
Ottocentomila persone nella laicissima Francia. È il numero che sta facendo brillare gli occhi a molti cattolici tradizionalisti: una folla imponente per la grande messa celebrata da Leone XIV a Parigi, alla quale si sono aggiunte decine di migliaia di persone a Lourdes e Metz. Per qualcuno, la spiegazione è già pronta: è arrivato il Papa della rinascita, quello capace di restituire alla Chiesa una centralità perduta dopo decenni di secolarizzazione. Il cardinale François-Xavier Bustillo ha sintetizzato questa speranza con un paragone efficace: Giovanni Paolo II contribuì a svegliare l’Est europeo; Leone XIV potrebbe svegliare l’Occidente.
I cattolici tradizionalisti che Francesco non hanno mai digerito, naturalmente, gongolano. In Leone vedono la rivincita, la riscossa e forse anche una risposta alla Francia secolarizzata e alla presenza ormai radicata dell’islam religioso. Soprattutto, vedono l’occasione per chiudere definitivamente l’era del predecessore: il Papa “terzomondista”, quello dei migranti, delle periferie e dell’ambiente, quello che sembrava avere poca simpatia per l’apparato curiale e, per alcuni dei suoi critici più accaniti, persino un Papa eletto in modo irregolare. Qualcuno arrivò a scandalizzarsi persino per una stola indossata o non indossata in una benedizione. Evidentemente la storia della Chiesa può attendere: prima bisogna sistemare il guardaroba liturgico.
Io credo però che leggere gli ottocentomila di Parigi come una sorta di referendum contro Francesco sia un errore. Senza togliere nulla a Leone XIV, che ha dimostrato di possedere statura e capacità di parlare a un pubblico assai vasto, quella folla arriva dopo tredici anni nei quali la Chiesa ha attraversato una trasformazione profonda. E per capire il punto bisogna tornare al 2013.
Quando Bergoglio fu eletto, il Vaticano era reduce dai Vatileaks, dagli scandali finanziari e dalle lotte interne alla Curia. L’immagine di una Chiesa ripiegata sui propri palazzi aveva raggiunto il suo punto più basso. Francesco reagì anche sul piano simbolico: rinunciò agli appartamenti papali e scelse di vivere a Santa Marta. Era un modo per sottrarsi alla tradizionale bolla nella quale il Pontefice rischia di essere circondato dalla propria macchina burocratica.
Poi vennero le riforme vere e proprie. Francesco intervenne sulla struttura della Curia, modificò competenze e procedure, istituì nuovi dicasteri e portò ai vertici uomini estranei alle vecchie dinamiche romane. Fra questi ci fu Robert Francis Prevost, nominato nel 2023 prefetto del Dicastero per i Vescovi. Il futuro Leone XIV, dunque, non era un estraneo piombato dal cielo nel conclave: era uno degli uomini ai quali Francesco aveva affidato una responsabilità importante nel governo della Chiesa.
C’è poi il capitolo più doloroso: gli abusi sessuali. Nel 2013 la questione pesava sulla Chiesa come una gigantesca ipoteca morale. Francesco non l’ha certo risolta, e sarebbe ridicolo sostenerlo, ma durante il suo pontificato furono introdotte nuove procedure per la segnalazione e l’indagine sugli abusi e sulle eventuali responsabilità dei vescovi, a partire dal motu proprio Vos estis lux mundi del 2019, poi aggiornato nel 2023.
Per questo l’immagine di Leone XIV che a Lourdes incontra alcune vittime francesi degli abusi e chiede loro perdono va letta anche dentro una storia precedente. Il nuovo Papa si trova davanti a una ferita ancora aperta, ma affrontata con strumenti che negli anni precedenti sono stati almeno in parte costruiti. La continuità, in questo caso, è più evidente della rottura.
Sarebbe quindi curioso trasformare la successione dei due Pontefici in una partita di calcio: Francesco perde, Leone vince; tradizionalisti uno a zero e tutti a casa. La storia della Chiesa è decisamente meno semplice. Un successore può correggere il predecessore, cambiare stile e orientamento, senza per questo dover cancellare tutto ciò che ha trovato.
Leone XIV potrà imprimere alla Chiesa una direzione propria. In Francia ha mostrato un linguaggio più composto e istituzionale, insistendo su trascendenza, fraternità e pace e affrontando anche questioni contemporanee come l’intelligenza artificiale e la crisi delle istituzioni internazionali. Potrà avere una sensibilità diversa da quella di Francesco, e probabilmente l’avrà.
Ma proprio per questo sarebbe interessante giudicarlo per quello che farà, anziché usarlo come strumento per rivalutare retroattivamente tutte le cose che di Francesco erano state criticate. La folla di Parigi appartiene a Leone XIV. Nessuno gliela deve togliere. Ma appartiene anche a una Chiesa che oggi si presenta al mondo in condizioni diverse da quelle del 2013.
Francesco, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, ha cercato di riportare il cattolicesimo fuori da una certa autoreferenzialità, ha messo al centro povertà e periferie, ha affrontato la questione degli abusi e ha provato a rimettere mano alla macchina curiale. Si può discutere sulle modalità, sui risultati e sulle sue scelte teologiche e politiche. Quello che diventa difficile sostenere è che sia stato semplicemente una parentesi irrilevante tra due Papi più “veri”.
Anzi, c’è un paradosso che forse i suoi detrattori farebbero bene a considerare. Se Leone XIV riuscirà davvero a “svegliare l’Occidente”, come auspica il cardinale Bustillo, lo farà partendo da una Chiesa che Francesco gli ha consegnato dopo averne cambiato parecchie cose. E tra gli uomini che Francesco aveva scelto per governarla c’era proprio lui.
Quanto alla stola, possiamo stare tranquilli. Quella, con ogni probabilità, sopravviverà a entrambi.
(Francesco Cozzolino)
Prompt:
Intro: Leone XIV in Francia ha richiamato circa 800mila persone nella laicissima Francia. Per i tradizionalisti è la conferma che è arrivato il Papa della rinascita, dopo anni di secolarizzazione e di Chiesa marginale. Il cardinal Bustillo ha detto a Le Monde che, se Giovanni Paolo II ha svegliato l’Est, Leone può svegliare l’Ovest.
parte 1: I cattolici tradizionalisti, che non hanno mai digerito Francesco, gongolano. In Leone vedono la rivincita, la riscossa, forse anche la reazione all’Islam religioso che in Francia è realtà diffusa. E colgono l’occasione per chiudere, se non cancellare, l’era di Francesco: Papa “terzomondista”, accusato persino di non indossare la stola alla benedizione e, da alcuni, di elezione irregolare.
parte 2: Ma credo sia un errore madornale. Senza togliere nulla a Leone, uomo di indubbia statura, se c’erano ottocentomila persone accalcate agli Champs-Élysées il merito è innanzitutto del bistrattato Francesco. Pochi ricordano in che condizioni erano Chiesa e Vaticano quando fu eletto, e preferiscono ricordare solo che non indossava la stola.
parte 3: Torniamo al 2013. L’anno prima c’erano stati i Vatileaks, con una Curia descritta come un covo di vipere. Francesco decise di non abitare negli appartamenti papali e restò a Santa Marta: voleva dire alla Curia “non mi faccio imprigionare da voi”. Fu criticato anche per questo, ma intanto bonificò gran parte della Curia, promosse outsider e nominò proprio Prevost, oggi Leone XIV, in un dicastero tutt’altro che marginale.
parte 4: Su tutto, poi, gravava la nube della pedofilia. Immaginiamo un Papa a Parigi nel 2013: da una parte la messa, dall’altra le proteste, le accuse, le vittime degli abusi e le telecamere. Oggi Leone incontra alcune vittime a Lourdes e chiede scusa sulla scia del predecessore. Leone appare senza gli scheletri nell’armadio perché in gran parte è stato Francesco a toglierli.
parte 5: Francesco, prima o poi, verrà riconosciuto come il Papa che ha ridato dignità alla Chiesa: non mescolandosi alla Curia, cercando di bonificarla, affrontando pedofilia, povertà e ingiustizie sociali. È difficile farlo capire a chi crede che sia la stola a conferire dignità. Probabilmente impossibile.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove ritieni necessario.
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