
Quella che segue è una storia di banche, soldi, prestiti, nazioni e singolari coincidenze. Appassionante, e pure istruttiva. Perché, come spesso accade, seguendo il flusso del denaro si scopre che certe fortune si fondano meno sul genio imprenditoriale e più sulla capacità di galleggiare tra il torbido e l’illecito.
Dalla Russia con amore
Il protagonista di questa storia è Anton Postolnikov, imprenditore russo immigrato in Florida e, dettaglio non secondario, parente di Aleksandr Smirnov, un politico così estremista che persino il Cremlino fatica a gestirlo senza imbarazzi. Quando Postolnikov ha fondato la sua fintech, il capitale iniziale non è arrivato dal classico venture capitalist della Silicon Valley, ma da un misterioso zio russo, che immaginiamo con la stessa trasparenza finanziaria di una matrioska sigillata a doppia mandata.
L’idea iniziale era quella di creare una “camera di compensazione” per pagamenti, ma ben presto la creatura di Postolnikov è mutata in qualcosa di molto più interessante: una banca offshore con sede nei Caraibi e uffici fantasma a Miami e in Canada. Il suo nome? Paxum Bank.
Quando il porno incontra la finanza
Ma Paxum non era una banca come le altre. Non finanziava imprese, non erogava mutui e non si preoccupava troppo della solidità economica dei clienti. Il suo vero business era un altro: fornire servizi di pagamento a soggetti che le banche tradizionali evitavano come la peste, con un’attenzione particolare all’industria del porno.
Ora, il mondo dell’intrattenimento per adulti non è certo un’industria immacolata. Paxum si è ritagliata il suo spazio fornendo transazioni a piattaforme respinte da circuiti più seri, spesso per il loro coinvolgimento in traffico di esseri umani, contenuti borderline e sfruttamento. Un bel colpo per chi, teoricamente, si occupava solo di “facilitare pagamenti”.
E i profitti? Venivano riciclati con la grazia di un prestigiatore navigato: prestiti a imprenditori dei “new media”, triangolazioni con paradisi fiscali e operazioni che farebbero impallidire un vecchio usuraio siciliano.
Un banchiere porno ma ultraconservatore
Qui la vicenda diventa quasi grottesca. Mentre accumulava fortune agevolando transazioni poco ortodosse, Postolnikov ha iniziato a sostenere attivamente il Partito Repubblicano, in particolare la sua frangia più oltranzista.
Ha versato fiumi di denaro nelle casse di Ron DeSantis, sostenendo le sue crociate contro il gender, l’aborto e la modernizzazione dei costumi. Nulla di strano, se non fosse che i suoi soldi provenivano da un’industria che, nella moralità repubblicana, dovrebbe rappresentare il diavolo in Terra.
Non pago, nel 2022 ha investito milioni in Truth Social, il social network di Donald Trump che si è imposto come il rifugio digitale dell’estrema destra, dove tra un post complottista e l’altro si discute di come salvare l’America dai “marxisti globalisti”.
La mafia russa e l’Ungheria di Orbàn
A questo punto la storia assume i contorni di una spy-story internazionale. Paxum è stata coinvolta in uno schema di riciclaggio da 15 milioni di euro per la mafia russa, in collaborazione con una banca ungherese, OTP. Un dettaglio interessante: OTP è sotto sanzioni internazionali per il suo ruolo nel finanziamento della guerra in Ucraina, ma è stata “salvata” da Viktor Orbán in cambio del suo voto a favore di un pacchetto di aiuti europei a Kiev.
In parole povere, Orbán ha ottenuto miliardi dall’UE per aiutare l’Ucraina, ma ha salvato una banca che finanziava la Russia. E tutto questo mentre Postolnikov sfruttava informazioni privilegiate per speculare sulla quotazione in borsa di Truth Social, raccogliendo guadagni illeciti.
E la giustizia americana? All’inizio si è girata dall’altra parte, come spesso accade quando certi personaggi toccano i tasti giusti nel mondo politico. Ma poi è intervenuta l’FBI, e il castello di carte ha iniziato a vacillare.
Un prestito per l’ex presidente
Qui arriva il gran finale. Quando Trump ha dovuto pagare una cauzione da 175 milioni di dollari per evitare il pignoramento nel processo di New York, chi ha garantito il prestito? Esatto, Paxum Bank.
E così, in un intreccio degno di un romanzo di John le Carré, scopriamo che i soldi provenienti dal porno, riciclati attraverso una banca offshore, passati per l’industria della propaganda digitale e annacquati nei canali della mafia russa, sono serviti a salvare il paladino della destra populista americana.
Poggiolini, Craxi e De Lorenzo possono prendere appunti. Perché la lezione è chiara: alla fine, non importa con quali principi ti riempi la bocca – contano solo i soldi, e saperli muovere con il giusto tempismo.
(Francesco Cozzolino)
Prompt:
Intro: quella che segue è una storia di banche, soldi, prestiti, nazioni e singolari coincidenze. Appassionante, e pure istruttiva.
parte 0: Anton Postolnikov, imprenditore russo immigrato in Florida e parente di Aleksandr Smirnov (politico estremista persino per Putin), ha fondato una fintech con capitale ricevuto da un misterioso zio russo. Il suo progetto ha preso forma come una "camera di compensazione" per pagamenti, poi trasformata in una banca con sede ai Caraibi e uffici fittizi in Canada e Miami: la Paxum Bank.
parte 1: Questa banca non operava come una normale istituzione finanziaria, ma forniva servizi di pagamento a clienti rifiutati da altre piattaforme, in particolare legati all'industria del porno. Paxum agevolava transazioni per aziende coinvolte in traffico umano e produzione di contenuti pornografici ai limiti della legalità, senza preoccuparsi delle implicazioni etiche o legali. Il denaro accumulato veniva poi riciclato attraverso prestiti a imprenditori del settore "new media", sfruttando paradisi fiscali e regimi normativi deboli.
parte 2: Nel frattempo, Postolnikov, nonostante i suoi affari discutibili, ha iniziato a sostenere attivamente il Partito Repubblicano e la sua agenda ultra-conservatrice, finanziando campagne contro il gender, l'aborto e la modernizzazione dei costumi. Ha donato ingenti somme a Ron DeSantis per iniziative di censura scolastica e, nel 2022, ha investito milioni in Truth Social, il social network di Donald Trump noto per ospitare contenuti estremisti.
parte 3: Paxum è stata poi coinvolta in uno schema di riciclaggio da 15 milioni di euro per la mafia russa, in collaborazione con una banca ungherese, OTP, il cui capitale è quasi interamente russo. Quest’ultima era sotto sanzioni internazionali per il suo ruolo nel finanziamento della guerra in Ucraina, ma è stata "salvata" da Viktor Orbán in cambio del suo voto a favore di un pacchetto di aiuti europei all’Ucraina. Successivamente, quando Truth Social si è quotata in borsa, Postolnikov ha sfruttato informazioni privilegiate per realizzare profitti illeciti. Sebbene la giustizia della Florida abbia inizialmente ignorato il caso, l’FBI ha aperto un’indagine federale, portandolo in tribunale.
parte 4: Infine, è stato proprio Postolnikov, tramite la sua banca, a garantire il prestito da 175 milioni di dollari a Trump per coprire la cauzione nel processo di New York. Poggiolini, Craxi e De Lorenzo possono andare a prendere appunti.
Articolo: intro, parte 0, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4. Approfondisci dove ritieni necessario.
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