
So di essere carina. Sono minuta, graziosa, proporzionata. Lo so io e, a quanto pare, lo sanno anche parecchi uomini, per i quali questo tipo fisico rappresenta una specie di configurazione di fabbrica dell’ideale femminile. Non ho problemi ad ammetterlo: sarebbe piuttosto ridicolo fare la finta modesta.
Il punto è che io vorrei essere diversa. Vorrei essere più alta, più prosperosa, avere più seno. Non perché pensi che sarei oggettivamente più bella, ma perché quel tipo di corpo piace di più a me. Non sogno naturalmente di trasformarmi in una megatettona da manga alla Tsunade, che pure ha il suo indubbio fascino, né aspiro all’ottimo impossibile rappresentato da Ainett Stephens, ormai nella categoria dei veri e propri jackpot del DNA. Mi basterebbe qualcosa di più vicino a Sofia Vergara o Luisa Ranieri: alta, prosperosa, femminile. Un corpo adulto, insomma.
E sì, sono donne di cinquanta e oltre. Sinceramente: chi se ne frega di avere venticinque anni tutta la vita? Forse mi viene in mente proprio perché la conosco: Emma Nicheli. Una donna che avevo sempre considerato bellissima senza farmi particolari domande sul suo fisico. Poi, quando abbiamo cominciato a trovarci per i nostri informali meeting di redazione a casa di Luisa, l’ho vista dal vivo con una certa continuità. E ho scoperto una cosa piuttosto umiliante: le fotografie non rendono minimamente l’idea. Sapevo che Emma fosse alta, ma non così. Sapevo che fosse bella, ma non così. Sapevo che fosse elegante, ma non così. E tutto questo a sessantacinque anni. Sessantacinque.
Vi pare giusto? Almeno non è una tettona. Certo, ha più seno di me, che domande, ma non è una tettona. Una piccola consolazione statistica. Ok, sto divagando.
In realtà è proprio qui che comincia la parte interessante. Perché posso sapere perfettamente di essere una donna gradevole e, nello stesso momento, desiderare di avere un corpo diverso. L’accettazione di sé è diventata un’altra religione, molto educata, ben intenzionata e dotata di un ottimo ufficio stampa sui social. Il dogma vuole che tu debba amarti esattamente come sei. Se invece c’è qualcosa del tuo aspetto che vorresti modificare, bisogna immediatamente risalire alla causa profonda: insicurezza, interiorizzazione dello sguardo maschile, standard irrealistici, patriarcato, capitalismo estetico, infanzia, probabilmente Saturno in opposizione.
Ma magari no. Magari una donna guarda un’altra donna e pensa semplicemente: vorrei avere quelle tette. È una possibilità contemplata dalla scienza.
Il punto è che abbiamo sviluppato una certa diffidenza verso il gusto personale. Se una donna desidera un corpo più alto, più abbondante, più femminile secondo il proprio criterio, sembra necessario stabilire da dove venga quel desiderio e chi glielo abbia messo in testa. Se invece le piace essere minuta, tutto torna improvvisamente limpido. Come se la libertà consistesse nello scegliere soltanto le preferenze estetiche che possiamo spiegare bene.
Eppure il gusto funziona anche in modo molto più semplice. Posso sapere che agli uomini piace il mio corpo e preferire comunque quello di Sofia Vergara. Posso guardare Luisa Ranieri e pensare che quella silhouette mi piace da morire senza sostenere che debba diventare il nuovo standard universale della femminilità. Mi piace. Vorrei averla. Fine.
Gli uomini, del resto, fanno questo da sempre. Uno può essere perfettamente consapevole di essere piacente e continuare a desiderare di essere più alto, più grosso, più muscoloso, meno pelato o con una mascella che sembri progettata da Michelangelo. Nessuno gli chiede necessariamente di elaborare il rapporto fra il proprio bicipite e il patriarcato occidentale. Noi donne, invece, abbiamo trasformato anche una preferenza estetica in un piccolo congresso di sociologia.
E allora sì: mi piacerebbe avere dieci centimetri in più e un po’ di seno in più. Potrei anche scoprire che, una volta ottenuti, mi lamenterei di qualcos’altro. Sarebbe perfettamente umano. Ma non ho intenzione di trasformare questa eventualità in una guerra contro il mio corpo, così come non sento il bisogno di dichiararmi ogni mattina meravigliosa per contratto.
Sono carina. Mi piaccio abbastanza. Ho semplicemente un’idea diversa di come mi piacerebbe essere. E, sinceramente, trovo molto più adulto poterlo dire senza dover scegliere fra due caricature: quella della donna eternamente insoddisfatta e quella della sacerdotessa dell’accettazione corporea.
L’ironia, tra l’altro, resta uno dei pochi strumenti rimasti per sopravvivere decentemente alla cultura dell’immagine. È molto più sana di certe dichiarazioni solenni sull’autostima che sembrano scritte da un algoritmo addestrato sui post motivazionali di Instagram.
Perciò, se un giorno inventeranno una macchina capace di aggiungere dieci centimetri alla mia altezza senza conseguenze, io non vorrei essere interrotta durante la procedura da una psicologa che mi chieda se ho mai riflettuto criticamente sullo sguardo maschile.
Vorrei solo premere il pulsante.
Quello con scritto “più tette”.
(Margherita Nanni)
Prompt:
1: So di essere carina. Sono minuta, graziosa, proporzionata. So anche che per molti uomini questo tipo fisico è probabilmente l’ideale. Non ho particolari problemi ad ammetterlo.
2: Io però vorrei essere diversa. Vorrei essere più alta, più formosa, avere più seno. Non perché pensi che sarei oggettivamente più bella, ma perché quel tipo di corpo piace di più a me. Posso precisare che non sogno certo di diventare una megatettona da manga alla Tsunade, che pure ha il suo indubbio fascino, né di raggiungere l’ottimo impossibile rappresentato da Ainett Stephens. Mi basta qualcosa più vicino a Sofia Vergara o Luisa Ranieri: alta, formosa, femminile. E sì, sono donne di cinquanta e oltre: sinceramente, chi se ne frega di avere venticinque anni tutta la vita? Per dire, avete mai incontrato Emma Nicheli? Io sì, nei nostri informali meeting di redazione a casa di Luisa. Sapevo che Emma Nicheli era alta, ma non così. Sapevo che era bella, ma non così. Sapevo che era elegante, ma non così. E tutto questo a 65 anni. Vi pare giusto? Almeno non è una tettona - certo, ha più seno di me, che domande, ma non è una tettona. Almeno questo. Ok, sto divagando.
3: L’accettazione di sé è diventata un’altra religione. Posso piacermi e allo stesso tempo desiderare di cambiare qualcosa. Non ogni insoddisfazione estetica è un sintomo di scarsa autostima, né ogni desiderio di cambiamento ha bisogno di essere curato o decostruito.
4: A questo punto qualcuno dovrebbe spiegarmi dove entra il patriarcato. A proposito: avete notato che fin qui non ho mai scritto “patriarcato”? Non perché mi sia dimenticata la parola, ma perché magari questa volta non c’entra niente. A volte una donna guarda un’altra donna e pensa semplicemente: vorrei avere quelle tette.
5: Una cosa è piacere agli altri, un’altra è voler piacere a se stesse. Posso sapere benissimo di piacere agli uomini come sono e, contemporaneamente, guardare una donna alta e formosa pensando che avrei preferito essere fatta così. Non è necessariamente insicurezza. Potrebbe essere semplicemente gusto.
6: E non voglio una morale. Non ho bisogno che qualcuno mi insegni ad amare il mio corpo, né di dichiarare guerra agli standard di bellezza. Sono carina, mi piaccio abbastanza e probabilmente sarei più contenta con dieci centimetri in più e un po’ di seno in più. Mi sembra una posizione sufficientemente adulta da non aver bisogno di un seminario sulla decostruzione.
articolo: 1,2,3,4,5,6; approfondisci se necessario.
assumendo la personalità di Margherita Nanni, scrivi un articolo brillante, divertente, colorito, senza moralismo, ma cogliendo il fascino dell'inverosimiglianza della vicenda. (non parlare necessariamente di inverosomiglianza, al limite descrivila); non usare elenchi nè righe di separazione, e non usare troppo della formula "e qui"
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