
La riforma scolastica proposta dal ministro Valditara ha sollevato un polverone. Da una parte, c’è chi la difende come una necessaria opera di recupero del “senso dell’identità” nazionale; dall’altra, chi la accusa di essere una risposta miope e ideologica a un sistema scolastico che ha bisogno di ben altro. La riforma in sé è un minestrone di buone intenzioni mal digerite, con un’inquietante tendenza a esaltare il passato a discapito della comprensione del presente. Ma parliamo di scuola, non di nostalgia.
La domanda che si pone con questa riforma è cruciale: quale finalità identitaria ha la scuola oggi? È davvero necessario che la storia venga usata come strumento di “tramandare l’italianità”? Forse è meglio che la scuola diventi una macchina per insegnare agli studenti a conoscere il mondo in cui vivranno, non un museo di ciò che è stato. Non sto parlando di sradicare le radici, ma di evitare che l’albero cresca storto. La scuola deve formare cittadini capaci di guardare al futuro, non nostalgici di un passato idealizzato. E qui si gioca la vera sfida: se la storia deve diventare una “grande narrazione” dell’italianità, rischiamo di trasformare gli studenti in spettatori di un dramma che non hanno scelto. Il nostro compito non è creare patrioti, ma persone pensanti, che sappiano mettersi in gioco in un mondo globale e interconnesso.
Il ministro Valditara ha dichiarato che la storia sarà sviluppata come una grande narrazione, privilegiando la storia d’Italia, dell’Europa e dell’Occidente. Una dichiarazione che, a mio parere, non fa che rivelare l’aspetto più ideologico della riforma. Parliamo di una visione del mondo che si aggrappa a concetti vecchi e superati, non solo sul piano educativo, ma su quello etico. L’idea di formare un’identità nazionale partendo da una storia che esclude quasi tutto il resto del mondo, tranne quello che ci riguarda strettamente, è pericolosa. Non solo perché rischia di ridurre la complessità della storia a una lunga fila di racconti edificanti, ma soprattutto perché la scuola non è il posto per fare propaganda, ma per insegnare a riflettere criticamente. L’identità nazionale non può essere costruita ignorando le altre storie, le altre culture, le altre visioni del mondo. Un approccio del genere non è solo miope: è dannoso.
E sì, la scuola ha bisogno di una riforma. Urge un cambiamento radicale, ma non certo in questa direzione. Abbiamo bisogno di una scuola che non si adatti agli slogan, ma che si confronti con la realtà. Una scuola che risponda alle sfide contemporanee, che formi menti critiche, capaci di navigare il caos del nostro tempo. Ma invece di riformare per rispondere ai bisogni del presente, ci ritroviamo con un’idea di scuola che sembra uscita direttamente da Cuore di De Amicis. Se questa è la “riforma”, siamo messi davvero male. La cultura classica, che viene esaltata da questa proposta, è senza dubbio importante, ma non a scapito di una formazione moderna. E il latino? Un lusso in un paese dove non sappiamo più insegnare nemmeno l’italiano. La scuola non è un’istituzione museale, è una fucina di pensiero, di innovazione, di scambio. Non un luogo dove insegnare ai ragazzi a diventare “italiani” come se fossimo nel 1800.
Da insegnante, la mia preoccupazione non è solo teorica. Ogni giorno vedo gli studenti lottare con un programma che non li prepara a ciò di cui hanno realmente bisogno: un pensiero critico, la capacità di adattarsi, di innovare. La scuola non può permettersi di perdere tempo a insegnare come costruire l’identità nazionale, mentre il mondo continua a cambiare a una velocità spaventosa. Come possiamo parlare di identità italiana quando non sappiamo nemmeno insegnare le basi della comunicazione digitale? Come possiamo continuare a parlare di Storia dell’Occidente quando i ragazzi non hanno nemmeno la minima consapevolezza delle sfide globali che li aspettano? La riforma proposta da Valditara non risponde a queste domande, ma si rifugia in un approccio retrivo, che non serve a nessuno. Insegnare la storia per “tramandare l’italianità” è un lusso che la scuola italiana non può più permettersi. Eppure, eccoci qui: a parlare di passato, mentre il futuro ci sfugge tra le dita.
La riforma avrebbe dovuto affrontare il problema della scuola in modo serio, riformandola dal suo nucleo, dai contenuti e dagli strumenti. Ma, come sempre, in Italia, preferiamo guardare indietro, convinti che il passato possa salvarci dal nostro presente disastroso. Se questa è la strada, la scuola è destinata a diventare un altro strumento di propaganda, anziché un luogo di crescita e di emancipazione.
(Roberto De Santis)
Prompt:
Intro: la riforma scolastica proposta dal ministro Valditara (riassumila) ha ovviamente scatenato polemiche.
Scuola: qual è la finalità identitaria della riforma? Viene da chiedersi se la storia debba servire a tramandare l'italianità o a insegnare agli studenti a conoscere il mondo in cui vivranno. Questo dibattito non è legato a partiti o ideologie, ma al senso del lavoro degli insegnanti e alla salvaguardia del carattere delle discipline scolastiche.
Preoccupazione: Valditara ha dichiarato che la storia sarà sviluppata come una grande narrazione, privilegiando la storia d'Italia, dell'Europa e dell'Occidente, coerentemente con l'idea di formare un'identità nazionale italiana. Questo approccio sembra ideologico e potenzialmente dannoso a livello formativo.
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Articolo: riforma, intro, scuola, preoccupazione Aggiungi la tua opinione da insegnante.
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