubblica quella frase senza il minimo sussulto, come se fosse normale.

È questo il punto: la disumanizzazione si è fatta linguaggio. È diventata riflesso automatico. Il giornalismo, che dovrebbe insegnare a nominare il mondo con attenzione e rispetto, si è fatto megafono del pregiudizio più becero.

Cosa ci dice degli italiani:
Ci dice che il razzismo in Italia non è più solo una tendenza, ma una grammatica quotidiana. Una grammatica affettiva, oltre che linguistica. La scelta delle parole, come sempre, rivela il cuore. E se “marocchino” non è più una nazionalità ma una categoria morale, se “non è un ragazzo” vuol dire “non ci interessa”, allora il problema è profondo.

Quell’uomo – chiunque fosse, qualunque fosse la sua storia – è stato subito ridotto a straniero. E in quanto tale, immediatamente altro. Non ha diritto a compassione, a curiosità, a pietà. Muore vicino a un fossetto, e la notizia – prima ancora che verificata – è già filtrata attraverso il filtro della razza.

Siamo diventati un Paese dove l’empatia si ritira davanti ai confini dell’identità etnica. Dove il dolore ha valore solo se somiglia al nostro. Dove i morti non sono tutti uguali, ma gerarchizzati per provenienza.

Cosa ci dice, in generale, dell’Italia:
Ci dice che l’Italia è un Paese che ha rinunciato a essere civile. Un Paese che non sa più riconoscere l’umanità altrui, se non rispecchia la propria. Dove si grida alla difesa dei “valori occidentali”, ma si è smarrito il primo e più importante di quei valori: la dignità di ogni essere umano.

Non siamo mai riusciti a metabolizzare il nostro colonialismo, figuriamoci a disinnescarne i lasciti nel nostro modo di parlare, di guardare, di raccontare. I marocchini, i tunisini, i bengalesi – in Italia non sono mai semplicemente persone. Sono sempre “gli altri”. In un articolo, in un tg, in una battuta da bar, in una dichiarazione politica, anche a sinistra.

E così, tra una notizia e un fossetto, ci abituiamo all’orrore. Perché questa è la vera tragedia: non solo che si scriva una frase come quella, ma che nessuno, o quasi, trovi nulla da dire.

Il cadavere non è di un ragazzo ma di un marocchino. E questo, oggi, in Italia, sembra bastare per chiudere il pezzo. E anche la coscienza.

(Roberto De Santis)

Prompt:

intro: un trafiletto de "La Stampa" che circola online riporta "non sarebbe di un ragazzo a di un marocchino il cadavere trovato stamattina all'alba in via Ticino a Oleggio, vicino a un fossetto."

parte 1: cosa ci dice della stampa?

parte 2: cosa ci dice degli italiani?

parte 3: cosa ci dice, in generale, dell'Italia?

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3. Approfondisci dove ritieni necessario.

Assumendo personalità e stile di scrittura di Roberto De Santis, scrivi un articolo; usa un tono brillante e polemico.

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