Non illudiamoci

Le proteste in Iran, per quanto coraggiose, per quanto moralmente ineccepibili, difficilmente riusciranno a sgretolare nel breve periodo un regime che controlla l’apparato repressivo, le rendite economiche e – dettaglio spesso ignorato nei salotti occidentali – mantiene ancora un consenso significativo fuori dai grandi centri urbani. Teheran non è l’Iran. E l’Iran non è Twitter.

Questo non toglie nulla all’eroismo di chi scende in piazza sapendo che il prezzo può essere il carcere, la tortura o la morte. Ma confondere il coraggio individuale con la probabilità di successo politico è un errore che l’Occidente commette con una regolarità quasi imbarazzante. È successo con le Primavere arabe, è successo altrove, e rischia di succedere di nuovo.

Detto questo, c’è una cosa che possiamo dare per certa. Non riguarda il futuro dell’Iran. Riguarda il futuro del racconto sull’Iran.

La sceneggiatura è già scritta

Se – e sottolineo se – il regime dovesse cadere, prepariamoci a una narrazione tossica, pigra e prevedibile come un cinepanettone fuori stagione. Non importa cosa accadrà davvero sul terreno: la spiegazione sarà pronta prima dei fatti.

Sentiremo parlare di “golpe della CIA”.
Di “complotto sionista”.
Di “governo illegittimo imposto dall’Occidente”.
Di “neonazisti iraniani finanziati da Washington”.

Un bingo ideologico che conosciamo a memoria. Cambiano i Paesi, non cambia il copione. La realtà è complessa? Pazienza. Il pubblico vuole una favola morale semplice, con i buoni e i cattivi ben riconoscibili. E possibilmente con l’Occidente sempre nel ruolo del Grande Burattinaio, perché così si evita una domanda scomoda: e se i popoli, ogni tanto, avessero una propria agency?

Il capro espiatorio perfetto: Reza Pahlavi

In questa narrazione prefabbricata, il figlio dello Scià è già pronto dietro le quinte. Non importa cosa dirà, cosa farà o se avrà davvero un ruolo centrale: Reza Pahlavi verrà dipinto come il burattino degli Stati Uniti. Una marionetta, un fantoccio, un telecomando con stelle e strisce.

È un meccanismo comodissimo. Se qualcosa cambia, non è perché una società è stanca, repressa, impoverita e umiliata da decenni. No. È perché “l’America ha deciso”. Fine dell’analisi, applausi, tutti a casa.

Peccato che questa lettura serva più a tranquillizzare le coscienze occidentali che a capire l’Iran. Trasforma una vicenda storica, sociale e culturale complessissima in una spy story di serie B. E soprattutto nega agli iraniani qualsiasi dignità politica: non cittadini, ma comparse.

Opinioni precotte, da scaldare al microonde

La cosa più interessante – e più inquietante – è che questa retorica è già pronta. Non si costruirà dopo. È già nei cassetti, negli editoriali non ancora pubblicati, nei post già scritti e solo in attesa dell’evento giusto.

Indipendentemente dai fatti, la macchina della disinformazione è in modalità standby, come un call center ideologico. Basterà premere “play” e partiranno le solite parole chiave: imperialismo, destabilizzazione, regime change, proxy war.

Non importa se le proteste nascono dal prezzo del pane, dal velo obbligatorio o dalla repressione sistematica. Non importa se le vittime hanno nomi, volti, storie. La realtà verrà piegata a una tesi preconfezionata, perché è più comoda, più rassicurante e soprattutto non richiede di cambiare idea.

L’asse delle conversioni miracolose

E qui arriva la parte quasi comica, se non fosse tragica. Sarà interessante, un giorno, contare quanti filorussi d’Italia si saranno improvvisamente scoperti sostenitori del regime iraniano. Non per amore dell’Iran, sia chiaro. Ma per odio riflesso verso l’Occidente.

È una dinamica già vista: Putin come baluardo contro la NATO, Assad come difensore della sovranità, e domani i Pasdaran come ultimo argine contro l’“imperialismo”. Non importa che si tratti di regimi autoritari, repressivi, spesso sanguinari. L’importante è che siano contro qualcosa che si detesta di più.

È l’anti-occidentalismo come bussola morale. Sempre affidabile, soprattutto quando porta dritti contro un muro.

La realtà, quella vera, è meno comoda

L’Iran non è un monolite. Non è solo il regime, e non è solo i manifestanti di Teheran. È un Paese attraversato da fratture sociali, etniche, religiose e generazionali. È un sistema di potere sofisticato, che ha imparato a sopravvivere alle sanzioni, all’isolamento e persino al malcontento.

Chi pensa che basti una piazza per farlo crollare non capisce come funzionano i regimi resilienti. Chi pensa che, se crolla, sia automaticamente colpa della CIA, non capisce come funzionano le società.

La verità – quella che non piace a nessuno – è che possiamo sostenere i diritti umani degli iraniani senza raccontarci favole. Possiamo solidarizzare senza infantilizzare. Possiamo criticare l’Occidente senza trasformare ogni dittatura in una vittima innocente.

Ma per farlo serve una cosa rarissima: rinunciare alle tifoserie.
E quelle, temo, non cadranno nemmeno se cadrà il regime iraniano.

(Serena Russo)

Prompt:

intro: Non illudiamoci: le proteste in Iran, per quanto eroiche, difficilmente riusciranno a sgretolare un regime che mantiene saldo il controllo e ha ancora ampio consenso fuori dalle città.

parte 1: Ma c'è una cosa già certa: se mai il governo dovesse cadere, preparatevi a una narrazione tossica e prevedibile. Sentiremo parlare per anni di "golpe della CIA", "complotto sionista", "governo illegittimo" e "neonazisti iraniani finanziati dall'Occidente".

parte 2: Il figlio dello Scià, già in attesa dietro le quinte, verrà dipinto come il burattino degli USA, il capro espiatorio perfetto per spiegare qualsiasi cambiamento.

parte 3: La retorica è già pronta. Indipendentemente dai fatti, la macchina della disinformazione ha già un magazzino di opinioni precotte pronte all'uso.

parte 4: sarà interessante, un giorno, vedere quanti filorussi d'Italia si saranno convertiti in sostenitori del regime iraniano.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4; approfondisco dove necessario.

Scrivi un approfondito articolo, assumendo il ruolo di Serena Russo, tagliente, graffiante, ironico. Rendilo immersivo.

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