
Ostilità ai vaccini, simpatia per Putin, odio verso i migranti e teorie del complotto. A prima vista sembrano posizioni lontane, nate da discussioni completamente diverse. Eppure, quando osservo il dibattito pubblico, continuo a incontrarle insieme. Non sempre, naturalmente. Ma abbastanza spesso da chiedermi che cosa ci sia sotto. Perché quando idee apparentemente scollegate finiscono con il convivere nella stessa testa, forse vale la pena guardare oltre le singole opinioni.
A me sembra che il punto comune sia una certa idea del potere. O, meglio, una profonda sfiducia verso tutto ciò che sta in mezzo fra l’individuo e la realtà: scienziati, medici, giornalisti, istituzioni, organismi internazionali. La scienza diventa “Big Pharma”, l’informazione è propaganda, l’Unione Europea una macchina burocratica che decide tutto dall’alto. Se si parla di immigrazione, dietro i flussi migratori compare un piano delle élite per “sostituire” i popoli. Se si parla dell’Ucraina, una guerra complessa viene ridotta a una partita giocata dalla NATO attraverso un paese pedina.
Il mondo, insomma, smette di essere complicato e diventa intenzionale. Dietro ogni cosa deve esserci qualcuno che decide, organizza, manipola.
Capisco perché questa visione possa essere seducente. La realtà è faticosa da accettare proprio perché spesso non ha un autore. Una pandemia non ha bisogno di un burattinaio: può essere il risultato di un agente patogeno, di condizioni ambientali, di comportamenti umani e di migliaia di decisioni prese in fretta. Una guerra può nascere da decenni di storia, interessi contrapposti, errori politici e ambizioni personali. Le migrazioni possono avere contemporaneamente cause economiche, familiari, climatiche e geopolitiche. È tutto molto più difficile da raccontare.
Il complotto, invece, mette ordine. Ti consegna un colpevole, una spiegazione e perfino un ruolo da interpretare. Ed è un ruolo molto gratificante: quello di chi ha capito. “Io non mi faccio prendere in giro”, “io ho fatto le mie ricerche”, “io vedo quello che gli altri non vedono”. Gli altri dormono, credono ai giornali, si fidano dei medici. Tu hai aperto gli occhi.
È una dinamica che mi interessa particolarmente perché trasforma la diffidenza, che in sé può essere una qualità, in una specie di identità. Dubitare delle istituzioni è sano. Pensare che ogni istituzione sia necessariamente corrotta e che ogni esperto stia mentendo è un’altra cosa. Nel primo caso cerchi di capire se qualcuno ha sbagliato. Nel secondo hai già deciso che deve esserci un inganno.
E a quel punto arriva uno dei paradossi che trovo più curiosi. La stessa persona può rifiutare con ferocia l’autorità di un medico che le suggerisce una vaccinazione e, poche ore dopo, esaltare un leader politico che concentra il potere nelle proprie mani. Potrebbe sembrare una contraddizione. In realtà lo è molto meno se consideriamo il criterio con cui viene giudicata l’autorità: non conta tanto quanto potere esercita, ma contro chi lo esercita.
Se l’autorità limita me, è oppressione. Se limita il mio avversario, può diventare ordine.
Da questa prospettiva si capisce anche perché Putin possa apparire, agli occhi di alcune persone occidentali, come una figura quasi liberatoria. Non perché il suo sistema sia democratico — non lo è — ma perché rappresenta l’uomo forte che sembra fare esattamente ciò che viene desiderato: difendere i confini, sfidare le élite, mettere al loro posto gli avversari, ridurre il dissenso. La libertà richiesta per sé può convivere tranquillamente con la richiesta di disciplina per qualcun altro.
È una libertà selettiva, e forse proprio per questo è così facile da conciliare con il rancore verso il migrante. Il problema diventa sempre qualcuno che sta oltre un confine che consideriamo nostro. Il migrante attraversa il confine nazionale. Il vaccino attraversa quello corporeo. Il “globalismo” attraversa quello politico. Cambiano le parole, ma rimane la sensazione che qualcosa di esterno stia entrando nel nostro spazio senza il nostro permesso.
Non credo, sia chiaro, che da qui si possa costruire una formula matematica del tipo “no-vax uguale putiniano uguale xenofobo”. Sarebbe una semplificazione speculare a quelle che stiamo criticando. Esistono persone contrarie ai vaccini senza alcuna simpatia per Putin, persone molto critiche verso l’immigrazione che rifiutano il complottismo e persone che diffidano delle istituzioni democratiche proprio perché vorrebbero istituzioni migliori. Le persone sono più complicate delle etichette che appiccichiamo loro.
Il problema nasce quando queste idee si incontrano e cominciano a rafforzarsi a vicenda. E i social network sono un ambiente perfetto per farlo. Si può entrare da una discussione sui vaccini e, attraverso un video consigliato dopo l’altro, arrivare alla “dittatura sanitaria”, alle élite, al globalismo, alla sostituzione etnica, alla NATO e infine all’uomo forte che promette di rimettere ordine. Non serve immaginare una centrale operativa che coordini il percorso. È sufficiente che ogni contenuto renda quello successivo un po’ più familiare.
A quel punto lasciare una convinzione diventa difficile perché non significa più soltanto cambiare idea. Significa, spesso, prendere le distanze da una comunità e dall’immagine che abbiamo costruito di noi stessi. Se mi sono convinta di essere una delle poche persone che “ha capito”, ammettere di essermi sbagliata significa rinunciare anche a quella posizione privilegiata. Ecco perché, in certi casi, portare semplicemente un dato contrario serve a poco. Il dato mette in discussione una convinzione; la convinzione, però, può essere diventata parte dell’identità.
È questo che trovo più preoccupante. La democrazia è faticosa perché ci obbliga a convivere con la complessità. Ci chiede di accettare che gli esperti possano sbagliare, che le istituzioni possano essere criticate e migliorate, che le nostre idee possano essere messe in discussione e che qualche volta la risposta più onesta sia “non lo sappiamo ancora”. Il complottismo offre qualcosa di molto più rassicurante: una certezza, un nemico e una storia nella quale noi siamo quelli che hanno finalmente capito.
Alla fine, forse, il paradosso è proprio questo: ci si proclama ribelli al potere, purché quel potere sia quello che ci chiede qualcosa. Quando compare un’autorità che promette di punire gli altri, chiudere le frontiere, zittire i nemici e rimettere ogni cosa al proprio posto, la ribellione può trasformarsi improvvisamente in ammirazione.
E quindi sì, prendete questo articolo come una sorta di Complottismo & Politica For Dummies, 2026 Edition. La buona notizia è che probabilmente non esiste una misteriosa stanza piena di persone che decidono tutto. La cattiva è che non serve. Basta una certa idea del mondo, nella quale la complessità diventa sospetto, il dubbio diventa certezza e la libertà sembra un diritto da difendere per noi, ma un lusso da negare agli altri.
(Giulia Remedi)
Prompt:
intro: ostilità ai vaccini, simpatia per Putin, odio verso i migranti e teorie del complotto. Sembrano posizioni diverse, ma convivono nella stessa persona con troppa regolarità per essere un caso.
parte 1: Il filo che le unisce è una sfiducia radicale verso ogni mediazione democratica. La scienza diventa “Big Pharma”, l’informazione propaganda, l’UE una dittatura di burocrati. L’immigrazione sarebbe pianificata dalle élite per “sostituire” i popoli, l’Ucraina una pedina della NATO. E' ovvio: c’è una regia occulta dietro ogni cosa.
parte 2: Questa visione è gratificante. Chi la abbraccia si sente vittima di forze enormi, ma anche parte di una minoranza che ha “scoperto la verità”. Gli altri dormono, credono ai giornali, obbediscono ai medici. Lui invece ha aperto gli occhi. Così la diffidenza diventa superiorità intellettuale e l’impotenza diventa sapere segreto.
parte 3: Anche la contraddizione tra ribellismo no-vax e ammirazione per Putin è meno profonda di quanto sembri. Si rifiuta l’autorità che limita me o il mio gruppo; si invoca quella esercitata contro avversari, stranieri e minoranze. È una libertà a senso unico: impunità per noi, disciplina per gli altri.
parte 4: Il nemico segue sempre la stessa logica: il migrante viola il territorio, il vaccino viola il corpo, il “globalismo” viola la sovranità. Putin può allora apparire come il vendicatore che rimette ordine: frontiere chiuse, gerarchie certe, dissenso ridotto al silenzio. E l’ecosistema digitale fa il resto: propaganda russa, pseudoscienza e xenofobia circolano insieme. Chi entra per un tema viene esposto a tutto il resto, e le convinzioni diventano un’identità difficile da abbandonare.
parte 5: Certo, esistono eccezioni e non tutto è automatico. Ma sotto posizioni apparentemente lontane affiora spesso la stessa mentalità anti-pluralista: insofferente alla complessità, affamata di colpevoli assoluti. Ci si proclama ribelli al potere, purché il potere sia democratico. Davanti all’uomo forte, invece, ci si mette disciplinatamente sull’attenti. Prendete questo articolo come un Complottismo & Politica For Dummies 2026 Edition.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove necessario.
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