Carta, penna e nostalgia: l’Italia di Valditara torna al calamaio

L’uso smodato degli smartphone tra gli studenti è diventato una delle principali preoccupazioni per il sistema educativo italiano. Fin qui, nulla di nuovo. Ma la soluzione proposta dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara suona come una gag scritta da un umorista stanco: abolire la tecnologia e tornare a carta, penna e calamaio. Come se la scuola fosse un presepe vivente della riforma Gentile e i ragazzi degli aspiranti amanuensi.

In un’epoca in cui il mondo intero discute su come educare i giovani all’uso consapevole e critico del digitale, il ministro opta per l’amputazione. Via i cellulari, via i tablet, via tutto ciò che rappresenta il presente. Si torna indietro, non per capire da dove veniamo, ma per illudersi che basti chiudere gli occhi per cancellare il futuro. È il gesto tipico del conservatore pavido: non riformare, ma reprimere.

Non si educa con i paraocchi

Invece di promuovere un’alfabetizzazione digitale seria, aggiornata, in grado di integrare gli strumenti tecnologici con una didattica innovativa e stimolante, si preferisce l’anacronismo. Ma il problema, qui, non è nemmeno la nostalgia: è la cecità politica.

L’unica vera emergenza nelle scuole italiane non è l’eccesso di tecnologia, ma la disuguaglianza nell’accesso a essa. È il digital divide, la nuova frontiera della disuguaglianza sociale. I ragazzi di famiglie meno abbienti, senza computer, senza connessione stabile, senza device propri, vengono tagliati fuori da una parte essenziale dell’apprendimento contemporaneo.

Cancellare la tecnologia dalla scuola non cancella la tecnologia dalla società. Fa solo in modo che chi già ne è escluso resti indietro una volta per tutte. Non è una lotta contro la dipendenza digitale, è una dichiarazione di resa davanti alla complessità del presente.

Il progresso non si combatte, si governa

Si può — anzi, si deve — insegnare ai ragazzi a non essere schiavi dello smartphone, ma questo non significa toglierglielo dalle mani come si fa con i bambini troppo agitati. Significa formare docenti capaci di guidare, costruire percorsi didattici che includano il pensiero critico, la cittadinanza digitale, la capacità di distinguere un fatto da un’invenzione.

Il futuro dell’educazione non è la tecnofobia. È l’equilibrio. È saper mantenere le competenze di base — lettura, scrittura, calcolo — e allo stesso tempo dotare gli studenti degli strumenti per vivere nel mondo reale, non in una rievocazione storica degli anni ’50. Chi pensa che basti bandire il Wi-Fi per rendere gli studenti più concentrati ha probabilmente passato troppi anni in aula magna e troppo pochi nei corridoi di una scuola vera.

Una legge “fascistissima”

Non si esagera a definirla così. Perché questa proposta non è solo ridicola, è anche autoritaria nel metodo e nel pensiero. È il riflesso di un’idea di scuola verticale, obbediente, disciplinata per imposizione e non per convinzione.

I precedenti? Ce n’è uno solo, e ci riporta a un secolo fa: l’autarchia culturale del fascismo, che vedeva nella modernità un pericolo da sterilizzare. Anche allora si insegnava la calligrafia prima del pensiero, la compostezza prima del giudizio.

Valditara non vuole una scuola moderna, inclusiva, formativa. Vuole una scuola docile. La scuola che fabbrica impiegati muti, non cittadini critici. La scuola che guarda con sospetto a ogni forma di connessione, perché sa che il pensiero libero, come la rete, è difficile da controllare.

E allora eccoci: mentre il mondo investe sull’intelligenza artificiale, noi mettiamo in castigo gli studenti dietro a una fila di banchi, carta e calamaio in mano, pronti a trascrivere il nulla sotto dettatura. Non per imparare, ma per obbedire.

Un Paese che ha paura della propria gioventù è un Paese che ha già deciso di invecchiare male. E il ministro Valditara, con la sua idea di educazione, sembra più preoccupato di domare gli studenti che di formarli. Una scuola senza tecnologia non è una scuola libera dalla distrazione. È una scuola senza mondo.

(Roberto De Santis)

Prompt:

intro: l'uso smodato degli smartphone tra gli studenti è diventato una delle principali preoccupazioni per il sistema educativo. La soluzione proposta dal Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è un ritorno alla tradizione: carta, penna e calamaio, eliminando così la dipendenza digitale all’interno delle scuole.

parte 1: Invece di promuovere una formazione aggiornata e consapevole, che sappia integrare le nuove tecnologie con l’insegnamento, la proposta sembra piuttosto voler cancellare il problema ignorandone le reali conseguenze. Il digital divide, ovvero la disparità di accesso alle risorse tecnologiche, rischia di avere un impatto ben più grave della dipendenza da Internet, penalizzando gli studenti meno avvantaggiati e limitando le loro opportunità di apprendimento.

parte 2: è possibile trovare un equilibrio tra l’uso consapevole della tecnologia e la preservazione delle competenze tradizionali, senza rinunciare ai benefici che l’innovazione porta con sé? La risposta, forse, sta in un modello educativo capace di adattarsi ai cambiamenti, anziché contrastarli.

parte 3: Siamo di fronte al progetto di una legge sconsiderata e "fascistissima" che ha avuto precedenti solo nell'autarchia di un secolo fa.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3. Approfondisci dove ritieni necessario.

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