
Chuck Norris è morto e anch’io non sto molto bene, per parafrasare Woody Allen. Già questo basterebbe a creare un cortocircuito nell’immaginario collettivo, perché Chuck Norris non è mai stato soltanto un attore, né soltanto un lottatore. È stato una specie di monumento vivente alla semplificazione eroica americana: l’uomo che non recita un personaggio, ma incarna un’idea. Quella dell’eroe essenziale, duro, asciutto, quasi primitivo nella sua efficacia. Prima ancora di diventare un meme globale, Norris era già una leggenda costruita sul tatami, dove si impose come uno dei grandi nomi del karate professionistico. Sei titoli mondiali, il 10° dan, l’ingresso nella Hall of Fame di Black Belt: non esattamente il curriculum di uno che passa di lì per caso. E poi, a 75 anni, perfino il Brazilian Jiu-Jitsu. Perché certi uomini, semplicemente, non accettano il concetto di pensione.
Il salto al cinema arriva nel 1972 con I tre dell’Operazione Drago, e lì il meccanismo si mette in moto. Lo scontro con Bruce Lee al Colosseo di Roma non è solo una scena famosa: è una specie di atto fondativo della mitologia da action movie. Da quel momento Norris entra nel territorio dei duri puri, degli eroi che parlano poco e risolvono molto. Negli anni Ottanta diventa un volto riconoscibile dell’action muscolare, quella stagione selvaggia e gloriosa del cinema “made in Cannon”: film rapidi, grezzi, pieni di pugni, esplosioni e dialoghi che non dovevano vincere premi letterari. Missing in Action, Delta Force: non capolavori nel senso accademico del termine, ma perfetti nel senso più onesto possibile. Erano film che sapevano esattamente cosa volevano essere. E non avevano alcuna intenzione di fingere il contrario.
Poi arriva Walker, Texas Ranger, e lì Chuck Norris smette di essere soltanto una star dell’action: diventa un simbolo. Cordell Walker è il tipico eroe americano ridotto all’osso, un uomo semplice, morale granitica, giustizia lineare, niente psicodrammi inutili. Una figura quasi astratta, e proprio per questo popolarissima. In un’epoca in cui tutto tendeva a complicarsi, Norris offriva l’opposto: ordine, disciplina, punizione del male, fine della discussione. E il pubblico, prevedibilmente, ha adorato. Poi sono arrivati altri film, produzioni TV, direct-to-video, il cameo quasi mitologico in The Expendables 2 e persino un nuovo titolo nel 2024, Agent Recon. Che uno a quest’età continui ancora a comparire in un film d’azione dice parecchio: o ha un’energia non umana, o il concetto stesso di “età” con lui ha sempre funzionato male.

La parte interessante, però, è che Chuck Norris non era solo il tipo tosto che menava forte sullo schermo. Nel giro del cinema, e più in generale nell’ambiente professionale, era considerato una persona generosa, educata, rispettosa. Niente divismo tossico, niente teatro dell’ego. Chi lo ha incontrato lo racconta come un uomo semplice, disponibile, capace di trattare tutti con la stessa misura: la star e il fan, il collega e il tecnico. Che poi è una qualità rarissima, soprattutto in un mondo che produce continuamente personaggi costruiti per vendere superiorità ma incapaci di praticarla nella vita reale. Norris, invece, sembrava avere la solidità di chi non ha bisogno di dimostrare nulla a nessuno.
Naturalmente, come spesso accade per le figure molto riconoscibili, Chuck Norris non è mai stato politicamente neutro. Anzi, ha sempre parlato con la stessa chiarezza con cui i suoi personaggi prendevano a cazzotti i cattivi. Conservatore, cristiano evangelico, favorevole al porto d’armi, lontano nel tempo e nello spirito dal Partito Democratico: Norris ha scelto da che parte stare senza vergognarsene e senza travestirsi da centrista di comodo. Ha sostenuto candidati come Mike Huckabee, Newt Gingrich e persino Donald Trump. Insomma, non un testimonial per anime delicate. Ma almeno, va detto, uno che non ha mai venduto il proprio orientamento politico come se fosse un accessorio stagionale.
Ed è qui che il suo profilo diventa davvero interessante: perché la sua morte, o la sua uscita dalla scena pubblica che dir si voglia, ha suscitato un cordoglio trasversale. Molti hanno salutato l’uomo prima ancora del personaggio. E questo, in fondo, è il punto. Nel mondo contemporaneo si tende a ridurre tutto a tifoseria, a bandiere, a appartenenze tribali. Norris invece apparteneva a una categoria più solida e più antica: quella dei personaggi che superano le divisioni perché hanno costruito un rapporto diretto con il pubblico. Anche chi non condivideva le sue idee riconosceva la statura dell’icona. Poi, certo, sui social non sono mancate le immancabili scomuniche, perché oggi ogni figura pubblica deve essere processata da una folla che confonde il dissenso con la demolizione morale. Ma il rumore dei social, si sa, è spesso inversamente proporzionale al peso reale delle cose.
E poi c’è la parte più divertente. O forse la più geniale. Negli anni Duemila Chuck Norris diventa il primo grande fenomeno virale della rete. I Chuck Norris Facts sono una delle invenzioni più riuscite dell’umorismo internet: frasi assurde, iperboliche, volutamente insensate, in cui Norris viene trasformato in una creatura sovrumana che vince contro tutto, perfino contro le leggi della fisica e del buon senso. È lì che Chuck Norris compie il salto definitivo: da eroe dell’action a divinità comica del web. E il bello è che non reagisce da narciso offeso. Ride, si diverte, abbraccia il fenomeno, arriva persino a scrivere The Official Chuck Norris Fact Book. Tradotto: mentre molti personaggi si prendono maledettamente sul serio e finiscono triturati dalla rete, lui capisce il gioco e lo fa suo. Una lezione di autoironia che vale più di mille interviste costruite.
Alla fine, Chuck Norris è stato tutto questo insieme: campione, attore, simbolo, conservatore senza maschera, uomo gentile, meme planetario. Una figura che ha attraversato mezzo secolo restando incredibilmente coerente con la propria immagine pubblica, ma senza rimanerne prigioniero. E questa, nel mondo dello spettacolo, è quasi una rarità zoologica. Perché tanti diventano famosi. Pochi diventano mitologie. E ancora meno riescono a diventare una barzelletta globale senza perdere autorevolezza. Chuck Norris ci è riuscito. Questo, più di ogni cintura nera, più di ogni film, più di ogni pugno volante, è il suo vero colpo da maestro.
(Giovanni Sarpi)
Prompt:
intro: Chuck Norris è morto e anch'io non sto molto bene, per parafrasare Woody Allen. Quasi non ci si crede, vero? Chuck Norris non è stato semplicemente un attore o un lottatore: è stato un fenomeno culturale capace di attraversare generazioni e media, lasciando un'impronta indelebile in ogni ambito che ha toccato. La sua carriera iniziò sul tatami, dove si affermò come uno dei più grandi artisti marziali della storia. Campione imbattuto per sei volte nel karate professionistico, venne insignito del 10° degree black belt e inserito nella Hall of Fame della rivista Black Belt. La sua dedizione alle arti marziali non si è mai fermata, tant'è che nel 2015, all'età di 75 anni, ottenne la cintura nera 3° dan di Brazilian Jiu-Jitsu, dimostrando una disciplina e una passione senza tempo.
parte 1: Il salto al cinema arrivò nel 1972 con I tre dell'Operazione Drago, dove il suo memorabile scontro con Bruce Lee al Colosseo di Roma lo consegnò alla leggenda. Negli anni Ottanta divenne una star dell'action con film come Missing in Action e Delta Force, ma fu tra il 1993 e il 2001 che conquistò il pubblico mondiale interpretando il Ranger Cordell Walker in Walker, Texas Ranger. Quel ruolo lo rese un simbolo di rettitudine e coraggio, un eroe semplice ma incrollabile che milioni di telespettatori impararono ad amare. Dopo la fine della serie, lontano dal ritirarsi, continuò a lavorare tra film TV e produzioni direct-to-video, per poi tornare al cinema con un cameo mitologico in The Expendables 2 nel 2012 e persino con un film d'azione nel 2024, Agent Recon, a riprova di una longevità professionale pressoché unica. Personalmente, il mio Chuck preferito è proprio quelli degli action anni '80 rigorosamente "made in Cannon": violenti, tagliati con l'accetta, divertentissimi e senza mezze misure. Niente che Orson Wells avrebbe mai girato. Ma niente che ne avesse la pretesa.
parte 2: Nel giro del cinema, Norris era universalmente considerato una persona generosa e umile. Anche chi lavorava con lui ha sempre raccontato di un uomo educato, rispettoso e lontano dai divismi, capace di ascoltare con pazienza chiunque incontrasse, fosse una star o un semplice appassionato.
parte 3: Parallelamente, Norris non ha mai nascosto le sue convinzioni politiche, anzi le ha sempre dichiarate con la stessa schiettezza dei suoi personaggi. Conservatore convinto, cristiano evangelico e sostenitore del diritto al porto d'armi, si è progressivamente allontanato dal Partito Democratico per abbracciare posizioni repubblicane, sostenendo apertamente candidati come Mike Huckabee, Newt Gingrich e persino Donald Trump.
parte 4: E proprio questo aspetto della sua vita ha spesso diviso le reazioni del pubblico. Da un lato, la sua scomparsa ha suscitato un cordoglio trasversale e sincero da parte del mondo dello spettacolo, dove l'affetto per l'uomo ha sempre prevalso su qualsiasi divergenza politica. Dall'altro lato, sui social network non sono mancate critiche feroci da parte di chi vedeva in lui un simbolo di un'America troppo conservatrice.
parte 5: lascio per ultima, però , la parte più sorprendente. Negli anni Duemila, però, avvenne qualcosa di inaspettato: Chuck Norris divenne il primo grande fenomeno virale di internet. I "Chuck Norris Facts" — frasi assurde e iperboliche sulla sua forza sovrumana — invasero il web trasformandolo in un'icona della cultura meme. A differenza di molti altri, Norris abbracciò il fenomeno con ironia e divertimento, arrivando persino a scrivere The Official Chuck Norris Fact Book, dimostrando una capacità di autoironia che lo rese ancora più amato dal pubblico più giovane. Quanti possono dire di aver "spaccato l'internet" senza nemmeno volerlo?
articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Assumendo personalità, background e stile di scrittura di Giovanni Sarpi, scrivi un Articolo; usa un tono brillante
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