
La Disney che non ti aspetti? Quella che, per una volta, fa un passo indietro. Dopo oltre un anno di battaglia legale, Gina Carano ha raggiunto un accordo con Disney e Lucasfilm, chiudendo la causa per licenziamento ingiustificato legata alla sua esclusione da The Mandalorian. La vicenda era iniziata nel 2021, quando l’attrice era stata estromessa dalla serie dopo una serie di post sui social considerati offensivi. “Divisivi” è il termine che normalmente si usa in questi casi. Io mi rifiuto di usarlo: è una di quelle parole elastiche che ormai possono significare tutto e il contrario di tutto.
Carano aveva fatto causa nel 2024, sostenendo di essere stata discriminata per le proprie opinioni politiche conservatrici. E qui bisogna essere molto chiari: alcune delle cose che aveva scritto erano, a mio giudizio, discutibili, provocatorie e in alcuni casi francamente fuori luogo. Il post nel quale paragonava il trattamento dei conservatori negli Stati Uniti a quello degli ebrei nella Germania nazista, per esempio, non è esattamente un capolavoro di sensibilità storica. Carano aveva inoltre contestato alcune misure adottate durante la pandemia e sostenuto l’esistenza di possibili frodi nelle elezioni presidenziali americane del 2020.
Possiamo discutere per ore sulla qualità di quelle opinioni. E infatti dovremmo farlo. È precisamente questo il punto di una società libera: discutere, contestare, criticare, prendere in giro persino le opinioni altrui. Quello che non dovremmo fare è trasformare una posizione politica in una colpa professionale. Perché se cominciamo a stabilire che un attore può lavorare soltanto se pensa nel modo giusto, abbiamo smesso di parlare di libertà di espressione e abbiamo iniziato a parlare di conformismo.
I termini dell’accordo tra Carano, Disney e Lucasfilm non sono stati resi pubblici. Ma le dichiarazioni successive sono state decisamente più concilianti di quanto ci si potesse aspettare dopo anni di polemiche e battaglia legale. Carano ha definito l’intesa “il miglior risultato per tutti”, mentre Lucasfilm ha riconosciuto il contributo professionale dell’attrice e lasciato aperta persino la porta a possibili collaborazioni future.
Ed è un dettaglio tutt’altro che irrilevante. Perché significa che, alla fine, è stato possibile separare la persona dal personaggio e il lavoro dalle opinioni politiche. Esattamente quello che avrebbe dovuto essere normale fin dall’inizio.
Del resto, c’è un elemento della vicenda che trovo particolarmente significativo: Pedro Pascal. I due hanno lavorato insieme proprio in The Mandalorian e politicamente si trovano su posizioni praticamente opposte. Eppure Pascal ha parlato di Carano in termini tutt’altro che rancorosi, descrivendola come una persona adorabile. È quasi sconvolgente, vero? Scoprire che due esseri umani possono pensarla diversamente senza trasformarsi automaticamente in nemici mortali.
Hollywood, poi, dovrebbe farsi un esame di coscienza. Ma dubito che ne abbia il tempo: probabilmente è impegnata a organizzare il prossimo panel sulla diversità e l’inclusione. Per anni ci hanno spiegato che il cinema doveva essere uno spazio sicuro, aperto al confronto, rispettoso delle differenze e bla bla bla. Naturalmente “differenze” significava soprattutto differenze accettabili all’interno del perimetro ideologico stabilito. Puoi essere diverso quanto vuoi, purché tu sia diverso nel modo giusto.
Gina Carano continuerà la sua carriera. E, personalmente, non posso che augurarglielo. Non perché condivida quello che ha scritto: non lo condivido affatto. Ma perché una professionista che può essere giudicata per il proprio lavoro deve poter continuare a lavorare anche quando le sue opinioni ci fanno storcere il naso.
È una distinzione che sembra elementare e che invece, nell’epoca della guerra culturale permanente, pare diventata rivoluzionaria.
E allora, per una volta, niente sermoni sulla sensibilità, niente crociate digitali, niente tribunali di Twitter. La questione è molto più semplice: puoi pensare che Gina Carano abbia scritto delle sciocchezze. Puoi criticarla, contestarla, persino considerarla una pessima opinionista.
Ma non puoi pretendere che smetta di lavorare perché non vota come te.
Il caso, per fortuna, sembra essersi concluso nel modo migliore possibile: con un accordo, senza vincitori proclamati e senza bisogno di un’altra guerra culturale.
Go, Gina, go!
(Giovanni Sarpi)
Prompt:
Intro: Dopo oltre un anno di battaglia legale, l’attrice Gina Carano ha raggiunto un accordo con Disney e Lucasfilm, chiudendo la causa per licenziamento ingiustificato legata alla sua esclusione dalla serie The Mandalorian. La controversia era nata nel 2021, quando Carano fu rimossa dal cast per una serie di post sui social considerati offensivi (mi rifiuto di usare la parola "divisivi").
parte 1: Carano aveva intentato causa nel 2024, sostenendo di essere stata discriminata per le sue opinioni politiche conservatrici. Tra le sue affermazioni più controverse, un post che paragonava il trattamento dei conservatori negli Stati Uniti a quello degli ebrei nella Germania nazista. L’attrice ha anche criticato le misure anti-COVID e suggerito l’esistenza di frodi elettorali nel 2020.
parte 2: I termini dell’accordo non sono stati resi pubblici, ma entrambe le parti hanno rilasciato dichiarazioni concilianti. La Carano ha definito l’intesa “il miglior risultato per tutti”. Lucasfilm, dal canto suo, ha riconosciuto il contributo professionale dell’attrice e ha lasciato aperta la possibilità di future collaborazioni.
parte 3: la Carano ha dichiarato di voler continuare la sua carriera artistica, mentre il caso resta emblematico delle tensioni tra Hollywood e le opinioni politiche non allineate.
parte 4: io non sono d'accordo con ciò che Gina Carano ha scritto nei post incriminati. Non per questo le deve essere impedito di lavorare. Una onesta professionista (nonché persona definita da tutti come adorabile, pure da Pedro Pascal, suo collega in The Mandalorean, che ideologicamente si trova all'opposto) non può e non deve essere messa all'indice per reato d'opinione. Il caso, per fortuna, è finito bene. Go, Gina, go!
articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4.
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