
Abbiamo sempre avuto, in Italia, un problema di fondo: se un’opera non è educativa, allora a cosa serve? Perché fruire qualcosa che non ti cambia la vita, che non ti fa diventare una persona migliore, che non ti dice come comportarti nel grande romanzo della società? L’estetica, questa sconosciuta. L’arte non può essere solo arte, la letteratura non può essere solo letteratura, il cinema non può essere solo cinema.
Deve esserci un messaggio, una morale, un decalogo di valori aggiornato in base alle esigenze del momento. Dev’essere una cosa cattolica, probabilmente, che poi è stata assorbita interamente dalla classe intellettuale e trasformata in un’ideologia che non si può mettere in discussione. D’altronde, lo Stato italiano finanzia opere solo se sono educative: lo sapeva bene Rossellini, che alla fine ha passato più tempo a insegnare che a fare cinema.
Ma quando esattamente ci siamo convinti che l’arte dovesse servire a qualcosa?
Il dramma della mentalità politica
Ogni volta che qualcuno vi accusa di occuparvi di cose elitarie, quello che in realtà sta cercando di dire è:
“Io faccio cose più importanti per il mondo rispetto a te”.
Il che è straordinario, perché in genere a dirlo non è gente che lavora in ospedale salvando vite, ma persone che scrivono post su Instagram. Questa mentalità è politica nel senso peggiore del termine: non parliamo di ideali e visioni, ma di strumentalizzazione totale della cultura.
Tutto deve avere uno scopo, deve essere utilizzabile. Se non puoi usare un’opera per dimostrare una tesi, per rafforzare una narrativa, allora è inutile.
C’è un tipo di persona che non riesce a concepire il dialogo se non lo trasforma in un corso di dialogo. Sono quelli che, quando guardano un film, non si chiedono se è bello, ma se è “utile”. E che, di fronte a un’opera che non capiscono, esclamano:
“Oggi i veri artisti dovrebbero raccontare il dramma di X in Y, invece di perdere tempo con queste sciocchezze!”.
Questi, di norma, sono anche gli stessi che si indignano se non hai visto l’ultimo documentario Netflix sul colonialismo, ma poi non conoscono nemmeno un film di Billy Wilder.
L’infantilismo della cultura
Oggi, poiché la politica in senso stretto è vista male, questa mentalità si è infiltrata nella cultura con ancora più forza. Un infantilismo crescente che ha trasformato l’intera produzione artistica in una catena di montaggio di comizi.
I film devono essere sulla lotta contro il patriarcato. I romanzi devono denunciare le ingiustizie del capitalismo. Le serie TV devono essere manifesti sull’identità di genere.
Intendiamoci: tutto questo va benissimo, ma il problema è che sembra che non possa più esistere altro. Se un’opera non prende posizione in modo chiaro e diretto, se non ti dice esattamente cosa pensare, diventa un problema. Un’opera che lascia perplessi, che fa emergere ambiguità, che non ha un messaggio morale chiaro e inequivocabile è automaticamente sospetta.
Non si può più semplicemente guardare un film, leggere un libro, ascoltare una canzone. No: bisogna farlo con l’aria di chi sta adempiendo a un dovere civile.
Non stai leggendo un romanzo, stai facendo attivismo.
Non stai guardando un film, stai educando te stesso.
Non stai ascoltando una canzone, stai interiorizzando valori positivi.
Ma perché? Chi ha deciso che ogni esperienza estetica deve avere uno scopo? Chi ha deciso che l’arte deve farti sentire una persona migliore e non, semplicemente, farti godere l’arte?
Mai rispondere sul loro terreno
Ecco la regola d’oro: mai accettare il ricatto.
Mai mettersi a spiegare perché un’opera possa essere goduta anche senza un fine sociale. Mai giustificarsi se si preferisce un libro ben scritto a uno che serve a qualcosa. Mai accettare l’idea che l’arte debba per forza educare.
Perché il punto è proprio questo: se ti insegnano che devi sempre aspettarti un messaggio, finirai per non essere più in grado di capire quando te ne stanno rifilando uno a tradimento. E se non sai riconoscere l’ambiguità, finirai per accettare qualsiasi cosa ti venga imposta con fermezza.
E così, mentre stai lì a difendere l’ennesimo film-predicozzo sul futuro della società, ti sfugge che la tua incapacità di goderti un’opera d’arte per il gusto dell’estetica è la più grande sconfitta culturale degli ultimi decenni.
E Val Kilmer?
Tutta questa premessa, in realtà, serve solo per dire che è morto Val Kilmer.
Lo ricordano tutti per Top Gun e per The Doors, ma per me resterà sempre quello di Top Secret!.
Che c’entra? Vuol dire che non siete stati attenti.
Top Secret! è un film che non serve a nulla. Non educa, non denuncia, non cambia il mondo. È una commedia demenziale, un capolavoro di comicità assurda che prende in giro i film di guerra e di spionaggio. Non insegna niente, non lancia nessun messaggio profondo.
Ed è proprio per questo che è un film straordinario.
Perché se non sei capace di ridere, di goderti un’opera per il puro gusto di farlo, di apprezzare un film solo perché è bello e divertente, allora hai già perso.
E forse dovresti davvero iniziare a preoccuparti.
(Margherita Nanni)
Prompt:
Intro: abbiamo sempre avuto, in Italia, il grande problema del messaggio e dell'opera che DEVE essere educativa, altrimenti, beh, che ne fruisci a fare? L'estetica, questa sconosciuta. Dev'essere una cosa cattolica, che comunque è stata assorbita interamente dalla classe intellettuale, che poi ha creato i fondi pubblici per le opere educative.
parte 1: Quando qualcuno vi accusa di occuparvi di cose elitarie, spesso ciò che intende realmente dire è: io faccio cose più importanti per il mondo rispetto a te. Questo tipo di persona, anche se non è direttamente coinvolta nella politica, ha una mentalità politica, dove tutto deve essere utilizzabile per uno scopo, e ciò che non può essere utilizzato è considerato irrilevante. In altre parole, ha la mentalità di chi non ritiene significativo il dialogo tra le persone se prima non lo ha trasformato in un corso di dialogo.
parte 2: Oggi, poiché la politica in senso stretto è vista negativamente, questa mentalità si è trasferita indebitamente sulla cultura, con un infantilismo ancora più marcato rispetto al passato. Si desiderano opere (romanzi, saggi, film, pièce teatrali...) che confermino immediatamente ciò che già pensiamo, che somiglino a comizi su temi come il genere, il colonialismo occidentale e l'ecologia. Quando invece le opere sono ambigue e lasciano i lettori e gli spettatori incerti e perplessi, scatta subito il ricatto: "Oggi i veri scrittori dovrebbero fare ben altro, dovrebbero raccontare cosa succede a X, in Y, a proposito di Z...".
parte 3: a queste accuse, non si deve rispondere mai sul terreno dell'interlocutore. Mai accettare mai il ricatto di chi, in nome di una presunta liberazione collettiva, vorrebbe rendere le persone incapaci di riflettere su qualsiasi prodotto umano che non sia edificante, e quindi, in fondo, incapaci di difendersi dagli inganni, dai prepotenti e dalle tirannie.
parte 4: tutto questo è una premessa per salutare l'appena scomparso Val Kilmer. Lo ricordano tutti per i Doors e Top Gun, io per uno dei film della vita, Top Secret. Cosa c'entra? Vuol dire che non siete stati attenti.
Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4; approfondisci dove necessario.
Assumendo background, personalità e stile di scrittura di Margherita Nanni, scrivi un articolo. Usa un tono pungente, ironico e divertito.
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