
L’Heritage Foundation ha ottenuto una certa notorietà, in Italia, solo negli ultimi tempi. Fino a ieri era un nome da addetti ai lavori, da convegni con traduzione simultanea e badge al collo. Poi è arrivato il Project 2025 — il documento programmatico che, volente o nolente, casualmente o con certosina coerenza, fa da bussola al governo di Donald Trump — e improvvisamente anche nei nostri talk show si è cominciato a pronunciare “Heritage” con aria grave.
Ma cosa sono, davvero, i think tank? E perché dovremmo preoccuparcene?
Un think tank non è un partito. Non è un governo. Non è nemmeno un semplice centro studi. È, piuttosto, una fabbrica di idee. Produce analisi, proposte di legge, visioni del mondo confezionate in forma elegante, con grafici rassicuranti e un lessico che sa di competenza. Non governa direttamente, ma influenza chi governa. È l’architetto che disegna la casa, mentre altri mettono i mattoni.
E quando l’architetto è potente, organizzato e ben connesso, le sue idee attraversano oceani.
Il ponte Roma-Washington
Ora veniamo a noi.
Negli ultimi mesi, l’Heritage Foundation ha stretto legami sempre più solidi con l’Italia, diventando un punto di riferimento per la destra al governo. Non parliamo di valigette piene di dollari o bonifici sospetti. L’influenza non passa — almeno formalmente — attraverso finanziamenti diretti, ma attraverso una fitta rete di collaborazioni culturali.
I nomi? FareFuturo, Centro Studi Machiavelli, Nazione Futura. Centri studi e associazioni vicini a Fratelli d’Italia, che organizzano eventi, presentano libri, ospitano dirigenti americani e partecipano a conferenze comuni.
Non è un’invasione. È un dialogo. Ma un dialogo strutturato, continuo, ideologicamente coerente. Un ponte stabile tra Roma e Washington, fatto di parole, relazioni, panel tematici e fotografie ufficiali.
Chi sottovaluta questo processo commette un errore: le idee, quando trovano terreno fertile, attecchiscono più in fretta dei capitali.
La famiglia come campo di battaglia
Un esempio concreto?
La conferenza sulla crisi demografica tenutasi a Roma nell’ottobre 2025. In sala, la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella e la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli hanno dialogato fianco a fianco con i dirigenti del think tank americano.
Tema: famiglia, natalità, diritti civili.
Non era solo un convegno tecnico. Era un momento simbolico. Una narrazione condivisa: l’Occidente è in crisi demografica, i valori tradizionali vanno difesi, la famiglia “naturale” è il perno della società. Le parole cambiano leggermente tra inglese e italiano, ma il copione resta simile.
Mentre ascoltavo alcuni passaggi di quegli interventi — registrazioni, dichiarazioni, documenti preparatori — mi è tornata in mente una frase di Calvino: le città sono fatte di desideri e paure. Ecco, qui le paure diventano collante politico. La paura del declino, della sostituzione, della perdita di identità.
È una retorica potente. Perché tocca corde intime. E perché offre risposte semplici a problemi complessi.
La sintonia oltre l’Atlantico
Non c’è solo la famiglia.
Sul piano internazionale la sintonia è altrettanto evidente. La linea dura contro la Cina, l’uscita italiana dalla “Nuova via della seta”, lo stop a Huawei nelle reti 5G: scelte che incontrano il pieno favore dell’Heritage.
Per il think tank americano, il governo guidato da Giorgia Meloni rappresenta un modello di stabilità conservatrice in Europa. Un esecutivo atlantista, critico verso Pechino, diffidente verso le ambiguità europee. In altre parole: affidabile.
E qui il quadro si allarga. Per Washington, avere un alleato ideologicamente allineato nel cuore del Mediterraneo non è dettaglio secondario. Per Roma, poter contare su sponde influenti nella capitale americana rafforza il proprio posizionamento internazionale.
È un gioco di sponda. Legittimo, per carità. Ma non neutro.
Penetrazione culturale, non complotto
Chi cerca finanziamenti occulti rischia di guardare nella direzione sbagliata.
Qui non siamo davanti a un thriller politico. Siamo davanti a qualcosa di più sottile: una penetrazione culturale e ideologica. Un progetto che punta a costruire un’internazionale conservatrice capace di incidere sulle politiche pubbliche italiane ed europee.
L’obiettivo dichiarato? “Rendere l’Europa di nuovo grande”. Una formula che richiama slogan già sentiti, ma adattata al contesto continentale.
La forza di questa strategia non sta nel segreto. Sta nella trasparenza rivendicata. Conferenze pubbliche, libri, partnership accademiche. Tutto alla luce del sole. È così che si costruisce egemonia culturale: occupando spazi, formando classi dirigenti, influenzando il linguaggio.
E quando cambi il linguaggio, cambi il modo in cui le persone percepiscono la realtà.
Perché tutto questo?
Perché investire tempo e capitale politico sull’Italia?
I motivi sono molti. L’Italia è la terza economia dell’Eurozona, membro fondatore dell’Unione Europea, ponte naturale nel Mediterraneo. È anche un laboratorio politico: qui le destre hanno trovato una formula di governo che combina identità, pragmatismo e fedeltà atlantica.
Ma c’è di più. C’è la consapevolezza che l’Europa sia un campo decisivo nella battaglia culturale globale. Se cambi l’Europa, cambi l’equilibrio dell’Occidente.
I perché, insomma, sono intrecciati. Alcuni li abbiamo già sfiorati. Altri meritano un’analisi più approfondita: le dinamiche interne alla destra americana, le tensioni dentro l’Unione Europea, le fragilità sociali italiane che rendono certe narrazioni così efficaci.
Ne scriverò in maniera più dettagliata nel prossimo articolo.
Perché le idee non sono mai innocue.
E capire chi le produce è il primo passo per decidere, consapevolmente, se farle nostre o meno.
(Giancarlo Salvetti)
Prompt:
Intro: l'Heritage Foundation ha ottenuto una certa notorietà, in Italia, solo negli ultimi tempi, e questo perché è la firma dietro al Project 2025 a cui volente, nolente, casualmente o altri avverbi il governo Trump si attiene. Ma cosa sono i think tank e perché sono importanti? Intanto vi spiego questo.
parte 1: ora veniamo a noi. Negli ultimi mesi, Heritage Foundation ha stretto legami sempre più solidi con l’Italia, diventando un punto di riferimento per la destra al governo. L’influenza non passa attraverso finanziamenti diretti, ma attraverso una fitta rete di collaborazioni con centri studi italiani come FareFuturo, il Centro Studi Machiavelli e Nazione Futura. Questi enti, vicini a Fratelli d’Italia, organizzano eventi e pubblicano libri insieme ai vertici dell’Heritage, creando un ponte stabile tra Roma e Washington.
parte 2: Un esempio concreto è stata la conferenza sulla crisi demografica tenutasi a Roma nell’ottobre 2025, dove la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella e la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli hanno dialogato fianco a fianco con i dirigenti del think tank americano. Un appuntamento che ha messo in luce la comune battaglia su famiglia, natalità e diritti civili, temi centrali per entrambi.
parte 3: Oltre ai valori, c’è anche una forte sintonia sulla politica estera: la linea dura contro la Cina, l’uscita dalla Nuova via della seta e lo stop a Huawei nelle reti 5G sono mosse che incontrano pienamente il favore dell’Heritage. Per il think tank americano, il governo Meloni rappresenta un modello di stabilità conservatrice in Europa, più affine agli Stati Uniti di qualsiasi altro paese del continente.
parte 4: Insomma, più che di finanziamenti occulti, si tratta di una penetrazione culturale e ideologica ben precisa. Un progetto che mira a costruire un’internazionale conservatrice capace di influenzare le politiche pubbliche italiane ed europee, con l’obiettivo dichiarato di “rendere l’Europa di nuovo grande”.
parte 5: perché? I perché sono molti, in parte ne abbiamo già parlato, ma ne scriverò in maniera più approfondita in un prossimo articolo.
Articolo: intro, parte 1 , parte 2 , parte 3, parte 4, parte 5; approfondisci dove ritieni necessario.
Assumendo la personalità di Giancarlo Salvetti, scrivi un approfondito articolo dal tono tagliente, ironico e brillante. Rendilo immersivo.
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