Il trionfo del tifo

Più ci avviciniamo al referendum, più il volume delle chiacchiere aumenta. E più aumenta il rumore, più io – che una posizione me l’ero già fatta – comincio a dubitarne. Non perché sia improvvisamente cambiato il merito della riforma costituzionale, ma perché la campagna che la circonda si è già trasformata in ciò che in Italia sappiamo fare meglio: una guerra tra tifoserie.

Da una parte e dall’altra sfilano testimonial, professori, giornalisti, volti noti e volti “autorevoli”. Tutti chiamati a semplificare l’insemplificabile, a ridurre una materia iper-tecnica a uno scontro politico o, peggio, personale. Il risultato è sempre lo stesso: il merito evapora, resta solo la propaganda. Non si discute più se una riforma funzioni, ma chi la sostiene e chi la combatte. Come allo stadio.

Nel 2016 il copione era già stato scritto. Allora fu il referendum Renzi contro tutti, con il duello simbolico Renzi vs Travaglio elevato a scontro finale tra bene e male. Non una discussione sulla Costituzione, ma una resa dei conti mediatica. Oggi non c’è neppure un protagonista unico: è un conflitto diffuso, frammentato, tribale. Video, editoriali, post indignati vengono usati come armi contundenti. Si chiamano in causa “grandi firme” e “grandi cervelli” che spesso non fanno altro che leggere un copione scritto altrove, adattandolo al pubblico di riferimento.

Chi è contro, demonizza. Chi è a favore, santifica. In mezzo, il cittadino che prova a capire viene travolto.

Ed è qui che confesso una cosa impopolare: io non so. Ho letto, ho studiato, ho ascoltato esperti seri – non i professionisti del talk show – ma riconosco di non avere le competenze per giudicare fino in fondo una riforma costituzionale complessa. Non io Francesco Cozzolino, ma io come cittadino medio. Quello che lavora, paga le tasse, segue l’attualità, ma non è un costituzionalista.

In un paese sano, ammettere questo sarebbe normale. In Italia è quasi una colpa. Devi avere un’opinione su tutto, subito, possibilmente urlata. Il dubbio è visto come debolezza, l’ignoranza come una vergogna da nascondere. E invece no: il vero problema non è non sapere, ma fingere di sapere per appartenenza a una fazione.

Ed eccoci al nodo centrale. Perché su materie così tecniche, così delicate, siamo chiamati a votare senza gli strumenti adeguati? Perché il referendum, che dovrebbe essere l’espressione più alta della sovranità popolare, diventa spesso un gigantesco quiz a risposta emotiva? Forse è il caso di dirlo senza ipocrisie: non tutto può essere ridotto a un sì o a un no gridato in piazza.

Forse servirebbe davvero un organismo indipendente, una sorta di “CTS per la Costituzione”: un comitato di esperti veri, pluralista, trasparente, che spieghi in modo comprensibile cosa cambia, cosa funziona, cosa non funziona. Non per decidere al posto dei cittadini, ma per metterli in condizione di decidere senza essere presi per il naso dalla propaganda. Sarebbe un atto di rispetto verso la democrazia, non una sua limitazione.

Alla fine, dunque, buon voto a chi ha le idee chiare. Davvero. A chi, invece, come me, resta perplesso, dico una cosa semplice: ammettere di non sapere non è una sconfitta. È l’unico modo per non farsi trascinare dal tifo, per non trasformare anche la Costituzione nell’ennesimo derby ideologico.

In un paese che confonde sempre più spesso la partecipazione con l’isteria, il dubbio resta forse l’ultimo gesto autenticamente responsabile.

(Francesco Cozzolino)

Pronto:

Intro: più ci avviciniamo al referendum, più il volume delle chiacchiere sul referendum aumenta, più dubito della mia posizione già espressa in precedenza. La campagna si è già trasformata in una guerra tra tifoserie. Da una parte e dall’altra, si mobilitano testimonial, si semplifica tutto in uno scontro politico o personale, e si perde completamente il merito tecnico della riforma costituzionale.

parte 1: Nel 2016 fu lo scontro Renzi vs Travaglio. Oggi è un duello tra fazioni, dove si usano video e editoriali come armi, affidandosi a figure autorevoli che spesso leggono semplicemente un copione.

parte 2: Di fronte a questa dinamica tossica, io confesso la mia ignoranza. Ho studiato, ho ascoltato esperti seri, ma riconosco di non avere le competenze per giudicare un tema così complesso. Non io in quanto io, ma io cittadino generico.

parte 3: Il vero problema è questo: perché su materie iper-tecniche siamo costretti a votare senza gli strumenti per farlo? Forse servirebbe un comitato di esperti indipendenti, come un “CTS per la Costituzione”, che aiuti a decidere al di là della propaganda.

parte 4: Buon voto a chi ha le idee chiare. A chi, come me, è perplesso, dico: ammettere di non sapere non è una sconfitta, ma l’unico modo per non farsi trascinare dal tifo.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove ritieni necessario.

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