Il pacifismo con il distintivo del carnefice

È sconcertante vedere Emergency — un’organizzazione nata per curare le vittime della guerra — scegliere come portavoce della propria narrazione chi quella guerra la conduce con ferocia, la giustifica e la usa come strumento politico.
C’è un limite tra ingenuità e autolesionismo, e temo che qui siamo andati oltre.

La resa morale travestita da equilibrio

Citare il ministro Lavrov, rappresentante di un regime che bombarda civili, deporta bambini e definisce “operazione speciale” un’invasione brutale, non è un lapsus, né una “dissonanza cognitiva”. È una resa morale in diretta streaming.
Chiunque abbia anche solo sfiorato un teatro di guerra sa che certe parole non sono semplicemente “diplomatiche”: sono il lessico della menzogna sistemica. Lavrov è l’uomo che chiama pace ciò che è occupazione, che parla di difesa mentre scatena missili, e che brandisce la parola “ordine” mentre i suoi carri armati disegnano il caos.

Quel Lavrov, già

Quando un’organizzazione come Emergency cita questo personaggio per “riflettere sulla pace”, non sta esercitando pluralismo. Sta consegnando la propria autorevolezza a chi della guerra ha fatto mestiere, profitto e ideologia. È come se un oncologo invitasse un produttore di sigarette a parlare di prevenzione.

Il pacifismo a senso unico

Non si tratta di “equilibrio” né di “analisi geopolitica” — del resto, non è questo il compito di Emergency. Si tratta di smarrimento. Etico, prima ancora che politico.
Troppi soggetti che si dichiarano “solidali” e “di sinistra” stanno inciampando nella stessa trappola: quella del pacifismo equidistante, che non prende posizione nemmeno di fronte all’evidenza.
Chi vuole parlare di pace non può farsi megafono della propaganda di chi la pace la distrugge ogni giorno, un cratere alla volta. La guerra non è un dibattito filosofico. È sangue, urla, fame, corpi mutilati. E fingere di non distinguere l’aggressore dall’aggredito, nel nome di una neutralità che suona sempre più vigliacca, non è “profondità di analisi”. È abdicazione morale.

Quando il simbolo inciampa sulla propria ombra

Per decenni Emergency è stata un faro. La mano tesa nei campi profughi, il bisturi che non chiedeva passaporti, la voce di chi curava senza chiedere da che parte stavi. Ma diffondere oggi le parole di un criminale di guerra significa calpestare quella stessa credibilità costruita con anni di sacrifici e coerenza.
Non serve essere ideologici per riconoscere un abisso. Basta un minimo di lucidità per capire che la neutralità medica non coincide con la neutralità morale.

E mi spiace dirlo, ma il “dialogo” con chi bombarda ospedali non è dialogo: è una farsa. Se Lavrov parla di pace, è solo perché la parola “vittoria” non gli basta più a coprire i crimini che rappresenta.

Il confine tra neutralità e cinismo

La neutralità, quando si trasforma in complicità retorica, non è più pacifismo. È cinismo travestito da buona coscienza.
È la stessa logica di chi, di fronte a un aggressore e una vittima, dice: “non voglio schierarmi”. Ma non schierarsi è già uno schieramento — quello di chi non vuole disturbare il potere.

La verità è che la pace non si costruisce mettendo sullo stesso piano chi cura e chi uccide, chi scappa e chi insegue, chi tende una mano e chi la spezza. La pace non nasce dal silenzio, ma dal coraggio di chiamare le cose col loro nome.

E se oggi qualcuno si scandalizza per la mia durezza, pazienza.
Preferisco essere accusata di durezza che di complicità.

Post scriptum:
C’è chi dice che “il giornalismo non deve prendere posizione”. Lo dicevano anche nei Balcani, quando raccontavamo i campi di concentramento. Ma la verità, a volte, ha bisogno di essere detta forte, soprattutto quando la chiamano pace e somiglia troppo alla guerra.

(Serena Russo)

Prompt:

Intro: è sconcertante vedere Emergency, un’organizzazione nata per curare le vittime della guerra, scegliere come portavoce di una propria narrazione chi quella guerra la conduce con ferocia, la giustifica e la utilizza come strumento politico.

parte 1: Citare il Ministro Lavrov, rappresentante di un regime che bombarda civili, deporta bambini e definisce “operazione speciale” un’invasione brutale, non è una semplice “dissonanza cognitiva”. Assomiglia piuttosto a una resa morale.

parte 2: Non si tratta di equilibrio o di analisi geopolitica – che del resto non è il compito di Emergency – ma di uno smarrimento etico e politico che sta coinvolgendo troppi soggetti che si dichiarano solidali e di sinistra. Chi vuole parlare di pace non può farsi megafono della propaganda di chi la pace la distrugge ogni giorno.

parte 3: Emergency è stata per decenni un simbolo di umanità e soccorso incondizionato. Diffondere le parole di un criminale di guerra significa, purtroppo, calpestare quella stessa credibilità.

parte 4: La neutralità, quando si trasforma in complicità retorica, non è più pacifismo: rischia di diventare cinismo travestito da buona coscienza.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4; approfondisco dove necessario.

Scrivi un approfondito articolo, assumendo il ruolo di Serena Russo, tagliente, graffiante, ironico. Rendilo immersivo.


Scopri di più da Le Argentee Teste D'Uovo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento