
Quando ho scelto le persone da coinvolgere in questo progetto, per prima cosa mi sono rivolta ad amici fidati come Emma Nicheli, Serena Russo, Luigi Colzi e Roberto De Santis. Poi, con pazienza e un pizzico di curiosità antropologica, ho cercato altre firme, fino a comporre la redazione attuale. Lascio che ognuno scriva ciò che vuole, in totale autonomia: lo trovo un esperimento di fiducia e di pluralismo autentico.
Ma, a ben vedere, ho barato. Tutte le persone che ho coinvolto, pur provenendo da generazioni e percorsi diversi, condividono un tratto comune: nessuno di loro è antioccidentale o antimperialista. Non è un caso. Avendo frequentato quel tipo di persone in gioventù, posso dire di aver già dato. E, come si dice quando arriva la seconda fetta di torta troppo zuccherosa: grazie, ma no, grazie.
Perché non sopporto antioccidentalismo e antiimperialismo
L’antioccidentalismo – e il suo gemello ideologico, l’antiimperialismo – è una delle categorie più stantie della conversazione pubblica. Da decenni si regge su una visione infantile del mondo, dove esistono i cattivi (noi, cioè l’Occidente) e i buoni (chiunque si opponga all’Occidente, a prescindere da cosa faccia). È un modo comodo per sentirsi moralmente superiori senza la fatica di analizzare la realtà.
Negli anni ’70 e ’80 l’antiimperialismo era una bandiera da sventolare nelle piazze, spesso con un Che Guevara sul petto e una sciarpa palestinese al collo. C’era idealismo, d’accordo, ma anche molta retorica. Poi, con il tempo, il mondo è cambiato: il Muro è caduto, i regimi “anti-imperiali” si sono rivelati dispotici, eppure quella narrazione è rimasta lì, come un disco rigato che continua a saltare sempre sullo stesso solco.
Non è solo una questione di geopolitica: è un riflesso condizionato. Ogni volta che l’Occidente fa qualcosa – qualsiasi cosa – scatta il riflesso del “ma gli Stati Uniti…”, “ma la NATO…”, “ma il colonialismo…”. È un modo di pensare pigro, impermeabile al contesto, e soprattutto disonesto. Perché confonde la critica legittima alle scelte politiche con un rigetto ideologico di tutto ciò che è occidentale: dalla democrazia liberale al rock, dal pluralismo ai jeans.
Ecco, io con questi riflessi automatici ho chiuso. Non per conformismo, ma per saturazione.
Chavez e Maduro, ovvero il fascismo travestito da resistenza
C’è poi un caso da manuale di come l’antiimperialismo possa diventare una caricatura di sé stesso: il Venezuela.
Per anni, una parte della sinistra massimalista ha difeso Hugo Chávez e poi Nicolás Maduro come paladini del popolo, coraggiosi resistenti contro l’imperialismo yankee. Una favola comoda, certo, ma del tutto scollegata dalla realtà.
Chávez si presentava come il comandante del riscatto dei poveri, ma ha concentrato il potere, soffocato la stampa libera e corrotto fino all’osso l’economia. Maduro, suo erede, ha fatto peggio: repressione, elezioni truccate, fame. Se si fosse chiamato con un nome più europeo e avesse indossato una giacca nera invece che una tuta rossa, avremmo avuto meno difficoltà a riconoscere il suo regime per ciò che è: un fascismo tropicale, gabellato per rivoluzione socialista.
Gli antiimperialisti lo difendono ancora, accusando “i media occidentali” di falsificare la realtà. È l’ennesima trappola ideologica: se l’Occidente denuncia qualcosa, allora deve essere falso. Ma nel frattempo milioni di venezuelani sono fuggiti dal loro “paradiso resistenziale”.
Maria Corina Machado: la voce che non ci si aspettava
E poi arriva Maria Corina Machado, il Nobel per la pace 2025. Un nome che a molti, in Italia, suona quasi estraneo, come una figura uscita da un’altra narrazione. E infatti lo è.
La Machado è una donna coraggiosa, che da anni si oppone al regime venezuelano pagando in prima persona: minacce, intimidazioni, esclusione politica, persecuzioni. Non è un’attivista “à la page”, non indossa t-shirt con slogan femministi né posa per copertine patinate. È una liberale nel senso più classico del termine: crede nello Stato di diritto, nella libertà individuale, nel merito, nella responsabilità. Tutte parole che oggi suonano un po’ démodé, ma che nel suo Paese valgono ancora la vita.
Accogliere con piacere il suo Nobel non è solo un atto di solidarietà: è un gesto di pulizia intellettuale. Significa riconoscere che la libertà non appartiene a una fazione, ma a chi la difende davvero. E che essere “contro l’imperialismo” non basta per stare dalla parte giusta della storia.
Il paradosso degli antiimperialisti di fronte al Nobel
Eccoci al momento più divertente della vicenda. Gli antiimperialisti si trovano ora in un cul-de-sac degno di una commedia politica. Devono gioire perché il Nobel non è stato conferito a Donald Trump – e fin qui tutto bene – oppure disperarsi perché lo ha vinto una donna che ha combattuto contro il loro idolo antiamericano, Nicolás Maduro?
Un bel dilemma, davvero. Perché Maria Corina Machado manda in tilt il loro schema binario. Non è una “imperialista”, ma nemmeno una rivoluzionaria. Non è (solo) filoamericana, ma crede nella democrazia liberale. È, semplicemente, una donna libera. E questo, per certi ambienti, è un reato più grave dell’essere “di destra” o “di sinistra”.
Io, invece, ne godo apertamente. Non per spirito di contraddizione, ma per quella sottile soddisfazione che si prova quando la realtà smentisce le ideologie più rigide. In fondo, il mondo è pieno di sfumature. E chi non le vede, spesso, è solo perché ha scelto di guardare da dietro una bandiera.
(Luisa Bianchi)
Prompt:
Intro: quando ho scelto le persone da coinvolgere in questo progetto, per prima cosa mi sono rivolto ad amici fidati come Emma Nicheli, Serena Russo, Luigi Colzi e Roberto De Santis, poi ho cercato altre persone fino alla composizione della redazione attuale. Lascio scrivere a ciascuno ciò che vuole in totale autonomia. Ma a bene vedere, ho barato: le persone selezionate, pur proveniendo da diversi background e generazioni, hanno tutti qualcosa in comune: non sono antioccidentali e antimperialisti. Avendo frequentato quel tipo di persone in gioventù, posso dire di aver già dato. Grazie ma no, grazie.
parte 1: vi spiego perché non sopporto antioccidentalismo e antiimperialismo.
parte 2: vi spiego anche Maduro e Chavez, veri fascisti gabellati per resistenti antiimperialisti dalla sinistra massimalista.
parte 3: ho accolto con grande piacere il nobel per la pace Maria Corina Machado, una persona coraggiosa e non certo un'attivista à la page. Vi spiego un attimo di chi stiamo parlando.
parte 4: ora arriva la parte divertente. Cosa devono pensare gli antiimperialisti di questo nobel per la pace 2025? Gioire perché non è stato conferito a Donald Trump, o piangere perché è stato conferito a Maria Corina Machado?
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4; approfondisci dove ritieni necessario.
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