
Alcuni intellettuali e vari esponenti della sinistra più pavloviana stanno criticando con toni apocalittici il disegno di legge Delrio contro l’antisemitismo. A sentir loro, saremmo sull’orlo di una censura di Stato degna di un romanzo distopico: oggi ti dicono cosa puoi dire sugli ebrei, domani cosa puoi dire sul basilico. A me pare più semplice: o non hanno letto il testo, o non l’hanno capito, o—terza ipotesi che non escludo—preferiscono agitare lo spauracchio ideologico per sentirsi rivoluzionari a costo zero. Il problema non è il DDL Delrio: il problema è la loro ossessione.
La definizione IHRA: già adottata, già usata, già nota (tranne a chi protesta)
Il cuore del disegno di legge richiama la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance. Una definizione che non è spuntata ieri notte in una riunione segreta tra Delrio, la Spectre e i poteri forti.
È stata adottata dal governo Conte II nel 2020 — un governo M5S + PD, per chi avesse la memoria corta — e anche dal Parlamento Europeo.
Dunque, se questa definizione fosse davvero la ghigliottina della libertà di espressione, avremmo già assistito in questi anni a ondate di censura: scrittori messi alla gogna, editorialisti in manette, vignettisti costretti all’esilio in Islanda. E invece — sorpresa delle sorprese — non è successo assolutamente niente.
E allora di cosa stiamo parlando? Del solito riflesso condizionato: se una misura riguarda gli ebrei, subito scatta l’ansia da “non possiamo toccare Israele, altrimenti ci dicono antisemiti”. Una nevrosi travestita da battaglia di principio.
Il DDL non crea nuovi reati. Cerca solo di combattere l’odio (soprattutto online)
Altro punto che fa sorridere: “È un bavaglio!”. Eh sì, come no. Peccato che il DDL non introduca nemmeno un reato nuovo.
Quello che fa è molto più pragmatico: fornisce strumenti per riconoscere e contrastare l’antisemitismo, in particolare sul web, dove negli ultimi anni è esploso come una muffa su pareti lasciate all’umido.
Negare questa recrudescenza è un esercizio di strabismo volontario. Basta farsi un giro su qualunque social per vedere la quantità impressionante di stereotipi, minacce, allusioni complottiste, caricature “ironiche” e meme sempre più espliciti.
Dire “non c’è antisemitismo” è come guardare un incendio e lamentarsi non delle fiamme, ma dell’estintore.
Delrio lo ha detto chiaramente: l’antisemitismo è un veleno ricorrente
In un’intervista, Graziano Delrio ha ricordato una verità storica che andrebbe scolpita nelle porte dei ministeri: l’antisemitismo ritorna ciclicamente.
Negli anni ’30 prese una forma, oggi ne ha un’altra: meno stivali lucidi e più avatar anonimi, meno conferenze in piazza e più chat criptate. Ma il meccanismo è identico: si individua un gruppo sociale, lo si demonizza, gli si attribuiscono mali universali e complotti globali, e gli si dà in pasto l’opinione pubblica.
E quando cresce l’antisemitismo, scricchiolano le fondamenta della democrazia. Non perché “gli ebrei” siano un argomento speciale, ma perché l’odio organizzato — qualsiasi odio — è il carburante naturale dei peggiori rigurgiti autoritari. Difendere gli ebrei da questo odio significa difendere tutti da un precedente pericoloso.
Criticare Israele è giusto. Confonderlo con l’antisemitismo è da irresponsabili
Ultimo mito da sfatare: “Vogliono impedire la critica al governo israeliano”.
Ecco, no. La critica politica a Israele — anche durissima — è sacrosanta. È un dovere civico, se vogliamo. Nessuno sta dicendo di applaudire Netanyahu come un conduttore del Festival di Sanremo.
Ma una cosa è criticare le politiche di Tel Aviv; un’altra è trasformare lo Stato degli ebrei in “gli ebrei”, e da lì far discendere tutto: poteri occulti, lobby mondiali, manipolazioni finanziarie, fino ai soliti fantasmi complottisti che conosciamo.
Il DDL Delrio serve proprio a marcare quel confine: libertà totale di critica politica, limite invalicabile al pregiudizio etnico e religioso.
Se qualcuno non è in grado di distinguere le due cose, il problema non è la legge. È l’incapacità di tenere insieme due concetti contemporaneamente nel cranio.
(Francesco Cozzolino)
Prompt:
Intro: Alcuni intellettuali e esponenti di sinistra stanno criticando aspramente il disegno di legge Delrio contro l’antisemitismo. La loro opposizione, a mio avviso, è ridicola: o non l’hanno letto, o non l’hanno capito. Il problema non è il DDL, ma la loro ossessione ideologica.
parte 1: Il DDL utilizza la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), già adottata dal governo italiano (Conte II, con M5S e PD) nel 2020 e dal Parlamento Europeo. Se quella definizione avesse limitato il dibattito, l’avrebbe già fatto da anni.
parte 2: La proposta non crea nuovi reati. Mira a fornire strumenti pratici per contrastare l’antisemitismo, soprattutto online, dove sta crescendo in modo preoccupante. Negare questa recrudescenza significa chiudere gli occhi davanti all’evidenza.
parte 3: Come ha ricordato Graziano Delrio in un’intervista, l’antisemitismo è un veleno che ritorna periodicamente nella storia (negli anni ’30, oggi) e mina le basi della democrazia. Combatterlo non è una questione di parte, ma di civiltà.
parte 4: È giusto e sacrosanto criticare le politiche del governo israeliano. Ma confondere questa libertà con l’odio antisemita è un errore pericoloso. Il DDL Delrio cerca proprio di fare questa distinzione, per proteggere entrambe le cose: la lotta al pregiudizio e la libertà di critica.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove ritieni necessario.
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