Da Rockstar a Techbro, il Declino dell’Immaginario Collettivo

C’è stato un tempo in cui il desiderio di riscatto delle persone comuni trovava il suo riflesso più scintillante nel mondo dello spettacolo. Gli attori, i musicisti, gli scrittori, persino i designer – figure che, con il loro talento, sembravano vivere al di là delle leggi che governano il resto di noi – diventavano simboli di una vita che andava oltre il grigiore quotidiano. Un’immagine patinata, certo, ma che offriva un appiglio per sognare: l’idea che esistesse una strada, per quanto improbabile, per sfuggire agli ingranaggi della routine e toccare il cielo con un dito.

Ma c’era di più. Non era solo la loro arte a renderli iconici, ma il loro stile di vita: vite spericolate, sregolate, vissute al massimo – spesso a spese di chi avevano accanto, certo, ma con danni relativamente contenuti. Se Keith Richards distruggeva una stanza d’albergo, a pagarne il prezzo era l’albergatore. Se Hemingway beveva come una spugna e si lanciava in safari in Africa, non minacciava il futuro della democrazia occidentale. Certo, non voglio giustificare gli eccessi – troppe famiglie e carriere sono finite in macerie – ma, nel complesso, queste erano divinità terrene che, nel bene e nel male, riflettevano la fragilità umana, amplificata dai riflettori.

Oggi, però, le cose sono cambiate. Nell’immaginario collettivo, gli eccessi e l’edonismo delle star sono stati soppiantati da un nuovo tipo di protagonista: i techbro. Elon Musk, Mark Zuckerberg, Peter Thiel e compagni hanno invaso lo spazio simbolico che una volta apparteneva ai rockettari e alle stelle del cinema. Ma il problema è che questi nuovi idoli – lungi dall’essere sognatori ribelli – incarnano qualcosa di profondamente inquietante: una visione del mondo in cui la vita umana è ridotta a dati, profitti e supremazia individuale.

Questi signori – spesso autoproclamatisi salvatori dell’umanità – sembrano accomunati da un’idea ben precisa: le leggi sono per gli altri. Musk si lancia in esperimenti sui social media (vedi Twitter/X) come se fosse un bambino che gioca con una pistola carica, mentre Thiel non ha mai nascosto il suo disprezzo per le democrazie, viste come un fastidioso ostacolo all’efficienza del mercato. Zuckerberg, dal canto suo, ha trasformato il concetto stesso di privacy in una reliquia del passato, con una nonchalance che farebbe arrossire persino un paparazzo degli anni ’80.

E non pensiate che questi “eroi” si fermino qui. Il loro sogno, non troppo celato, sembra quello di ripristinare condizioni di lavoro degne di un romanzo di Dickens: fabbriche dove i diritti sono optional e i profitti sono tutto. Musk ha descritto l’idea di cancellare le pause durante i turni di lavoro come una “necessità per raggiungere Marte”; Thiel, intanto, finanzia iniziative che promuovono la deregolamentazione estrema, da cui è facile immaginare scenari in cui i lavoratori finiscono per essere trattati poco meglio delle macchine che assemblano.

La cosa più sconcertante? Chi li idolatra non sono colleghi imprenditori – cosa che sarebbe almeno comprensibile – ma persone comuni, quelle stesse che nei piani dei techbro non sono altro che pedine da spremere e poi scartare. Gente che, sotto il loro controllo, rischierebbe di perdere ogni diritto conquistato con decenni di lotte sindacali e sociali. Il paradosso è clamoroso: l’idolatria verso chi farebbe di te un numero in un foglio Excel o una riga di codice da ottimizzare.

Ma cosa rende questi uomini così affascinanti? Forse è quel loro libertarismo oscuro, quella promessa di anarchia controllata in cui “chiunque può farcela” – a patto di distruggere gli altri lungo la strada. E così, in un ribaltamento grottesco, figure come Musk e Thiel diventano simboli per una generazione di maschi frustrati, attratti dalla prospettiva di rivalsa individuale. Non più Axl Rose, ma Lex Luthor. Non più il sogno di una vita libera e spericolata, ma l’ambizione di dominare a ogni costo.

E allora mi chiedo: è questo l’immaginario collettivo che vogliamo? È questa l’idea di riscatto che vogliamo tramandare? Forse è tempo di riscoprire l’imperfetta umanità delle vecchie star, quelle che vivevano in eccesso ma, almeno, non cercavano di distruggere il mondo per far quadrare i conti. Un po’ di edonismo, in fondo, è sempre meglio di un piano aziendale che trasforma la società in un deserto morale.

(Roberto De Santis)

Prompt:

Intro: i personaggi del mondo dello spettacolo, dagli attori ai musicisti agli scrittori ai designer a chi volete, hanno incarnato più di ogni altro il desiderio di riscatto e vita spericolata delle persone comuni. Diventati celebri grazie alla loro produzione artistica, queste figure si sono poi radicate nell'immaginario collettivo anche grazie alle loro vite spericolate, che la persona comune poteva vivere dai rotocalchi per interposta persona.

Vite spericolate: Si trattava di vite edonistiche, sregolate, egoistiche al massimo, il sogno proibito per la persona comune oppressa da obblighi e doveri nella vita normale. Degli eccessi di queste star ne facevano le spese mogli, mariti, compagni, manager, hotel, amici... il danno, quando c'era, era su scala limitata. Non che fosse una bella cosa, intendiamoci.

Ascesa dei techbro: fai una breve panoramica sui cosiddetti techbro (Musk, Zuckerberg, Thiele e altri) e come si sono presi posto nell'immaginario collettivo di oggi; elabora come sia un cambiamento preoccupante perché, al di là della brillantezza imprenditoriale, si tratta di pessimi esempi di essere umano, convinti che le leggi per loro non debbano valere e che il mondo debba piegarsi ai loro voleri. I techbro non esiterebbero a ripristinare la schiavitù o almeno gli sweatshop da romanzo di Dickens, avendo raramente celato il loro disprezzo per tutte le norme e i diritti che ancora frenano i loro profitti (fai esempi).

Paradosso: chi idolatra i techbro, solitamente, non è un loro collega, cosa che sarebbe comprensibile, ma una persona che in mano loro sarebbe solo una delle tante marionette usa e getta, da licenziare al primo mugugno, al primo infortunio o non appena smettesse di essere utile.

Immaginario: il libertarismo oscuro dei techbro li rende figure di riferimento per tutta una serie di maschi frustrati in cerca di rivalsa e affermazione sociale - Lex Luthor ha preso il posto di Axl Rose.

Articolo: intro, vite spericolate, ascesa dei techbro, paradosso, immaginario.

Assumendo personalità, background e stile di scrittura di Roberto De Santis, scrivi un articolo; usa un tono ironico ma esprimendo un certo fastidio.

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