La manovra sporca per comprarsi i voti dei no-vax

Ogni volta che leggo certe notizie, la bile mi sale. E no, non è allarmismo: è la reazione di chi conosce il valore della salute pubblica e vede la scienza trattata come una pedina da spostare sul tavolo della convenienza politica. L’emendamento sul reintegro dei medici no-vax non è un gesto di clemenza, né tantomeno un provvedimento sanitario. È un atto politico confezionato con cura per intercettare un preciso bacino elettorale, mentre si finge di parlare il linguaggio della responsabilità.

Parliamoci chiaro, senza ipocrisie. Il governo sa benissimo che il mondo no-vax, i critici dei vaccini e tutti coloro che si sentono “perseguitati” costituiscono ormai una piccola ma rumorosa riserva di consensi. E allora, a ridosso delle scadenze, si tira fuori un emendamento infarcito di condizioni tanto restrittive quanto utili a costruire una narrazione: il ricorso pendente, l’assenza di fatti dolosi, la possibilità di rientrare. Sulla carta sembra una misura prudente; nella sostanza manda un messaggio chiarissimo a un pezzo di elettorato: “Vi riabilitiamo”. Poco importa se la comunità scientifica, i dati e il buon senso raccontano altro. L’obiettivo non è fare buona sanità, ma accumulare consenso.

E allora viene da chiedersi dove sia finita la memoria. Io gli anni della pandemia li ho vissuti raccontando i dati, spiegando perché i vaccini salvavano vite, ricordando che dietro ogni decisione c’erano medici, infermieri, ricercatori e operatori sanitari esposti in prima linea. Mentre qualcuno faceva della diffidenza una bandiera identitaria, il personale sanitario pagava un prezzo altissimo, in fatica, paura e, troppo spesso, in vite spezzate. Oggi questo gioco al ribasso calpesta anche quel sacrificio. I 383 camici bianchi caduti durante l’emergenza non sono una statistica da piegare alla propaganda: sono una ferita collettiva. Per questo la definizione di “affronto alle vittime” usata dalla FNOMCeO non è esagerata. È, semmai, il minimo sindacale del pudore civile.

C’è poi un punto che va chiarito con onestà, perché il dibattito pubblico ama i numeri quando servono a fare scena, ma li dimentica quando impongono realismo. Secondo la stessa FNOMCeO, i medici radiati che potrebbero davvero rientrare grazie a questo emendamento sarebbero forse 4 o 5 in tutta Italia. Una manciata di casi, dunque, resi possibili da condizioni così strette da ridurre l’effetto pratico quasi a zero. Molto più ampio, invece, è il bacino degli operatori sanitari sospesi per il no-vax, che si aggirerebbe tra 1.500 e 2.000 persone. E questo mentre il Sistema Sanitario Nazionale soffre un vuoto di circa 20.000 professionisti. È qui che l’operazione mostra tutta la sua ipocrisia: si agita il problema di pochi per non affrontare l’emergenza dei molti.

Davvero il Parlamento si deve impantanare su una procedura ad personam per quattro o cinque medici mentre il sistema va in affanno per carenza di personale, liste d’attesa, reparti sotto organico e servizi allo stremo? La risposta, temo, è sì. Ed è quasi più sconfortante della domanda, perché rivela una strategia politica cinica e calcolata: alzare un polverone simbolico per ottenere un ritorno identitario presso un elettorato preciso, mentre sul piano sanitario il beneficio è pressoché inesistente. In altre parole: molta bandiera, poca sostanza. Molto rumore, nessuna soluzione.

Ma il punto più grave, da cittadina prima ancora che da scienziata, è un altro: l’ingerenza della politica negli Ordini professionali e nei meccanismi di autoregolazione della professione medica. Un Ordine non è un orpello burocratico. È il presidio di un codice deontologico, di una responsabilità verso i pazienti, di un sistema di regole che esiste proprio per impedire che la medicina diventi un territorio negoziabile a seconda del vento elettorale. Se oggi si riabilitano i no-vax per convenienza politica, domani chi ci assicura che altre scelte impopolari ma necessarie non vengano rimesse in discussione? Le linee guida contro il fumo? Le regole sulle terapie intensive? Le misure di prevenzione? Quando si apre la porta alla subordinazione della scienza al consenso, quella porta tende a non richiudersi più.

E allora sì, chiamiamola con il suo nome: questa non è sanità, è propaganda allo stato brado. Si prende una questione marginale sul piano pratico e la si trasforma in un segnale ideologico. Si riabilita chi ha violato un principio fondamentale non per giustizia, non per equilibrio, non per ricomposizione istituzionale, ma per un pugno di voti. E se la scienza accetta di piegarsi al calcolo politico, non stiamo solo scivolando su un piano inclinato: stiamo rinunciando al diritto di stupirci quando poi la fiducia dei cittadini crolla, quando la disinformazione prolifera, quando la salute pubblica diventa l’ennesimo terreno di scontro identitario.

La verità è semplice e scomoda: la medicina non può essere governata con il termometro del consenso. Può essere discussa, migliorata, criticata, persino corretta. Ma non può essere mercanteggiata. Perché quando la scienza diventa moneta di scambio, a perdere non è soltanto la credibilità delle istituzioni. A perdere è il bene più fragile e più prezioso che abbiamo: la fiducia collettiva.

(Giulia Remedi)

Prompt:

intro: Ogni volta che leggo certe notizie, la bile mi sale. E no, non è "allarmismo", è la rabbia di una scienziata che vede la salute pubblica messa in vendita al miglior offerente politico. Questo emendamento sul reintegro dei medici no-vax non è un atto di clemenza né tantomeno un provvedimento sanitario: è un atto politico sporco, confezionato su misura per un preciso bacino elettorale.

parte 1: Parliamoci chiaro, senza ipocrisie. Il governo sa benissimo che i no-vax, i critici dei vaccini e chi si sente "perseguitato" rappresentano ormai un esercito di voti consistente. E allora, a pochi passi dalle scadenze politiche, cosa si fa? Si butta lì un emendamento, infarcito di "condizioni" farlocche (il ricorso pendente! i fatti non dolosi!), giusto per mandare un segnale forte: "Noi vi riabilitiamo". Non importa se la scienza dice altro, importa solo accaparrarsi consensi.

parte 2: E la memoria, dove la mettiamo? Ho passato gli anni della pandemia a raccontare i dati, a spiegare perché il vaccino salvava vite, mentre il personale medico metteva la propria vita a repentaglio. Oggi, con questo gioco al massacro, si calpesta il sacrificio di quei 383 camici bianchi caduti in prima linea. La FNOMCEO parla di "affronto alle vittime" e ha perfettamente ragione. È una vergogna morale inaudita, ed è assurdo che io debba stare qui a ricordarlo a chi dovrebbe tutelare il Sistema Sanitario Nazionale.

parte 3: Facciamo chiarezza: i medici radiati che potrebbero effettivamente rientrare grazie a questo emendamento sono, secondo la stessa FNOMCEO, forse 4 o 5 in tutta Italia. Perché? Perché le condizioni sono talmente restrittive (ricorso pendente, assenza di condanne penali, fatti non dolosi) che la platea si riduce a una manciata di casi. Ma attenzione: il bacino di operatori sanitari sospesi (non radiati) che hanno subito provvedimenti per il no-vax è molto più ampio, e si aggira tra 1.500 e 2.000 persone. E il Sistema Sanitario Nazionale? È in ginocchio con un buco di 20.000 professionisti!

parte 4: Quindi, davvero il Parlamento si blocca su questa procedura ad personam per 4 o 5 medici, invece di affrontare l'emergenza vera? È talmente ridicolo che fa quasi piangere, se non fosse che è una strategia cinica e calcolata: si fa un grande proclama politico per un risultato sanitario quasi nullo, solo per mandare un segnale a quel bacino di elettori no-vax che tanto piace alla maggioranza. Ma la parte che mi preoccupa di più, da cittadina prima ancora che da scienziata, è l'ingerenza politica negli Ordini professionali. Si sta dicendo ai medici: "La vostra autoregolamentazione, il vostro codice deontologico e le sanzioni disciplinari non contano nulla; conta il nostro bisogno di voti". È un precedente pericolosissimo. Se oggi si riabilitano i no-vax per motivi elettorali, domani chi ci garantirà che le linee guida contro il fumo o per le terapie intensive non vengano stravolte per l'ennesima convenienza?

parte 5: Questa non è sanità, questa è propaganda allo stato brado. Si riabilita chi ha tradito il giuramento di Ippocrate non per giustizia, ma per un pugno di voti. Se la scienza si piega al consenso, siamo davvero alla frutta.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove necessario.

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