
L’episodio più divertente degli ultimi giorni è, senza concorrenza, questo: Donald Trump che se la prende con il Papa su Truth Social, come se il pontefice fosse un editor da redarguire sotto un post sgrammaticato. E non contento, qualche giorno dopo arriva pure JD Vance, con il suo tono da professore supplente che ha appena scoperto Wikipedia, a spiegare la teologia al Papa con la tranquillità di chi ritiene di avere un titolo accademico in qualunque materia gli passi per la testa. Poi sono anche trapelati dettagli ulteriori, secondo cui il Papa sarebbe stato, non molto tempo fa, minacciato di una nuova cattività avignonese se non si fosse allineato ai desiderata trumpiani. Che è una frase già di suo abbastanza delirante da meritarsi una statua, anche se purtroppo sulla storia sappiamo poco. Ma il solo fatto che possa essere pronunciata senza che il mondo collassi nel ridere dice già molto della nostra epoca.
Quello che poteva sembrare un semplice episodio di cronaca vaticana e politica si è rivelato invece un perfetto esemplare della nuova dinamica comunicativa: un presidente attacca il Pontefice con un meme generato dall’intelligenza artificiale, il suo vice spiega al Papa la teoria della guerra giusta come fosse un utente qualunque su Reddit, e il capo della Chiesa risponde con la calma di chi ha studiato per decenni e, possibilmente, ha già visto cose peggiori. In pratica la pagina Facebook dell’Avvenire, ma con più testosterone, più plastica digitale e meno pudore. Il punto non è soltanto l’assurdità del contenuto. È la forma. È il fatto che il linguaggio della politica abbia definitivamente smesso di fingere dignità, e si sia messo a fare il cosplay del litigio da commenti sotto i reel. Una volta i conflitti tra poteri avevano almeno il decoro di una scenografia istituzionale. Oggi sembrano una disputa tra admin che si contendono la stessa nicchia di indignazione.
Osservando la scena, viene naturale una periodizzazione della storia recente della conversazione umana. Nell’era pre social, l’esperto veniva ascoltato perché la sua autorità era verticale e indiscussa. Non era necessariamente giusto, ma almeno era ordinato. Con l’avvento dei social network classici, tutti hanno iniziato a credere di sapere tutto: il parere del primo che passava di lì ha cominciato a valere quanto quello dello specialista, perché l’algoritmo premia l’emotività e la sicurezza, non il fondamento delle conoscenze. Poi però siamo entrati in una terza fase, più inquietante e anche più comica, in cui i social non sono più uno schermo separato dalla realtà, ma il manuale operativo della realtà stessa. Un presidente usa contro un Papa la stessa logica del troll anonimo. Un vicepresidente corregge il teologo più autorevole del mondo con l’aria di chi sta sistemando un refuso. Non c’è più deferenza epistemica, che è una formula elegante per dire che nessuno sente più il peso del proprio ridicolo. E allora sì, oggi in pubblico si insegna teologia al Papa. È una frase che fino a ieri avremmo usato come iperbole, magari con un po’ di snobismo, e invece no: è diventata cronaca, e pure cronaca di prima pagina.
In tutto ciò, devo riconoscere a Trump e Vance di essere degli heel perfetti. Nel wrestling l’heel è quello che deve farsi odiare, quello che alza la temperatura del pubblico e rende necessario il face, cioè il buono, quello per cui tifare con gioia quasi infantile. Ecco, io non ho mai avuto una gran simpatia per papi e chiese, diciamolo, però c’è qualcosa di irresistibile nel vedere certi personaggi lavorare con tanta dedizione alla propria funzione narrativa. È tutto troppo ridicolo per non essere amato come farsa. E forse il punto è proprio questo: non stiamo assistendo a una grande battaglia di idee, ma a una sceneggiatura in cui i personaggi si sono dimenticati di avere un limite e hanno deciso di spingersi fino al grottesco più puro. Speriamo che continui. Perché, almeno per una volta, il mondo sembra scritto da qualcuno con un discreto senso del teatro.
(Margherita Nanni)
Prompt:
Intro: l'episodio più divertente degli ultimi giorni è presto detto. Donald Trump che attacca il Papa su Truth Social. Come se non bastasse, qualche giorno dopo pure JD Vance, con tono paternalista, spiega la teologia al Papa. Sono pure trapelati ulteriori dettagli secondo cui il Papa, non molto tempo fa, fosse sato minacciato di una nuova cattività avignonese se non si allineava ai desiderata trumpiani, ma questa purtroppo è una storia di cui sappiamo poco.
parte 1: Quello che poteva sembrare un semplice episodio di cronaca vaticana e politica si è rivelato un perfetto esemplare della nuova dinamica comunicativa: un presidente attacca il Pontefice con un meme generato dall’intelligenza artificiale, il suo vice spiega al Papa la teoria della guerra giusta come fosse un utente qualunque su Reddit, e il capo della Chiesa risponde con la calma di chi ha studiato per decenni. In pratica la pagina Facebook dell'Avvenire.
parte 2: Osservando la scena, viene naturale una periodizzazione della storia recente della conversazione umana. Nell’era pre-social, l’esperto veniva ascoltato perché la sua autorità era verticale e indiscussa. Con l’avvento dei social network classici, tutti hanno iniziato a credere di sapere tutto: il parere del primo che passava di lì ha cominciato a valere quanto quello dello specialista, perché l’algoritmo premia l’emotività e la sicurezza, non il fondamento delle conoscenze.
parte 3: Oggi si è entrati in una terza fase, la più inquietante. Ma anche la più ridicola. I social non sono più uno schermo separato dalla realtà: i loro codici si sono trasferiti nella vita pubblica. Un presidente usa contro un papa la stessa logica del troll anonimo. Un vicepresidente corregge il teologo più autorevole del mondo senza alcuna esitazione. Non c’è più deferenza epistemica. E il risultato è semplice da enunciare: oggi, in pubblico, si insegna teologia al Papa. Sembra una frase che fino all'altro ieri avremmo usato come iperbole, eppure...
parte 4: in tutto ciò, devo riconoscere a Trump e Vance di essere degli heel perfetti. Compito degli heel, nel wrestling, è rendersi odiosi e far sì che il pubblico tifi per il face, cioè il buono. Ecco, io non ho mai avuto gran simpatia per papi e chiese, eppure... No via, è tutto troppo ridicolo. Speriamo che continui.
Articolo: Intro, Parte 1, Parte 2, Parte 3, Parte 4.
assumendo la personalità di Margherita Nanni, scrivi un articolo brillante, divertente, colorito, senza moralismo, ma cogliendo il fascino dell'inverosimiglianza della vicenda.
Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.