
Complice un’offerta a prezzi stracciati – di quelle che ti fanno dubitare se sia un viaggio o un esperimento sociologico – quest’anno ho deciso di trascorrere il Capodanno a Tirana. Sì, proprio lì, nell’Albania che, ormai, è diventata il rifugio low-cost di noi italiani, sia per le vacanze economiche sia come hub designato per smaltire i nostri immigrati irregolari. Insomma, un posto che incarna, in qualche modo, il concetto di cinepanettone post-moderno: tra sventurate avventure e grotteschi scambi culturali.
L’Albania, oggi
Che dire dell’Albania, quasi sei anni dopo la mia ultima visita? Un paese che resta indietro rispetto al nostro, certo, ma con un passo decisamente più svelto. La distanza si sta colmando a vista d’occhio, tanto che ci si chiede se siano loro a correre o noi a sederci.
Alcune cose sono ancora di una arretratezza disarmante: il sistema dei trasporti è di livello africano, una ragnatela di strade sgangherate e bus improvvisati che sembra uscita da un documentario anni ’90. Altre, invece, sono sorprendentemente moderne, come il fatto che a Tirana puoi tranquillamente fare a meno del contante. Il POS è ovunque, perfino nelle bancarelle di souvenir improbabili. Dubito che questa rivoluzione digitale abbia ancora attecchito nei villaggi sperduti tra le montagne, ma per una capitale è un bel segno di progresso.
In compenso, Tirana è notevolmente più sicura, pulita e verde di Roma. Per non parlare del senso albanese di “ricostruzione allegra”, che si nota ovunque: è un cantiere a cielo aperto, dove perfino i luoghi storici sembrano sospesi tra un restauro e un condominio di lusso.
E ora, la nota dolente: l’Albania è economica, sì, ma non come si spererebbe. Se pensate di svernare qui con lo stipendio da precari, fate due conti. I prezzi sono dal 50% all’80% rispetto ai nostri, anche per beni di prima necessità che, ingenuamente, mi aspettavo quasi gratis. E sulla costa, d’estate, il salasso è ancora più marcato.
Ma se volete un viaggio che vi apra gli occhi – in tutti i sensi – l’Albania è il posto giusto. È l’unico paese straniero dove potrete comunicare in italiano più che in inglese, un melting pot di contraddizioni che oscillano tra il folklore e l’occidentalizzazione sfrenata.
Episodi grotteschi: benvenuti in Albania
Il mio soggiorno non poteva mancare di episodi surreali. Uno su tutti? Cercando un ristorante “tipico” consigliato da un passante – un posto con la “vera tradizione” albanese – mi sono ritrovato in un locale decorato con bandiere italiane, dove il menu proponeva un misto tra carbonara con panna e un’interpretazione assai libera della parmigiana di melanzane. Il cameriere, che parlava un italiano migliore del mio, ha avuto il coraggio di concludere la cena con un sonoro “Buon appetito!”, lasciandomi senza parole.
Ma il meglio doveva ancora venire.
L’avventura rocambolesca al forte
Deciso a visitare Kalaja e Mugës, un tetro forte fuori città che prometteva panorami mozzafiato e misteri medievali, ho preso la deviazione sbagliata. La strada si è fatta sempre più impervia, e presto mi sono trovato in mezzo a una scena che sembrava uscita da un film di Guy Ritchie girato nei Balcani.
Da una parte, una gang di motociclisti serbi che discutono animatamente con un gruppo rivale di albanesi. Dall’altra, un circo itinerante bloccato al centro della strada con elefanti nervosi e clown che tentano di calmare la situazione. Come se non bastasse, appare dal nulla un medico macedone, evidentemente ubriaco, che tenta di vendermi un kit di pronto soccorso “per ogni evenienza”.
E poi, l’elemento che rende il tutto ancora più surreale: un arcivescovo italiano, che ho riconosciuto ma che, supplicandomi, mi ha chiesto di non fare il suo nome. Mi ha confessato di essere lì per una “missione spirituale” (leggasi: negoziare il rilascio di una reliquia trafugata). Dopo una mezz’ora di caos e trattative incomprensibili, il tutto si è risolto grazie a un’inaspettata offerta di rakija da parte del capo della gang serba. Mi sono ritrovato a brindare con loro, promettendo di scrivere un articolo su quanto sia “accogliente” l’Albania.
Una domanda aperta
Alla fine, l’esperienza è stata un viaggio tra contrasti: passato e futuro, arretratezza e progresso, povertà e modernità. Ma il pensiero che mi è rimasto addosso, tornando in Italia, è uno solo:
È l’Albania ad andare avanti o siamo noi ad essere rimasti indietro?
(Giancarlo Salvetti)
Prompt:
Intro: complice un'offerta a prezzi stracciati, quest'anno hai fatto capodanno a Tirana, cosa che fa molto cinepanettone. Cosa posso dire dell'Albania quasi 6 anni dopo l'ultima volta che ci sono stato ? Visto anche che l'Albania è diventata, negli ultimi anni, un rifugio per gli italiani che vogliono fare vacanze economiche nonché l'HUB designato per lo smaltimento dei nostri immigrati irregolari.
Albania: Che è, certamente, un paese decisamente più arretrato del nostro, ma che la distanza si sta colmando molto rapidamente. Insomma, alcune cose sono ancora ESTREMAMENTE arretrate, come il sistema dei trasporti a livello africano, altre sono completamente occidentalizzate, come il fatto che puoi tranquillamente girare Tirana senza contanti, visto che il pos è praticamente ovunque (dubito che la stessa cosa si possa applicare alle città più piccole e soprattutto alla campagna). La capitale è notevolmente più sicura, pulita e verde di Roma, e il concetto 'allegro' degli albanesi rispetto alle ricostruzioni si nota. E' un enorme cantiere, luoghi storici compresi.Ed ora la nota dolente che tutti coloro che vogliono visitare aspettavano di sapere. E' un paese sicuramente economico anche per i miserabili stipendi italiani, ma non vi aspettate prezzi da sud-est asiatico. Tralasciando le cose più palesemente turistiche, i prezzi sono circa fra il 50 e l'80% che da noi, anche su beni di prima necessità, che mi aspettavo molto più economici, e credo che la costa sia ancora più cara d'estate. Insomma, visitatela per aprire un minimo gli occhi, per viaggiare nell'unico paese estero dove potrete tranquillamente comunicare in italiano ancora più che in inglese e per capire tutte le contraddizione di quella che è, a tutti gli effetti, una 'neo-colonia' italiana. Se però siete convinti di andarci queste estate con lo stipendio da precari, valutate un attimo il da farsi.
Articolo: intro, Albania; nel racconto, inventa alcuni episodi grotteschi tipicamente albanesi in cui ti sei imbattuto; inventa un episodio rocambolesco capitato dopo aver preso la deviazione sbagliata per raggiungere il tetro forte fuori città (inventa un plausibile nome simil-albanese per il forte), in cui sono coinvolte due gang di motociclisti di cui una serba, un circo e un medico macedone e un arcivescovo di una certa città italiana molto nota negli anni '80 che ti ha supplicato di non farne il nome. Alla fine, la domanda: è l'Albania ad andare avanti o l'Italia ad essere andata indietro?
Assumendo la personalità di Giancarlo Salvetti, scrivi un articolo dal tono ironico e brillante.
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