La Mascolinità Non Aiuta il Metaverso

Dopo aver bruciato una montagna di denaro nel metaverso, Mark Zuckerberg ha capito una cosa fondamentale: non basta promettere il futuro per farlo funzionare. Serve anche che il futuro, ogni tanto, si presenti all’appello. E invece il suo grande sogno digitale ha finito per somigliare a una fiera deserta: molta propaganda, pochi visitatori, avatar goffi e una sensazione generale di spaesamento, come se qualcuno avesse scambiato l’innovazione per un casting malriuscito di una fantascienza di seconda mano.

Da lì in poi, il fondatore di Meta ha imboccato una strada curiosa. Non ha provato a ricostruire con umiltà il rapporto tra prodotto e realtà, tra visione e uso concreto, tra investimenti e risultati. Ha preferito raccontarsi un’altra favola: quella della trasformazione virile, dell’allenamento, del corpo che si tempra, del linguaggio che si indurisce, della postura che si fa più aggressiva. Il jiu-jitsu, il podcast di Joe Rogan, le dichiarazioni sulla cultura aziendale diventata troppo “castrata”, la richiesta di più “energia maschile”, la rimozione dei programmi DEI, la nomina di Dana White nel consiglio, la donazione al fondo di Trump, la chiusura del fact-checking bollato come “censura”. Tutto, improvvisamente, ha cominciato a parlare la lingua della conversione. O, più precisamente, del riposizionamento.

E qui sta il punto. Non era una filosofia. Era una manovra. Un uomo che era stato minacciato pubblicamente da un presidente ha scelto, con disciplina quasi religiosa, di avvicinarsi a quel presidente. Non per amore improvviso, non per folgorazione ideologica, ma per convenienza strategica. Zuckerberg ha chiamato questa operazione strategia perché, in fondo, è molto più elegante dire “ho cambiato idea” che ammettere “sto cercando di sopravvivere”. Ma l’energia maschile, a ben vedere, non è una risposta ai fallimenti del metaverso. Il problema non era l’assenza di muscoli nella narrativa aziendale. Il problema era che i prodotti non bastavano, la visione era debole, l’esecuzione era confusa. L’aggressività non sistema un’idea sbagliata. Al massimo la rende più rumorosa.

Ed è proprio qui che il racconto diventa quasi comico, se non fosse così istruttivo. L’uomo che per anni ha venduto al mondo l’utopia della connessione totale ha scoperto che, quando il sogno non regge, basta cambiare costume. Prima il hoodie da ragazzo della Silicon Valley, poi l’armatura del combattente. Prima il lessico della costruzione collettiva, poi quello della forza, della durezza, del conflitto. È una metamorfosi che non nasce da una convinzione profonda, ma da un bisogno estetico: apparire meno fragile proprio mentre si sta cercando di coprire una fragilità molto concreta. Come certi palazzi restaurati male, che da fuori sembrano solidi ma dentro hanno crepe che farebbero tremare anche un monolocale in affitto.

C’è però un contrasto che rende tutto ancora più interessante, e molto più amaro. Da una parte c’è il nuovo Zuckerberg che si veste da combattente, parla il linguaggio della virilità e si muove tra UFC, podcast muscolari e retoriche da barricata. Dall’altra c’è la Chan Zuckerberg Initiative, fondata con sua moglie Priscilla Chan, pediatra, figlia di rifugiati, costruita almeno in origine attorno a parole che suonavano decisamente diverse: equità, istruzione, sostegno alle comunità più vulnerabili. Non la potenza come spettacolo, ma la responsabilità come impegno. Non il gesto da palco, ma il lavoro paziente. Non la posa, ma la costruzione.

Eppure proprio lì, dentro quella cornice teoricamente dedicata all’impatto sociale, le contraddizioni si fanno più evidenti. La scuola gratuita di East Palo Alto, nata per famiglie che non potevano permettersi il costo della vita nella Silicon Valley, sta chiudendo per “mancanza di fondi”, nonostante l’iniziativa disponga di un budget annuale nell’ordine del miliardo di dollari. È un dettaglio che pesa più di tante dichiarazioni. Perché a volte le cifre raccontano meno della priorità. E la priorità, in questo caso, è fin troppo chiara: il metaverso ha avuto tempo, soldi e pazienza; le famiglie no. Il grande esperimento digitale ha ricevuto una lunga indulgenza. Le persone reali, quelle con i figli in classe e gli affitti da pagare, molto meno.

Anche qui la retorica aiuta a nascondere la sostanza. Le eliminazioni dei programmi DEI vengono presentate come adeguamenti, “cambiamenti normativi”, formule da ufficio legale che servono a sterilizzare il linguaggio prima che qualcuno possa notare il contenuto politico della scelta. È una vecchia arte del potere: cambiare il nome alle cose per renderle meno visibili. Ma le famiglie che avevano costruito la propria quotidianità attorno a quella scuola non hanno avuto la stessa dose di prudenza, di tatto e di tempo che è stata concessa al metaverso. Lì nessuno ha parlato di transizione graduale, di fase complessa, di contesto mutato. Il taglio è arrivato. Secco. Silenzioso. E, a suo modo, eloquente.

La domanda allora non è soltanto che cosa stia facendo Zuckerberg. La domanda vera è quali impegni vengono difesi quando arriva la pressione e quali, invece, vengono sacrificati senza troppi rimorsi. Priscilla Chan non ha cambiato idea, o almeno non risulta che abbia abbracciato il nuovo teatro della forza come nuovo orizzonte morale. È l’istituzione che porta il suo nome ad averlo fatto, impiegando il lessico della prudenza per coprire una scelta che ha tutto il sapore della politica, nel senso più nudo del termine: decidere chi merita continuità e chi può essere lasciato indietro.

Il rebranding dell’energia maschile, in fondo, non parla davvero di mascolinità. Parla della sua imitazione come prodotto di consumo. Parla dell’estetica della forza usata come sostituto della forza reale. Parla del costume da combattente, delle arti marziali, del dirigente della UFC in consiglio, di quel carosello di segni che serve a costruire una narrazione quando i risultati non bastano. È una scenografia perfetta per chi ha bisogno di una storia più che di una correzione. Più che migliorare le cose, bisogna raccontarle come inevitabili. Più che riconoscere l’errore, bisogna cambiare l’inquadratura.

E così la storia che Zuckerberg ha scelto è antica, quasi archetipica: la gentilezza come debolezza, l’aggressività come soluzione, il fallimento come colpa della cultura, mai della strategia. Un classico. Quando un progetto implode, si cerca un nemico meno imbarazzante del bilancio. Quando la visione non convince, si parla di clima interno. Quando il prodotto non entusiasma, si invoca il ritorno alla durezza. È una sceneggiatura che funziona bene nei talk, nei podcast, negli ambienti che amano confondere il carattere con la capacità e l’ego con la competenza.

Ma il prezzo, come sempre, non lo paga chi recita meglio. Lo pagano altri. Lo pagano le famiglie di East Palo Alto, lo pagano i dipendenti a cui viene chiesto di adattarsi all’ultima conversione simbolica del capo, lo pagano tutti quelli che avevano preso sul serio le parole sull’equità e sull’impatto sociale. Non c’è niente di particolarmente eroico nel raccontarsi più duri quando i numeri si fanno scomodi. C’è, semmai, qualcosa di molto antico e molto umano: la tendenza a trasformare il fallimento in posa, e la responsabilità in linguaggio.

Alla fine, non è mai l’uomo sul podcast a pagare il prezzo. A pagarlo sono sempre quelli che avevano creduto che dietro le parole ci fosse un impegno. E invece no: c’era soltanto un cambio di costume, con la stessa vecchia ossessione di sempre. Non costruire meglio. Apparire più forte.

(Giancarlo Salvetti)

Prompt:

Intro: Dopo aver bruciato quaranta miliardi di dollari nel metaverso, un fallimento che ha visto utenti restare lontani e dipendenti vagare come avatar senza gambe, Mark Zuckerberg ha deciso di ricostruire non la sua azienda, ma se stesso. È iniziato con il jiu-jitsu ed è arrivato, nel gennaio 2025, al podcast di Joe Rogan, dove ha dichiarato che la cultura aziendale era diventata troppo "castrata" e che c'era bisogno di più "energia maschile". Nelle stesse settimane, Meta ha eliminato tutti i programmi DEI, nominato Dana White (UFC, alleato di Trump) nel consiglio di amministrazione, donato un milione di dollari al fondo di Trump e chiuso il fact-checking definendolo "censura". Trump ha commentato: "Hanno fatto molta strada".

parte 1: Non era una filosofia, era un riposizionamento. Un uomo che era stato minacciato pubblicamente da un presidente acquistava metodicamente vicinanza a quel presidente. Il problema è che Zuckerberg ha poi chiamato tutto questo una strategia. Ma l'energia maschile non è una risposta ai fallimenti del metaverso: i prodotti non erano abbastanza buoni, la visione era sbagliata, l'esecuzione scarsa. L'aggressività non avrebbe risolto nulla. L'energia maschile è ciò di cui parli quando non vuoi ammettere cosa sia andato realmente storto.

parte 2: C'è però un contrasto che rende tutto più chiaro. La Chan Zuckerberg Initiative, fondata con sua moglie Priscilla Chan, pediatra figlia di rifugiati, era nata con una missione precisa: equità, istruzione, sostegno alle comunità più vulnerabili. Aveva aperto una scuola gratuita a East Palo Alto per famiglie che non potevano permettersi il costo della vita nella Silicon Valley. Quella scuola sta chiudendo quest'anno per "mancanza di fondi", nonostante l'iniziativa abbia un budget annuale di circa un miliardo di dollari. Anche i programmi DEI sono stati eliminati, citando "cambiamenti normativi". Le famiglie che avevano costruito la propria vita attorno a quella scuola non hanno ricevuto lo stesso tempo che è stato concesso al metaverso.

parte 3: È una storia su quali impegni vengono onorati quando arrivano le pressioni e quali vengono abbandonati. Priscilla Chan non ha cambiato idea: l'istituzione che porta il suo nome lo ha fatto, usando il linguaggio della prudenza per spiegare una scelta politica. Il rebranding dell'energia maschile non riguarda la mascolinità, ma l'estetica della forza come sostituto dell'evidenza di essa. I costumi, le arti marziali, il CEO della UFC nel consiglio: sono ciò a cui ricorri quando i prodotti non vincono e hai bisogno di una storia.

parte 4: La storia che ha scelto è antica: colpisci la gentilezza, celebra l'aggressività e presenta il fallimento come un problema culturale. Così non devi assumerti la responsabilità di ciò che hai speso, né riconoscere che le famiglie di East Palo Alto non sono state tradite da troppa energia femminile. Sono state tradite da qualcuno che ha deciso che la scuola dei loro figli era meno interessante di qualunque altra cosa sarebbe venuta dopo. Non è mai, alla fine, l'uomo sul podcast a pagare il prezzo.

Articolo: intro, parte 1 , parte 2 , parte 3, parte 4; approfondisci dove ritieni necessario.

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