I prodi antagonisti

Cosa ci si aspettava esattamente da Askatasuna? Davvero qualcuno pensava che sarebbe finita diversamente? Ora leggeremo fiumi di analisi paludate, sottili distinguo tra CSA e CSOA, genealogie gramsciane, citazioni di Pasolini usate come il prezzemolo sulla pasta scotta. Ma la realtà, come spesso accade, è molto più semplice e molto più brutale: sono dei fascisti. Già. Non nel senso storico-manuale-scolastico, ma nel senso reale, pratico, concreto. Quello che conta quando volano i pugni e scoppiano le bombe carta.

Aggressioni in gruppo. Violenza pianificata. Devastazioni mirate. Bombe carta lanciate come se fossero coriandoli. Ditemi: cosa c’è di più fascista di tutto questo? Il culto della forza, l’azione violenta come linguaggio politico, il branco che sostituisce l’individuo, la convinzione che il fine giustifichi ogni mezzo.
Che poi organizzassero anche corsi, dibattiti o distribuissero pacchi di pasta non cambia di una virgola la sostanza. Anche CasaPound — giusto per fare un nome a caso — faceva doposcuola e raccolte alimentari. E nessuno sano di mente ha mai pensato che questo bastasse a ripulirne la natura. Il welfare parallelo non assolve la violenza: la rende solo più ipocrita.

Sgombriamo il campo: non sto parlando di tutti i centri sociali. Alcuni, nel tempo, hanno scelto strade diverse, conflittuali magari, ma non violente. Sto parlando di chi, come Askatasuna, ha scelto consapevolmente la violenza come metodo. Non come incidente, non come degenerazione, ma come identità.
E ogni volta che vedo quei signorotti col volto coperto, mi viene spontaneo chiederglielo: vi rendete conto che non siete diversi dai poliziotti che manganellano ragazzi innocenti? Cambia la divisa, non la sostanza. Sono due facce della stessa medaglia: due forme di abuso di potere.
Da un lato il potere della divisa, dell’apparato, dell’impunità statale. Dall’altro il potere ideologico, che ti garantisce protezione morale in quanto “nemico dello Stato”. E attenzione: ieri in strada c’erano anche politici e opinionisti a fiancheggiare questi soggetti, magari “dissociandosi dalla violenza”. Una dissociazione di cartone. Perché l’appoggio morale è potere. E quel potere legittima.

Finiamola, una volta per tutte, con la faida novecentesca fascismo-comunismo. È un teatrino stanco, utile solo a chi vuole evitare di guardare i fatti. Non è una questione di bandiere, di simboli o di citazioni dotte. È una questione di azioni.
Se replichi azioni fasciste, sei un fascista. Punto. Non “fascistoide”. Non “autoritario”. Fascista. Il fascismo non è solo una dottrina: è un metodo. E il metodo è violenza organizzata, intimidazione, imposizione fisica dell’idea.

Possiamo continuare a litigare tra Stalin e Mussolini come se fossimo bloccati in una sezione di partito del 1974. Ma così usiamo una lente che ci impedisce di vedere il presente.
Il presente ci mostra una violenza che ha un colore solo: quello della prevaricazione. Non rosso, non nero. Il colore sporco del sopruso. E contro quella violenza — da qualsiasi parte provenga — non dovrebbe esserci alcuno sconto, nessuna indulgenza, nessuna comprensione sociologica dell’ultimo minuto.

E chiudiamo con il classico riflesso pavloviano: “Cossiga”, “gli infiltrati”, “le provocazioni”. Basta. Questa idiozia non regge più. È la foglia di fico dietro cui si nasconde l’incapacità di fare i conti con la realtà.
Accettate una cosa semplice e dolorosa: fra i meravigliosi ragazzi della vostra parte ci sono quantità non trascurabili di violenti, autoritari, pericolosi fascisti. Non perché votano a destra — magari non votano affatto — ma perché agiscono come tali.

Finché non lo ammetterete, continuerete a essere complici. Non per ideologia, ma per vigliaccheria morale. E quella, nella storia italiana, ha sempre fatto più danni della repressione.

(Francesco Cozzolino)

Prompt:

Intro: Cosa ci si aspettava esattamente da Askatasuna? Ora leggeremo fiumi di analisi, differenze tra CSA e CSOA, citazioni di Pasolini. Ma la realtà è più semplice: sono dei fascisti. Già.

parte 1: Aggressioni in gruppo, violenza pianificata, bombe carta e devastazione. Cosa c'è di più fascista? Il fatto che organizzassero anche corsi o distribuissero pasta non cambia la sostanza. Lo fa anche CasaPound (un nome a caso).

parte 2: Attenzione, non sto generalizzando su tutti i centri sociali. Molti hanno scelto strade non violente. Sto parlando di chi, come Askatasuna, ha chiaramente scelto la violenza come metodo. Quando vedo certe scene, mi viene da chiedere a quei signorotti col volto coperto: vi rendete conto che non siete diversi dai poliziotti che manganellano ragazzi innocenti? Sono due facce della stessa medaglia: due forme di abuso di potere. Da un lato, il potere della divisa e dell'impunità statale. Dall'altro, il potere ideologico che ti garantisce appoggio in quanto "nemico dello Stato". Ieri molte persone, politici inclusi, erano in strada a fiancheggiare questi fascisti, pur dissociandosi dalla violenza. Questo appoggio morale è un potere che li legittima.

parte 3: Finiamola con la faida novecentesca fascismo-comunismo. Non è questione di bandiere o di pensiero politico astratto. È questione di azioni. Se replichi azioni fasciste, sei un fascista. Punto.

parte 4: Possiamo continuare a litigare tra Stalin e Mussolini, ma così usiamo una lente che non ci fa vedere il presente. Il presente ci mostra una violenza che ha un colore solo: quello della prevaricazione. E contro quella, da qualsiasi parte provenga, non dovrebbe esserci alcuno sconto.

parte 5: e il primo che tira in ballo Cossiga e gli infiltrati: basta, questa idiozia non regge. Accettate che fra i meravigliosi ragazzi della vostra parte ci sono notevoli quantità di violenti e pericolosi fascisti.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove ritieni necessario.

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