Tesoro, mi hanno sostituito la demografia

Immagina la scena: gli Stati Uniti sbarcano in Groenlandia con 100.000 cittadini, piazzano un Primo Ministro americano, poi organizzano un bel referendum e — oplà — annessione completata. I liberal, ci dice qualcuno, urlerebbero all’imperialismo, alla sovranità violata, al colonialismo 2.0.
Eppure, secondo questa stessa voce, è esattamente ciò che sta accadendo oggi in Europa attraverso l’immigrazione di massa incontrollata: sostituzione demografica, mutazione culturale, ribaltamento politico senza il consenso degli “indigeni”.

Una metafora potente, semplice, fatta apposta per indignare. Peccato che sia anche, dall’inizio alla fine, una sciocchezza colossale.

Chi può aver detto una cretinata del genere?

Ma ovviamente Elon Musk.
L’uomo che manda razzi nello spazio ma inciampa regolarmente quando prova a descrivere la Terra. Il miliardario visionario, genio della tecnologia e analfabeta funzionale in materia storica, sociale e — diciamolo — umana.

Musk non parla: twitta. Non argomenta: lancia suggestioni. È il bar sport globale con accesso illimitato a internet e una platea di milioni di follower pronti a scambiare una provocazione per un’analisi. Ogni suo intervento su temi complessi segue lo stesso copione: paragone estremo, semplificazione brutale, ammiccamento all’istinto tribale di chi cerca colpevoli più che soluzioni.

E così eccolo lì, a ridurre secoli di migrazioni, politiche fallimentari e squilibri economici a una fanfiction sull’invasione della Groenlandia.

Perché è ovvio che non sia vero

L’immigrazione in Europa è un problema reale. Negarlo sarebbe stupido quanto urlare all’apocalisse.
Il punto è come lo si racconta.

Nessuno sta “inviando” milioni di persone in Europa con un piano centralizzato. Non esiste un esercito di migranti coordinato, non c’è un referendum per cambiare bandiera, non c’è un progetto di conquista politica. C’è piuttosto un insieme caotico di cause: guerre, povertà, crisi climatiche, stati falliti, rotte criminali e una gestione europea che oscilla tra l’ipocrisia e l’incompetenza.

Musk usa il più vecchio trucco retorico del mondo: una premessa iperbolica costruita su un fatto falso, per arrivare a una conclusione emotivamente irresistibile. Se accetti l’immagine dell’invasione, tutto il resto diventa automatico. Paura inclusa.

Ma la realtà è meno cinematografica e molto più noiosa. E proprio per questo richiederebbe cervello, non slogan.

Il debunking: Piano Kalergi, episodio 327

La teoria evocata — nemmeno troppo velatamente — è la solita: élite oscure, sostituzione dei popoli, identità cancellate. Un remix stanco del Piano Kalergi, quel mito complottista che torna ciclicamente come l’influenza stagionale, solo più rumoroso.

I numeri non confermano nulla di simile. Le dinamiche demografiche europee sono spiegabili senza scomodare cospirazioni: natalità in calo, invecchiamento della popolazione, flussi migratori disordinati e politiche di integrazione spesso fallimentari. Tutto qui.
È complesso, è faticoso da affrontare, e soprattutto non offre un cattivo unico da odiare. Dunque non funziona sui social.

Raccontare l’immigrazione come un’operazione militare mascherata è una scorciatoia narrativa. Comoda. Tossica. Falsa.

Perché, comunque, Musk verrà creduto

Ed eccoci al punto più amaro.
Ci vuole pochissimo a smontare le tesi di Musk. Ma serve ancora meno a capire perché funzioneranno.

Perché parlano alla pancia. Perché offrono una spiegazione semplice a problemi intricati. Perché assolvono tutti e danno la colpa a “qualcun altro”. E perché arrivano in un momento storico in cui la fiducia nelle istituzioni è ai minimi e la frustrazione sociale è altissima.

Molti condivideranno entusiasti quelle parole. Molti finiranno — consapevolmente o no — nell’orbita dei populismi di estrema destra. Gli stessi che Musk sostiene, legittima e amplifica, in Europa come negli Stati Uniti.
Non per distrazione. Per scelta.

E quindi, come se ne esce?

Qui arriva la parte più scomoda.
La ragione non basta. I dati non bastano. L’informazione “sana”, da sola, non basta più.

Non basta dire che Musk sbaglia. Non basta deriderlo, neppure se se lo merita. Serve qualcosa di più difficile: ricostruire un discorso pubblico credibile, capace di riconoscere i problemi senza trasformarli in incubi etnici. Serve politica vera, non tweet. Serve ascolto, non algoritmi.

Io non ho soluzioni pronte. Diffido di chi le ha.
Posso solo lasciare la domanda aperta, come una ferita che brucia: vogliamo continuare a farci spiegare il mondo da miliardari annoiati, o siamo ancora capaci di raccontarcelo da soli, con onestà e fatica?

La risposta, purtroppo, non arriverà da Marte.

(Giancarlo Salvetti)

Intro: "Immagina che gli Stati Uniti inviino 100.000 americani in Groenlandia, eleggano un Primo Ministro americano, poi votino per entrare a far parte degli USA: i liberal perderebbero la testa per "imperialismo" e "sovranità rubata". Eppure è ESATTAMENTE quello che sta succedendo in Europa in questo momento attraverso l'immigrazione di massa incontrollata: cambiamenti demografici, cambiamenti culturali e trasformazioni politiche senza il consenso degli indigeni." 

parte 1: chi può aver detto una cretinata del genere? Ma ovviamente Elon Musk, il nostro idiota miliardario complottista preferito.

parte 2: è abbastanza ovvio che niente di quello che dice sia vero. Certo, il problema dell'immigrazione esiste e nessuno sembra in grado di affrontarlo con un minimo di cervello. Musk però ricorre al più classico espediente retorico: una premessa iperbolica ad un fatto... semplicemente falso.

parte 3: ci vuol poco a debunkare ciò che Musk ha detto, l'ennesima variazione sul tema del Piano Kalergi.

parte 4: ci vuole altrettanto poco a constatare, però, che moltissime persone condivideranno entusiaste le balle di Musk. E si avvicineranno, volenti o nolenti, ai populisti di estrema destra. Quelli che proprio Musk sostiene e supporta, da entrambi i lati dell'Atlantico.

parte 5: e quindi, come uscirne? Sappiamo già che la ragione non serve, e che l'informazione "sana" neppure. Lascio a voi le opzioni.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; approfondisci dove ritieni necessario.

Assumendo la personalità di Giancarlo Salvetti, scrivi un approfondito articolo dal tono tagliente, ironico e brillante. Rendilo immersivo.

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