Dieci domande — e qualche osservazione che puzza di dossier

Se Mattia Madonia si è messo lì e ha elencato “Dieci domande ad Alessandro Di Battista”, vuol dire che qualcuno, finalmente, ha deciso di tagliare la retorica a fette e porre il dito dove fa male. Il post che gira è netto, puntuale, e — cosa rara di questi tempi — richiede risposte che non si possono sviare con un meme o con il consueto «io parlo col popolo».

Il riassunto delle questioni che contano

Madonia non si limita a insinuazioni da bar: chiama in causa episodi e comportamenti documentati negli anni, e lo fa con precisione. Non è inquisizione per partito preso: è il bivio che ti si para davanti quando la politica estera di un personaggio pubblico lambisce, ripetutamente, gli interessi e la narrativa di una potenza estera che da tempo agisce come avversario degli Stati occidentali. Riassumo:

  1. Il presunto invito al “contributo” russo per il referendum del 2016. La frase — «Che ne dite di farci dare una mano per la campagna sul referendum costituzionale dall’ambasciatore russo? Con tutto quello che stiamo facendo per loro…» — viene riportata nel libro Supernova di Nicola Biondo e Marco Canestrari ed è stata ripresa dalla stampa. Non è un gossip: è un passaggio che, se vero, non è compatibile con la prudenza richiesta a chi pretende di parlare di sovranità nazionale. La Stampa
  2. I viaggi a Mosca e i contatti con Russia Unita. L’incontro con esponenti della Duma e di Russia Unita — e il parallelismo con i contatti che altre forze politiche hanno avuto con lo stesso circuito — non sono “episodi da aperitivo”. Sono segnali pubblici, visibili, che espongono a domande legittime sul tipo di relazioni che si intende coltivare. Su questo punto esistono ampie ricostruzioni giornalistiche. La Stampa
  3. La linea sulle sanzioni e la Nato. È noto che, in varie fasi, il M5S e alcune sue figure hanno espresso posizioni critiche verso le sanzioni e la collocazione atlantica — posizioni che, in un contesto in cui si paventavano interferenze e campagne informative coordinate, andrebbero spiegate con molta più trasparenza. Non si può liquidare il tema come mera “non-allineazione”: stiamo parlando di scelte che incidono sulla sicurezza collettiva. la Repubblica
  4. L’ambasciata russa, il blog di Grillo e i contenuti rimossi. È documentato che esistono articoli rilanciati da Sputnik o RT che in anni recenti sono stati associati alla piattaforma del Movimento e poi rimossi. La storia non è marginale: parla di circolazione di contenuti favorevoli a Mosca dentro ecosistemi informativi che hanno grande presa sull’opinione pubblica. la Repubblica
  5. Le parole su Putin. Frasi come «Per la pace nel mondo meno male che c’è Putin» (date e contesto alla mano) non sono opinioni buttate lì come fosse un tweet qualunque: diventano, per chi ascolta, un messaggio politico che richiede almeno una spiegazione articolata. Il Post

Queste non sono “accuse” verbali buttate a caso: sono nodi che aspettano una spiegazione. E il punto è semplice: quando la politica di un leader nazionale si intreccia sistematicamente, nel tempo e nei fatti, con i messaggi e gli interessi di una potenza estera che ha mostrato di usare anche mezzi illeciti per influenzare l’opinione, l’elettore ha diritto di sapere.

Le considerazioni

Primo: la naïveté non è una scusa che regge a lungo. Se una formazione politica intrattiene rapporti ripetuti con attori russi — missioni a Mosca, incontri con deputati di Russia Unita, inviti in ambasciata — è ingenuo pensare che sia tutto “cortesia diplomatica”. C’è sempre qualcuno che, da quella partita, ricava risorse persuasive e strategiche. E in politica internazionale i vuoti non esistono: o li riempi tu con trasparenza o qualcun altro li riempie per te.

Secondo: la narrativa anti-sanzioni e l’idea di una “neutralità simpatica” verso Mosca possono convogliare buone intenzioni (es. dialogo) e, insieme, spalancare la porta a ingerenze. Quando una voce pubblica passa dall’essere critica verso l’Occidente al sostenere sistematicamente tesi che minimizzano le responsabilità russe — o che ospitano notizie dubbie e teorie complottiste sul canale personale — il confine tra dissenso e utile al nemico diventa labile. E su questo il giornalismo non può fare lo struzzo.

Terzo: l’argomento della “pluralità di incontri” come normalità non regge. Tutti i partiti incontrano controparti straniere: la domanda è con quale frequenza, con quali personaggi e con quali esiti concreti. Se dopo gli incontri seguono proposte legislative per uscire dalla Nato, o un voto diplomatico coerente con la linea russa, allora le coincidenze diventano modelli interpretabili. la Repubblica

Quarto: la rimozione di contenuti (Sputnik/RT) dal blog non è una confessione né una riabilitazione automatica; è però un indizio che va approfondito. Perché quei contenuti c’erano? Chi li ha rilanciati e con quale criterio editoriale? Eliminare significa riparare o nascondere? Le domande rimangono.

Perché lo scrivo

Lo scrivo perché la politica estera non è un gioco estetico: è sicurezza, alleanze, costi e vite. Essere “atlantisti” non è una bandiera ideologica da sventolare per partito preso, è riconoscere che esistono interessi collettivi che si intrecciano con doveri istituzionali. E quando si vede, ripetutamente, che una figura pubblica tende ad allinearsi — nelle parole, nelle presenze, nelle scelte — con una potenza che oggi si pone come antagonista sistemico, non è ossessione: è controllo democratico.

E poi: non sto parlando del singolo cittadino russo, né di chi nel mondo osserva la Russia con interessi molteplici. Parlo di questa Russia — quella che ha attuato annesssioni territoriali, campagne di disinformazione, pressioni geopolitiche — e di chi in Italia, a vario titolo, sembra interpretarne troppo spesso il ruolo come opportunità e non come rischio. I fatti qui non sono opinioni: sono fatti.

Parole al vento? Non esattamente

Certo, la Russia resterà a lungo un “paese ideale” per una fetta dell’opinione pubblica italiana: perché offre narrazioni contrarie al politicamente corretto, perché incarna il mito del nazionalismo forte e perché la sua propaganda sa parlare alla frustrazione. Ma nelle stanze del potere, nelle ambasciate, sulle pagine dei dossier, non conta ciò che ispira: contano le scelte pratiche.

E se Di Battista — ma qui vale per chiunque — vuole rispondere, lo faccia con documenti, date, nomi e motivazioni. Non con battute. Non con frasi d’effetto. La domanda non è solo “sei ingenuo o colluso?”, la domanda è più grave: hai capito le conseguenze strategiche di ciò che hai fatto e detto? E se sì, per quale progetto nazionale lo hai fatto?

Conclusione (tagliente, perché serve)

Le dieci domande di Madonia non sono un attacco personale fine a sé stesso: sono un invito alla chiarezza. In democrazia, il confine tra dissenso e danno strategico va tracciato con parole, documenti e responsabilità. Chi esercita la parola in pubblico — e chi ambisce a ruoli che contano — deve ricordarsi che ogni abbraccio diplomatico, ogni frase condivisa in privato ma poi pubblicata, ogni articolo rilanciato ha effetti concreti.

E se qualcuno pensa di stemperare il discorso usando l’uscio comodo del “tutto è complottismo” o del “io parlo con tutti”, sappia che sulla bilancia della storia, la trasparenza pesa più di una simpatia passeggera. Io rimango a dispetto delle tifoserie: meglio una domanda scomoda che mille applausi a buon mercato.

(Serena Russo)

Prompt:

Intro: sta girando sui social un post del giornalista Mattia Madonia intitolato "Dieci Domande ad Alessandro Di Battista". In punta di fioretto, Madonia inchioda Di Battista alla sua stretta corrispondenza con la Russia. Bravissimo: io avrei usato altro che il fioretto, l'UZI.

parte 1: vi faccio un riassunto delle questioni più interessanti, perché meritano attenzione: 1- Perché nel 2016, in vista del referendum “di Renzi”, negli uffici del gruppo parlamentare del M5S hai pronunciato la frase “Che ne dite di farci dare una mano per la campagna sul referendum costituzionale dall’ambasciatore russo? Con tutto quello che stiamo facendo per loro…”? Cosa stavate facendo per loro? La frase è stata riportata da Nicola Biondo e Marco Canestrari, ex collaboratori di Gianroberto Casaleggio, nel libro “Supernova. Come è stato ucciso il Movimento Cinque Stelle”. Non risulta che tu li abbia mai querelati o che abbia mai smentito l’episodio. 2- Perché sei andato con Manlio Di Stefano alla Duma di Mosca per incontrare gli esponenti di Russia Unita? Tra questi Sergei Zhelezniak, lo stesso politico che ha firmato gli accordi tra Lega e Russia Unita. All’epoca disse di essere pronto a siglare un accordo anche con il M5S. Salvini, poco furbo, mostrò sui social l’incontro e la firma del contratto, voi no. È stato firmato? 3- Perché, al ritorno da Mosca, hai subito depositato una proposta di legge per chiedere all’Italia di uscire dalla Nato? E perché da quel momento il M5S ha iniziato a votare a Bruxelles contro le sanzioni alla Russia, contro le indagini sull’avvelenamento di Navalny e sempre contro le misure che potessero danneggiare la Russia? 4- Perché hai portato Beppe Grillo all’ambasciata russa a Roma? E perché dopo quell’incontro sono sbucati sul blog di Grillo gli articoli di Sputnik Italia e di Russia Today? Articoli che Casaleggio Jr. ha fatto sparire dal web dopo l’insediamento del M5S al governo nel 2018. 5- Perché durante la campagna elettorale, sempre in quel periodo, hai dichiarato: “Con noi al governo intrecceremo rapporti più intensi con la Russia”? Erano i giorni in cui diverse inchieste internazionali parlavano delle ingerenze russe nella campagna elettorale con bot, pagine social e disinformatori legati al M5S e alla Lega. Hai anche dichiarato che non vi sareste mai alleati con la Lega. In quei giorni l’intelligence statunitense parlò di una mobilitazione russa per creare un governo Lega-M5S. 6- Perché, nel 2019, hai dichiarato: “Per la pace nel mondo meno male che c’è Putin”? 7- Perché sul tuo canale Youtube hai ospitato personaggi che hanno diffuso fake news sulla strage di Bucha? Quelli che parlavano di “set cinematografico” e di cadaveri per strada che in realtà erano attori. 8- Come mai dal 24 febbraio 2022 hai scritto migliaia di post contro Zelensky, l’Ucraina, l’Unione Europea, Biden, l’Occidente e mai nessuno contro Vladimir Putin? 9- Perché parteciperai all’incontro “Russofobia. Russofilia. Verità.” insieme a Vincenzo Lorusso, Angelo D’Orsi e Moni Ovadia? Lorusso ha scritto un libro con una prefazione di Maria Zakharova, portavoce del ministro degli Esteri russo Lavrov che da anni attacca e minaccia l’Italia. A lei ha consegnato di persona una raccolta firme contro Mattarella. D’Orsi è un filoputiniano che da anni giustifica tutti i crimini russi - rivisitando anche il periodo di Stalin - e che ancora oggi afferma: “La Russia non è un pericolo, è un’opportunità”. Moni Ovadia ha recentemente dichiarato: “Ammiro Vladimir Putin, è un grande statista”. 10- Perché dichiari che i nemici degli ucraini sono i “russofobi” e gli europei che inviano le armi e non i russi che li massacrano e radono al suolo le loro città?

parte 2: vi faccio le mie considerazioni su queste domande.

parte 3: perché scrivo tutto questo? Perché proprio durante il weekend un lettore mi scrive chiedendomi se qui su "Le Argentee Teste D'Uovo" ce l'abbiamo con la Russia. Risposta: certo, siamo atlantisti e la Russia (non con il singolo cittadino russo, ma con la nazione), questa Russia, non possiamo non vederla altrimenti che una potenza ostile. I fatti parlano chiaro.

parte 4: parole al vento, certo - la Russia resterà ancora a lungo il paese ideale degli italiani. E non mi aspetto che Di Battista, come tutti i vili, risponda.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4; approfondisco dove necessario.

Scrivi un approfondito articolo, assumendo il ruolo di Serena Russo, tagliente, graffiante, ironico. Rendilo immersivo.

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2 commenti

  1. Se, e dico se, ci fossero stati rapporti scomodi tra i grullini e la Russia, getterebbe una luce ancora più lugubre sull’operazione “Dalla Russia Con Amore” condotta da Mosca sotto il governo Conte II, con l’orrendo Di Maio Ministro degli Esteri.

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