Comunque vada sarà un successo

Era il titolo del primo album del Piotta, quello che conteneva l’iconico hit “Supercafone”, ma è anche ciò che Yahya Sinwar e soci devono aver pensato pianificando l’attacco del 7 ottobre 2023. Un attacco che non ha soltanto riportato il conflitto israelo-palestinese al centro della scena globale, ma ha anche scoperchiato, ancora una volta, le ambiguità e le ipocrisie che l’Europa, e l’Italia in particolare, non riescono a scrollarsi di dosso quando si parla di ebrei e antisemitismo.

Guardiamo in faccia la realtà

Per anni abbiamo assistito a una crescente indifferenza verso la Giornata della Memoria. Quello che un tempo era un momento di riflessione e unità è diventato, per molti, un “dovere” fastidioso, qualcosa da spuntare sul calendario prima di tornare alla normalità. Ma oggi, nel 2025, siamo andati oltre. Non c’è solo stanchezza. C’è ostilità aperta. Una sorta di risentimento, quasi come se ricordare l’orrore dell’Olocausto fosse un esercizio inutile, o peggio, una scomoda interruzione del flusso delle nostre distrazioni quotidiane.

Eppure, questo fenomeno non si limita all’oblio. L’antisemitismo – quello vecchio, volgare e brutale – si è rifatto il trucco. Si nasconde dietro etichette come “antisionismo” o “solidarietà ai palestinesi”, ma alla fine della giornata è sempre lì: in un insulto, in una minaccia, in una bandiera bruciata.

Criticare Israele è legittimo, l’odio verso gli ebrei no

Parliamoci chiaro: Israele non è al di sopra di ogni critica. Gli stessi israeliani criticano il loro governo più di chiunque altro – basta farsi un giro nelle piazze di Tel Aviv per rendersene conto. Ma c’è una linea che non si deve superare, ed è quella che trasforma la critica politica in odio razziale. Minacciare, insultare o intimidire un vicino di casa, un collega o un passante che porta una kippah non è resistenza. È vigliaccheria, idiozia, crimine.

In Italia, come nel resto d’Europa, gli ebrei sono sempre più spesso bersaglio di un clima velenoso. Non c’è giustificazione politica o storica che tenga: l’antisemitismo non è mai un atto di solidarietà. È solo odio.

L’intimidazione e le sue maschere

Oggi viviamo in un momento in cui l’antisionismo è una foglia di fico che non regge più. E dietro questa foglia di fico troviamo volti noti: la volgarità di Chef Rubio, con i suoi tweet al vetriolo; il ruolo istituzionale di Francesca Albanese, che sembra dimenticare troppo spesso la necessità di equilibrio; e Moni Ovadia, che con il suo atteggiamento paternalista si erge a “vero rappresentante” degli ebrei italiani mentre Liliana Segre viene insultata da chi non ha mai letto un libro di storia.

C’è qualcosa di profondamente inquietante in tutto questo. L’antisemitismo si è trasformato da un fenomeno marginale a una tendenza quasi accettata, quasi legittimata da una parte dell’opinione pubblica. E a pagarne il prezzo sono, come sempre, le persone comuni, quelle che vorrebbero semplicemente vivere la loro vita senza paura.

Cittadini a tutti gli effetti

Gli ebrei italiani non sono ospiti né stranieri. Sono cittadini italiani, con gli stessi diritti e doveri di chiunque altro. Hanno il diritto di manifestare, di indossare una kippah, di organizzare eventi culturali e di esporre la bandiera di Israele senza temere insulti o aggressioni.

E invece, troppo spesso, si trovano a dover nascondere la propria identità. Questa non è una questione di “sensibilità politica” o di “momento storico delicato”. È una violazione dei diritti fondamentali, punto. E se una società civile non riesce a garantire la sicurezza e la libertà di tutti i suoi cittadini, allora c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel suo funzionamento.

Perché me la prendo tanto?

Più volte mi hanno chiesto, fra il serio e il faceto, perché questa questione mi stia così a cuore, visto che non sono nemmeno ebrea. La risposta è semplice: perché il modo in cui una società tratta le sue minoranze è lo specchio della sua salute morale. Perché tollerare l’odio significa accettare l’idea che i diritti di alcuni valgano meno di quelli di altri. E perché, onestamente, se non riesci a schierarti contro l’antisemitismo, allora non hai capito nulla della storia – né della tua, né di quella degli altri.

Onoriamo la Giornata della Memoria

Non si tratta di “un giorno” o di “una commemorazione”. È un impegno quotidiano, un richiamo a non dimenticare che il baratro in cui l’umanità è caduta una volta può risucchiarci di nuovo, se abbassiamo la guardia.

Onoriamo la Giornata della Memoria perché è un atto di resistenza, di dignità, di giustizia. Perché, anche se alcuni preferirebbero dimenticare, noi abbiamo il dovere di ricordare. Non per il passato, ma per il futuro.

(Serena Russo)

Prompt:

Intro: "Comunque vada sarà un successo" era il titolo del primo album del Piotta, quello che conteneva il divertentissimo hit "Supercafone". Non solo: molto probabilmente è pure ciò che pensavano Yahya Sinwar e soci mentre pianificavano l'attacco del 7 ottobre 2023.

Oggi: guardiamo in faccia la realtà. Se già negli anni abbiamo visto montare una progressiva indifferenza, per non dire scocciatura, per la Giornata della Memoria, oggi siamo arrivati all'aperta ostilità.

Però: si può criticare qualsiasi aspetto dello stato di Israele. I primi a farlo sono proprio gli israeliani. Quello che è inaccettabile è il crescente clima di intimidazione nei confronti degli ebrei - italiani nel nostro caso, ma succede lo stesso un po' in tutta Europa. Perché minacciare o intimidire il vostro vicino di casa non è un atto di resistenza, è solo idiozia mista a crimine e vigliaccheria.

Clima: questo brutto momento, dove ormai la foglia di fico dell'antisionismo sta per cadere, può essere ben rappresentato da tre figure: la volgarità di Chef Rubio, il ruolo istituzionale di Francesca Albanese e quello culturale di Moni Ovadia. Mentre Liliana Segre viene insultata.

Ebrei italiani: Gli ebrei italiani sono cittadini a tutti gli effetti. Come ogni altro cittadino, hanno il diritto di manifestare, organizzare eventi senza doversi nascondere. È fondamentale che la politica dia un senso a queste questioni e protegga tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro religione. Non è accettabile che qualcuno debba avere paura di indossare simboli religiosi come la kippah o la Magen David, o di portare la bandiera di Israele. In quanto cittadini, gli ebrei italiani non dovrebbero temere di esprimere liberamente le proprie opinioni. La tutela dei diritti di tutti è essenziale per una società civile minima.

Perché: più volte ti hanno chiesto, fra il serio e il faceto, perché me la prendo tanto, visto che non sono nemmeno ebrea. Rispondi a questa domanda.

E quindi: per tutti questi motivi e altri cento, onoriamo la Giornata della Memoria.

Articolo: intro, oggi, però, clima, ebrei italiani, perché.

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