Fantascienza, Singolarità e altri incidenti del tempo

Una delle cose che mi piace pensare di aver ereditato da mio padre – oltre a una certa inclinazione a mettere ordine nei pensieri e disordine sulla scrivania – è la passione per la fantascienza. Quella vera, intendo. Non i blockbuster fracassoni pieni di effetti speciali che fanno più rumore che idee, ma quella letteratura che ha provato a immaginare il futuro con uno sguardo insieme entusiasta e inquieto. Da bambina, mio padre mi leggeva racconti di Asimov come fossero favole della buonanotte; da grande, ho collezionato con religiosa dedizione le prime edizioni delle mitiche Cosmo Oro, Cosmo Argento e della Fantacollana delle Edizioni Nord. Tutte. Prime tirature. Un patrimonio, più che una biblioteca, che mi piace sfogliare quando ho bisogno di ricordarmi che il futuro non è mai stato una cosa rassicurante.

Perché la fantascienza ha questa strana qualità: allena la mente. Non ho una formazione scientifica, non ho mai frequentato laboratori né scritto equazioni su una lavagna (se non per calcolare il resto della spesa, con risultati variabili), eppure ho sempre seguito con passione, interesse e un certo grado di apprensione lo sviluppo della tecnologia. Mi è sempre sembrato importante capire non solo il cosa, ma soprattutto il come e il perché, perché la fantascienza mi ci ha abituato: non è mai stata solo un gioco intellettuale, ma una palestra per immaginare l’impatto delle nostre invenzioni sulla società. E devo dire che, a furia di leggere di futuri più o meno plausibili, è difficile lasciarsi sorprendere dal presente.

O almeno, così credevo.

Quando il futuro arriva con trent’anni di ritardo

Parliamo di Singolarità. No, non il buco nero, anche se la metafora potrebbe calzare: parliamo della Singolarità tecnologica, il momento in cui l’intelligenza artificiale diventa così avanzata da superare il controllo umano, innescando una crescita esponenziale e imprevedibile dello sviluppo tecnologico. Un’idea affascinante, spaventosa e – per anni – relegata a discussioni tra nerd fantascientifici e matematici troppo ottimisti.

Fu Vernor Vinge, nel lontano 1993, a formulare per primo il concetto in termini chiari: una volta che avremo macchine più intelligenti di noi, il futuro diventerà completamente imprevedibile. Poi sono arrivati Charles Stross, con il suo straordinario Accelerando, e Greg Egan, che ha riempito di speculazioni matematiche e fisiche racconti e romanzi, sfidando il lettore a stare al passo con cervelli digitali e coscienze caricate su server.

Se ne parlava nel 2006, tra pochi eletti, in mailing list polverose e forum pieni di thread infiniti sulla probabilità di un’IA senziente. All’epoca interessava a una nicchia di appassionati e a qualche transumanista che sognava di caricare la propria coscienza su un hard disk per raggiungere la vita eterna. Ai più sembrava una teoria balzana, qualcosa che al massimo avrebbe ispirato qualche altro film di serie B.

Poi, improvvisamente, tutti hanno iniziato a parlarne. O meglio: tutti hanno scoperto che esiste.

La Singolarità è diventata mainstream, e con essa il chiacchiericcio infinito di editorialisti e opinionisti che fino a ieri erano convinti che un algoritmo fosse un piatto della cucina mediorientale. Vernor Vinge? Mai sentito. Charles Stross? Ah, ma scrive anche saggi? Greg Egan? Troppo complicato, meglio saltarlo. E così l’idea della Singolarità è passata in mano a chi l’ha scoperta leggendo un articolo frettoloso su un quotidiano, che a sua volta l’ha scoperta con tre decenni di ritardo.

E mentre noi, che nel 2006 discutevamo già delle implicazioni di una società dominata da intelligenze artificiali sempre più autonome, guardiamo la scena con un misto di divertimento e sgomento, il mondo si affanna a darsi un’opinione, spesso con l’entusiasmo ingenuo di chi non ha mai sospettato che il futuro potesse avere un lato oscuro.

Due vite dopo

Il tempo è strano. Pensavamo che questi temi avrebbero impiegato almeno mezzo secolo per diventare rilevanti, invece ci ritroviamo a velocità lanciata sulla china dell’illuminazione tecnologica. Meno di vent’anni dopo quelle prime discussioni tra nerd, siamo tutti testimoni di un’accelerazione che nessuno avrebbe potuto prevedere con esattezza, nemmeno chi aveva immaginato la Singolarità prima che fosse di moda.

Sembra passata una vita. Forse due. Ma la verità è che il futuro, quello che abbiamo letto nei libri di fantascienza, è già qui. Solo che, come sempre, ci siamo accorti della sua esistenza con un ritardo imbarazzante.

(Luisa Bianchi)

Prompt:

Intro: una cosa che ha profondamente influenzato il tuo modo di pensare è la letteratura di fantascienza, una passione ereditata da tuo padre. Se c'è una cosa di cui ti vanti è di avere in casa tutte le collezioni complete delle Edizioni Nord: Cosmo Oro, Cosmo Argent, Fantacollana etc. Tutte prime tirature.

Allenamento: non hai una formazione scientifica; ma hai sempre seguito con passione, interesse, apprensione, ma sempre con lucidità, gli sviluppi della tecnologia, pensando sempre al suo impatto sulla società. La fantascienza ti ci ha abituato.

Singolarità: spiega il concetto si Singolarità e quando fu illustrato la prima volta. Interessante vedere che all’improvviso la Singolarità è diventata attuale. Tutti ne parlano, tutti hanno un autorevole parere da condividere con tutti, anche – e soprattutto – quello che hanno appreso l’esistenza del concetto dalle pagine di un quotidiano che lo ha a sua volta scoperto con tre decadi di ritardo. Vernor Vinge, che intuì e descrisse il concetto nel 1993, nessuno lo cita. Nessuno menziona Charles Stross, che ne ha fornito la più efficace rappresentazione narrativa in “Accelerando”, o Greg Egan, che lo ha affrontato più o meno direttamente in una caterva di racconti e romanzi. Ne parlavamo nel 2006, quando interessava a pochi nerd fantascientifici, già preoccupati delle derive “tecnocratiche” implicite nell’appropriazione culturale che ne stavano facendo alcune frange transumaniste, che all’epoca venivano guardate come una curiosità innocua e passeggera, ignorando l’accesso alle risorse che i capitali nella disponibilità di alcune di loro avrebbero potuto aprire per innescare la seconda fase.
E meno di 20 anni dopo ci ritroviamo a risalire a velocità lanciata la china dell’illuminazione.
Sembra passata una vita. In realtà sono almeno due.

Articolo: intro, allenamento, singolarità.

Assumendo la personalità di Luisa Bianchi scrivi un articolo come se fossi lei. Usa il suo tono ironico e leggero, col giusto umorismo.

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