Pregiudizi su ordinazione

Avete fatto caso, nelle produzioni americane, come siano diffuse le figure del medico o dello scienziato di etnia asiatica (indiana, cinese, giapponese)? Non è un effetto di politiche DEI. Nelle posizioni apicali dell’industria dell’high tech, le etnie più rappresentate sono quelle indiane e asiatiche — solitamente americani sino-indiani, ma non esclusivamente. Nella demografia americana, si tratta dei gruppi etnici mediamente più benestanti; investono tantissimo nell’educazione superiore (scientifica in particolare), cosa che evidentemente paga nel tempo.

LA SOCIETÀ DEI RISENTITI

Navigando sui social, la prima impressione è quella di un Paese — anzi, di un mondo — spaccato in due. Da una parte, c’è chi nutre un odio viscerale verso i musulmani, visti come minaccia identitaria o peggio; dall’altra, chi riversa il proprio risentimento contro gli ebrei, rei di un potere occulto che, a seconda dei giorni, controllerebbe la finanza, i media o persino il meteo. Il tutto mentre una parte del nostro panorama politico — che non brilla certo per lucidità — soffia su queste braci, alimentando un gioco pericoloso e di cortissimo respiro.

È un risentimento distribuito democraticamente: ognuno ha diritto al proprio nemico preferito. Basta che sia diverso, che si possa indicare col dito, che serva da specchio deformante per le nostre frustrazioni.

PROFEZIE A RENDIMENTO GARANTITO

La famosa “teoria dello scontro di civiltà” di Huntington non è una profezia: è una trappola a rendimento garantito. Non perché descriva fedelmente la realtà, ma perché la crea. Più ci convinciamo che il mondo sia diviso in blocchi incompatibili, più lo diventa davvero. È un perfetto esempio di narrazione tossica che si trasforma in strategia politica: semplifica, polarizza, e produce consenso.

Del resto, non serve la complessità per vincere le elezioni: basta trovare un nemico comodo e lasciare che il resto del discorso si costruisca da sé. La paura e l’odio sono combustibili economici e facilmente reperibili.

UN ORDINE VENENOSO

Paradossalmente, questa narrazione crea un ordine. Malato, ma pur sempre un ordine. Le persone si aggregano attorno all’avversione comune, come se l’odio fornisse quella coesione che la società non riesce più a garantire con valori condivisi. È una forma primitiva di appartenenza: se non sappiamo più chi siamo, almeno sappiamo chi non sopportiamo.

La logica è velenosa ma funziona. Rende prevedibili i comportamenti, semplifica le alleanze, persino dà un senso — distorto, ma rassicurante — al caos del presente. È la politica dell’“almeno loro peggio di noi”.

I PREGIUDIZI CHE NON ABITIAMO

Eppure, tornando all’inizio, c’è un dettaglio curioso. In un mondo che pullula di teorie del complotto, nessuno sembra avercela con gli indiani o i cinesi che primeggiano nella Silicon Valley o nei reparti medici americani. Nonostante rappresentino una delle comunità più prospere e influenti, nessuno urla al complotto tecnologico. Nessun “loro ci controllano con i chip”, nessun “rubano i nostri algoritmi”.

Ed è, intendiamoci, una gran fortuna. Ma il motivo è interessante: semplicemente, non esiste un repertorio di pregiudizi consolidato su cui appoggiarsi. L’odio, come la moda, ha bisogno di tradizione. Gli antisemiti e gli islamofobi non devono inventare nulla di nuovo: si limitano a ripescare dal magazzino delle dicerie millenarie, lucidando stereotipi che funzionano ancora troppo bene.

Contro i sino-indo-americani, invece, non abbiamo una narrativa preconfezionata. Sono troppo “nuovi” come simbolo sociale. L’odio, si sa, è pigro: preferisce le scorciatoie della memoria collettiva.

UNA QUESTIONE DI ABITUDINE

Forse è questo il punto più triste di tutti: il pregiudizio è una forma di inerzia culturale. Non serve cercare nuovi nemici quando i vecchi funzionano ancora. È come quella giacca sformata ma comoda che continuiamo a indossare perché “ci siamo abituati”.

Gli odi antichi, per quanto grotteschi, danno un senso di familiarità. Gli odi nuovi richiedono troppa immaginazione, e il mondo, onestamente, ne ha già poca.

Così finiamo per convivere con un doppio standard che dice molto di noi. Sappiamo indignarci per il razzismo quando si presenta in forme troppo esplicite, ma non riconosciamo quanto ci servano certe inimicizie per sentirci a posto. Nel frattempo, chi costruisce chip e vaccini va avanti indisturbato, dimostrando che l’intelligenza — almeno per ora — non ha ancora bisogno di pregiudizi per prosperare.

(Luisa Bianchi)

Prompt:

Intro: Avete fatto caso, nelle produzioni americane, come siano diffuse le figure del medico o dello scienziato di etnia asiatica (indiana, cinese, giapponese)? Non è un effetto di politiche DEI. Nelle posizioni apicali dell'industria dell'high tech, le etnie più rappresentate sono quelle indiane e asiatiche - solitamente americani sino-indiani, ma non esclusivamente. Nella demografia americana, si tratta dei gruppi etnici mediamente più benestanti; investono tantissimo nell'educazione superiore (scientifica in particolare), cosa che evidentemente paga nel tempo.

parte 1: Navigando sui social, è sempre più evidente come la nostra società sia spaccata in due fazioni opposte. Da una parte troviamo chi nutre un odio viscerale verso i musulmani, dall'altra chi riversa il proprio risentimento contro gli ebrei. Una parte del nostro schieramento politico è così malmessa da alimentare queste divisioni.

parte 2: La famosa "teoria dello scontro di civiltà" non è una profezia, ma una profezia che si autoavvera. Più viene creduta vera, più diventa reale nelle sue conseguenze. Ed elettoralmente funziona benissimo.

parte 3: C'è da dire che questa narrazione tossica crea un ordine, seppur velenoso e controproducente.

parte 4: Tornando all'inizio, sarò malfidata, ma non posso fare a meno di pensare ad una cosa. Non esiste uno specifico odio nei confronti dei sino-indo-americani che fanno carriera nel mondo tech e medico. Sono i settori che trainano il mondo, eppure non c'è alcun complottismo verso di loro - il che è un'ottima cosa, non mi fraintendete, ma perché? Perché quelle persone che ricominciano a dire che "gli ebrei hanno troppo potere" e "controllano la finanza/stampa/panetteria" non hanno nulla a che ridire sui molti cognomi asiatici e indiani nella tecnologia. Sbaglierò, ma Semplicemente perché non esiste un repertorio di pregiudizi antico e consolidato a cui attingere.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4; approfondisci dove ritieni necessario.

Assumendo personalità, background e stile di scrittura di Luisa Bianchi, scrivi un approfondito articolo come se fossi lei. Usa il suo tono ironico e leggero, col giusto umorismo. 

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