Riprogettare le Alleanze Globali

L’accordo di cooperazione rafforzata tra Canada e Unione Europea — con la convergenza strategica dell’Australia — non è “solo” un trattato commerciale. Anzi, a voler essere precisi, non è nemmeno un singolo trattato trilaterale: è qualcosa di più interessante e, forse, più importante. È la costruzione progressiva di una rete di rapporti economici, industriali, tecnologici e di sicurezza fra democrazie che fino a pochi anni fa davano per scontata una determinata architettura internazionale e che oggi stanno scoprendo, con un certo ritardo, che le architetture possono anche crollare. Un tassello decisivo, dunque, proprio perché non arriva sotto forma di proclama epocale. Arriva sotto forma di contratti, materie prime, infrastrutture, accordi industriali e cooperazione militare. La parte meno spettacolare della politica internazionale è spesso quella che, alla fine, conta di più.

Il quadro è ormai abbastanza evidente. Nel giugno 2025 l’Unione Europea e il Canada hanno firmato una Security and Defence Partnership che comprende cooperazione militare, sicurezza marittima, cybersicurezza, minacce ibride, spazio, mobilità militare, industria della difesa e protezione delle infrastrutture critiche. Nel 2026 il Canada è diventato inoltre il primo Paese non europeo a partecipare allo strumento SAFE dell’Unione, quello da 150 miliardi di euro destinato a finanziare investimenti nella capacità industriale della difesa europea. Nel frattempo Bruxelles e Canberra hanno concluso i negoziati per un accordo commerciale e hanno formalizzato una Security and Defence Partnership che comprende sicurezza economica, materie prime critiche, cybersicurezza, tecnologie emergenti, sicurezza marittima e industria della difesa. Canada e Australia, dal canto loro, stanno intensificando la cooperazione su difesa, intelligence, materie prime, energia e tecnologie avanzate. Non serve essere Clausewitz per capire che qualche cosa si sta muovendo.

Il fenomeno va letto nel contesto di un sistema internazionale nel quale Cina e Russia rappresentano due sfide differenti, ma convergenti sotto molti aspetti, per l’ordine liberale occidentale. Pechino dispone di una formidabile capacità industriale e commerciale e di posizioni dominanti in numerose catene del valore strategiche; Mosca ha dimostrato con l’invasione dell’Ucraina che la forza militare può tornare a essere utilizzata su larga scala nel cuore dell’Europa. A questo si aggiunge una trasformazione meno spettacolare ma forse ancora più profonda: la sicurezza economica è diventata inseparabile dalla sicurezza nazionale. Un porto, una rete elettrica, un cavo sottomarino, un impianto per la raffinazione di terre rare o un data center possono avere oggi un’importanza strategica comparabile, in determinati contesti, a quella di una caserma.

E allora “resilienza” torna finalmente a significare qualcosa. Non la parola da convegno aziendale che accompagna una slide con una piantina verde e tre frecce circolari, ma la capacità concreta di continuare a funzionare quando qualcuno decide di interrompere una fornitura, manipolare un’informazione, sabotare un’infrastruttura o trasformare una dipendenza economica in uno strumento di pressione politica. Se una democrazia dipende da un solo fornitore per una risorsa essenziale, non possiede una catena di approvvigionamento: possiede una scommessa.

Il capitolo delle materie prime critiche è probabilmente il più importante. L’Europa è una grande potenza industriale ma dispone di riserve interne limitate per molte delle risorse necessarie alla transizione energetica, all’elettronica avanzata e alla difesa. Canada e Australia, invece, possiedono enormi risorse naturali e capacità minerarie che possono diventare parte di catene di approvvigionamento più diversificate. Il Canada e l’UE hanno già una partnership strategica sulle materie prime dal 2021 e nel 2026 hanno accelerato la cooperazione su investimenti, lavorazione e integrazione delle rispettive catene del valore. L’Australia offre a sua volta accesso a risorse come litio e manganese e rappresenta un attore fondamentale nella diversificazione delle forniture. L’accordo commerciale UE-Australia concluso nel marzo 2026 va esattamente in questa direzione.

Naturalmente, “avere le miniere” non significa automaticamente “avere una filiera sicura”. È qui che comincia la parte difficile, quella che non produce slogan particolarmente fotogenici. Bisogna estrarre, trasportare, raffinare, lavorare e trasformare le materie prime. Servono capitale, energia, infrastrutture, competenze industriali e tempi che non coincidono affatto con quelli della politica elettorale. Soprattutto, bisogna evitare di sostituire una dipendenza con un’altra. Se smettiamo di comprare il materiale raffinato da Pechino ma continuiamo a dipendere da un singolo Paese per un altro passaggio indispensabile della filiera, abbiamo semplicemente spostato il problema di qualche migliaio di chilometri.

È questa la ragione per cui la cooperazione fra Europa, Canada e Australia è interessante anche al di là dei singoli accordi commerciali. Sono tre economie avanzate, con sistemi politici democratici, enormi risorse naturali e un elevato livello tecnologico, ma con specializzazioni differenti. L’Australia e il Canada possono fornire risorse e capacità industriali; l’Europa dispone di un gigantesco mercato, una base manifatturiera sofisticata e una capacità normativa che, piaccia o no, continua a influenzare una parte enorme dell’economia mondiale. L’integrazione delle rispettive capacità può produrre qualcosa di molto più utile di una semplice riduzione dei dazi.

Poi c’è la sicurezza. La vecchia idea secondo cui commercio, tecnologia e difesa appartengano a compartimenti stagni è diventata rapidamente antiquata. Un attacco informatico contro una rete elettrica può paralizzare un’economia. Un attacco a un cavo sottomarino può compromettere comunicazioni essenziali. Una manipolazione straniera dell’informazione può destabilizzare una società senza che venga sparato un colpo. Un’intelligenza artificiale sviluppata per applicazioni civili può avere applicazioni militari nel giro di pochi mesi. E una rete logistica commerciale può diventare improvvisamente un’infrastruttura strategica nel momento in cui una crisi blocca una rotta marittima.

Il partenariato UE-Canada affronta esplicitamente questa nuova dimensione della sicurezza: cybersicurezza, minacce ibride, tecnologie emergenti, sicurezza marittima e spaziale, infrastrutture critiche e sicurezza economica. La partnership digitale UE-Canada comprende inoltre intelligenza artificiale, semiconduttori, tecnologie quantistiche, cybersecurity e governance dei dati. Con l’Australia il campo si allarga ulteriormente a sicurezza marittima, tecnologie emergenti, spazio, industria della difesa e protezione delle catene di approvvigionamento. Non è la costruzione di una nuova NATO con un nome esotico. È qualcosa di più pragmatico: rendere compatibili e interoperabili pezzi diversi dello stesso sistema.

Anche l’energia entra naturalmente nel disegno. L’Europa ha imparato nel modo più costoso possibile che la sicurezza energetica non può essere trattata come una semplice questione di prezzo sul mercato. Canada ed Europa stanno discutendo di LNG, elettrificazione, reti e tecnologie energetiche pulite, mentre la cooperazione sulle materie prime è strettamente legata alla transizione energetica. Con l’Australia entrano in gioco ulteriori risorse minerarie e una collaborazione più ampia sulle tecnologie necessarie alla decarbonizzazione. L’obiettivo sensato non è diventare magicamente indipendenti dal resto del mondo — nessuna grande economia moderna lo è — ma costruire abbastanza alternative da impedire che un singolo attore possa trasformare una dipendenza in un ricatto.

Ed eccoci al punto che rende tutta questa faccenda molto meno accademica. Gli Stati Uniti restano un alleato fondamentale per l’Europa e il pilastro militare americano continua ad avere un peso che nessuna quantità di accordi commerciali può cancellare dall’oggi al domani. Ma un’alleanza funziona anche sulla fiducia nella continuità dell’impegno. Quando Washington adotta una politica estera più transazionale, minaccia tariffe, mette in discussione vecchi equilibri e comunica ai propri partner che gli interessi americani vengono prima degli accordi precedenti, gli alleati hanno un incentivo molto razionale a prepararsi a scenari nei quali l’affidabilità americana possa essere inferiore a quella cui erano abituati.

Questo non significa che Canada, Europa e Australia abbiano deciso di “sostituire l’America”. Sarebbe una lettura infantile della situazione. Significa qualcosa di molto più banale: stanno cercando di costruire capacità che consentano loro di avere maggiore autonomia di fronte alle crisi. È la stessa logica che vale per qualsiasi rapporto di dipendenza: si può continuare a considerare un partner affidabile e, contemporaneamente, decidere che sarebbe imprudente non avere alternative.

La conseguenza paradossale potrebbe essere che una politica pensata per riportare gli Stati Uniti al centro di ogni relazione economica finisca per accelerare la diversificazione degli alleati. Canada e Unione Europea stanno già parlando di una relazione molto più stretta; l’Australia sta facendo altrettanto; Londra mantiene una propria cooperazione strutturata con Ottawa e Canberra; e nel frattempo emergono nuove forme di collaborazione industriale e militare.

Non significa che nascerà automaticamente un blocco occidentale perfettamente compatto. Gli interessi divergono, le economie competono, i governi cambiano e persino le democrazie più affini litigano parecchio quando sul tavolo arrivano soldi veri. L’Europa, inoltre, ha ancora problemi enormi di coordinamento interno: dieci Stati membri, fra cui Francia e Italia, non hanno ancora completato la ratifica di CETA, mentre Bruxelles discute contemporaneamente di una possibile forma di “associate membership” per il Canada che non possiede ancora una precisa collocazione istituzionale.

Ma proprio questa imperfezione rende il processo interessante. Non stiamo assistendo alla nascita di una nuova superpotenza occidentale progettata a tavolino. Stiamo osservando democrazie che, una dopo l’altra, stanno costruendo una rete di rapporti abbastanza fitta da rendere meno vulnerabile il sistema nel suo complesso.

È una lezione sorprendentemente semplice. La dipendenza può essere conveniente quando tutto funziona. Diventa pericolosa quando chi controlla la dipendenza scopre di poterla usare come leva.

Per decenni l’Occidente ha costruito un sistema nel quale questa possibilità sembrava remota. Ora Canada, Australia ed Europa stanno costruendo una cintura di sicurezza intorno a quella vecchia certezza. Non stanno chiudendo le porte agli Stati Uniti. Stanno semplicemente imparando a non avere una sola porta d’ingresso.

E, in tempi normali, sarebbe stata una precauzione quasi noiosa. Proprio per questo probabilmente è una delle cose più importanti che stiano facendo.

(Serena Russo)

Prompt:

intro: L’accordo di cooperazione rafforzata tra Canada e Unione Europea — con la convergenza strategica dell’Australia — non è “solo” un trattato commerciale. È un tassello decisivo.

parte 1: In un mondo segnato dall’assertività del blocco autoritario a guida cinese e russa, l’asse transatlantico e indopacifico disegna una nuova architettura di sicurezza e resilienza (per una volta usiamo il termine correttamente) per le democrazie occidentali.

parte 2: Il cuore economico dell’intesa è l’autonomia sulle materie prime critiche: l’industria europea avrà accesso privilegiato e sicuro a litio, cobalto, terre rare e uranio da Canada e Australia, riducendo la dipendenza dalle catene controllate da Pechino.

parte 3: Non solo commercio: l’accordo rafforza anche protezione delle infrastrutture critiche e coordinamento tecnologico. Parliamo di difesa cibernetica, intelligenza artificiale, sicurezza delle reti e delle rotte commerciali sottomarine.

parte 4: Sul fronte energetico, la sinergia punta su forniture stabili e partnership per idrogeno verde e tecnologie di transizione. Obiettivo: ridurre le vulnerabilità e rendere più solida la sicurezza energetica continentale.

parte 5: I disgraziati USA a trazione MAGA pensavano di ricattare il mondo intero, che però ha semplicemente scelto di organizzarsi diversamente - quando un alleato diventa inaffidabile, purtroppo, bisogna prendere decisioni che un tempo sembravano assurde.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5; approfondisco dove necessario.

Scrivi un approfondito articolo, assumendo il ruolo di Serena Russo; usa un tono tagliente e ironico. Rendilo immersivo. Non abusare dell'aggettivo "geopolitico", e della forma "non... non... non...". Fallo in paragrafi compatti, non pieno di a capo. non usare "e qui..." se non il minimo indispensabile. Non dare titoli ai paragrafi.


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