Sono romagnola, non so cucinare e non ho rimorsi

Sono una romagnola atipica. Surgelati e cibi consegnati sono la mia dieta abituale, e vi giuro, l’unico gesto eroico che compio in cucina è preparare un caffè o un caffellatte. Non vado oltre. Eppure, sono anche una romagnola tipica: amo mangiare, adoro il buon cibo e considero ogni piatto un piccolo rito di gioia. Tutto questo per dire una cosa semplice: gli chef, il fine dining, le recensioni su Trip Advisor… hanno veramente rotto le scatole.

Gli chef, le nuove rockstar (con grembiule e coltello affilato)

Quando si dice “gli X sono le nuove rockstar”, si intende che gli X incarnano quel mix irresistibile di genio, caos e sregolatezza che ci fa battere il cuore. Il loro talento, le loro follie, la loro vita assurda ci riscattano dal grigiore delle nostre esistenze e ci fanno godere. Ora, pensiamoci un attimo: gli chef. Dal simpatico e urlante Gordon Ramsay in avanti, hanno conquistato il trono della virilità e dell’arte contemporanea. Vengono imitati, venerati, sono protagonisti di libri, serie tv, talk show. Perfino il libro di ricette dell’Artusi oggi sembra una reliquia polverosa in un museo di nostalgici.

E noi, poveri mortali, guardiamo questi demiurghi del fornello con la stessa fascinazione che una volta riservavamo ai rockstar degli anni ’70: un misto di invidia, ammirazione e pura incomprensione.

Il fine dining: una religione noiosa

Ma ecco il problema: tutto ciò è profondamente noioso. Specialmente quando incontri gente fissata con il fine dining, quei guru del gusto che valutano ogni boccone come se fosse una performance operistica. Per loro, la vita è un susseguirsi di degustazioni, piatti concettuali e recensioni su Trip Advisor. Per me, invece, significa un solo pensiero: armi e bagagli, direzione Sagra del Passatello a Savio di Ravenna. E prego, per favore, che nessuno chef stellato scenda mai tra noi, altrimenti i passatelli diventerebbero improvvisamente “cibo da design”.

Il concetto di fine dining, diciamolo senza peli sulla lingua, è il tipico esempio di cosa succede quando il culto della tecnica prende il sopravvento sul gusto. È raffinato, teoricamente elegante, ma incredibilmente sterile. E, vi assicuro, non ha nulla a che fare con il godimento vero del cibo.

Nigella Lawson: la rivoluzione domestica che abbiamo perso

Nigella ❤

E qui arriva la parte dolente: Nigella Lawson. La mia dea del focolare. Bella, materna, sexy, capace di trasformare ingredienti banali in magie culinarie. Nigella non era uno chef-performer: non urlava, non faceva scena, non trasformava il suo talento in uno show di stress e aggressività. La cucina per lei era gioco, seduzione, piacere reale. Un luogo di creatività domestica, dove chiunque poteva sentirsi potente, anche con venti minuti e tre ingredienti.

Guardatela in TV: un sorriso, una risata, movimenti fluidi, gesti sensuali e ironici. E se la ricetta si fa troppo complessa? Poco male: il piacere visivo, il fascino di guardarla cucinare, vale più di qualsiasi soufflé riuscito. Sì, anche le sue curve erano parte dell’insegnamento: Nigella ti educava al gusto, ma anche al godimento della vita.

Ecco la distanza abissale che la separa dai moderni chef-performer: questi ultimi urlano, gesticolano, trasformano ogni piatto in un dramma televisivo di ego e stress. Nigella, invece, trasmetteva calma, piacere e fiducia: insegnava che cucinare non deve essere una gara, ma un atto leggero e divertente.

Purtroppo, il suo brand, la sua aura, il suo modo di rivoluzionare la cucina domestica è stato eclissato da un ventennio di show culinari urlati e piatti concettuali. Nigella è diventata un ricordo di stile e intelligenza, una specie in via d’estinzione. E io, davanti al mio microonde, sento la sua mancanza.

Nigella, dove sei?

Nigella, sappi una cosa: ho tutti i tuoi libri. Non li ho mai aperti, non ho mai provato una ricetta, ma poco importa. Il fatto che esistano è già sufficiente. Sono il mio personale museo domestico della saggezza culinaria e del fascino. E mentre io riscaldo una pizza surgelata, immagino che in qualche cucina lontana, un’altra donna stia imparando da te come essere potente e sexy, tutto mentre impasta un dolce semplice.

In un mondo di cuochi da show e piatti concettuali, Nigella rimane l’ultima custode della gioia vera in cucina: concreta, glamour e deliziosamente inverosimile. E forse, proprio per questo, è insostituibile.

Fine dining vs Nigella: il verdetto social

Oggi, apri Instagram o X e trovi un florilegio di cuochi urlanti, piatti concettuali, storytelling forzato e hashtag tipo #FoodPorn o #MichelinMood. È il trionfo dell’ego, della tecnica, della performance.

Poi, però, compare Nigella nei nostri ricordi digitali: elegante, ironica, sexy, capace di rendere perfino la ricetta più semplice un piccolo incanto da guardare. In quel contrasto così netto emerge quanto siano sopravvalutati tutti quei piatti-sermoni e quanto manchi un’autentica presenza femminile, materna e glamour, che insegni senza urlare e senza spettacolarizzare.

Ecco perché, mentre il mondo celebra i cuochi da show, io continuerò a mangiare i miei surgelati con orgoglio, immaginando Nigella che sorride, scuote leggermente il capo e mi ricorda: “Se vuoi imparare davvero a cucinare, guarda, assapora, divertiti… e non dare retta a chi urla.”

Perché alla fine, tra un caffellatte e una pizza riscaldata, resta una lezione di classe, glamour e ironia che nessun Ramsay arrabbiato potrà mai sostituire.

(Margherita Nanni)

Prompt:

Intro: Sono una romagnola atipica, non so cucinare. Surgelati e cibi consegnati sono la mia dieta abituale. Non vado oltre la preparazione del caffè e del caffellatte, giuro. Ma sono pure una romagnola tipica, amo mangiare. Tutto questo per dire una cosa: gli chef, il fine dining, le recensioni su Trip Advisor hanno veramente rotto.

parte 1: quando si dice "gli X sono le nuove rockstar" si intende che gli X assommano quei tratti di caos, genio e sregolatezza che ci appassionano. Il loro talento, le loro vite, le loro assurdità ci riscattano al grigiore delle nostre e ci fanno godere. Ora, pensiamoci: in effetti gli chef, dal simpatico Gordon Ramsey in avanti, sono diventati il nuovo araldo dell'arte e della virilità. Vengono imitati, presi a modello, sono oggetto di libri, trasmissioni, serie tv. Il libro di ricette dell'Artusi è sempre più una reliquia.

parte 2: tutto ciò è estremamente noioso, soprattutto quando si ha a che fare con la gente fissata col fine dining, concetto su cui val la pena di spendere qualche parola. E concetto che mi fa prendere armi e bagagli, diretta alla Sagra del Passatello a Savio di Ravenna (prego che nessuno chef scopra i passatelli).

parte 3: naturalmente, un'alternativa esiste. O meglio, esisteva. Nigella Lawso era la mia dea del focolare. Bella, materna e sexy, insegnava tutto ciò che serve in cucina - l'arte di arrangiarsi con ingredienti banali e poco tempo. E pure ad essere delle gran fighe dietro ai fornelli. E' un vero peccato che Nigella non abbia fatto scuola, ma sia stata solo l'ultima esponente di una specie - la cuoca tv per le donne di casa - in formato glamour.

parte 4: Nigella, dove sei? Sappi che ho tutti i tuoi libri. Non ho provato nemmeno una ricetta, ma questo non importa.

parte 5: faccio un confronto fra Nigella e gli chef dell'era social.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove ritieni necessario.

assumendo la personalità di Margherita Nanni, scrivi un articolo brillante, divertente, colorito, senza moralismo, ma cogliendo il fascino dell'inverosimiglianza della vicenda.

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