
Se il Fantasma dei Natali Futuri avesse davvero fatto visita a Cinzia Dal Pino, e le avesse mostrato in anticipo quel che sarebbe seguito, forse avrebbe provato il disgusto necessario a fermare tutto un attimo prima. Forse avrebbe visto i commenti feroci, le esultanze sguaiate, l’istinto tribale che trasforma una vicenda giudiziaria in una corrida morale. Forse avrebbe capito che il punto non era soltanto quella borsa rubata, né soltanto quel corpo riverso a terra, né soltanto il confine sottilissimo tra giustizia e vendetta. Il punto era il Paese. Il clima. La fame di semplificazione. La soddisfazione quasi animalesca con cui una parte dell’opinione pubblica si getta sulla cronaca per ricavarne una lezione già pronta, un riflesso condizionato, una sentenza da tastiera.
Ed è proprio leggendo quei commenti, e certi articoli compiaciuti di giornali come La Verità, che torna addosso una sensazione cupa, quasi fisica: l’Italia sta scivolando verso una forma politica e morale che assomiglia sempre più a un recinto identitario, a una fortezza emotiva, a un paese pensato per Roberto Vannacci e per chi, come lui, vive di avversione e di caricatura. Un paese fatto di putinismo travestito da realismo, di sovranismo anti europeo spacciato per orgoglio nazionale, di complottismo no vax riciclato come libertà di pensiero, di fondamentalismo religioso usato come clava contro la laicità, di islamofobia presentata come difesa dell’identità. Un paese in cui i diritti delle persone LGBT vengono archiviati come vezzi da salotto “woke”, mentre ogni giorno si ripete il mantra dell’assedio: la civiltà sarebbe in pericolo per colpa degli immigrati, dei musulmani, della sinistra, degli anarchici, degli intellettuali, di chiunque non stia nel coro.
Qui sta il trucco, e qui sta la tragedia. Tutto questo non avviene per caso, né nasce in un giorno solo. Sta già accadendo. Avanza per sedimentazione, per abitudine, per consumo quotidiano di veleno. Si nutre di una propaganda d’odio che molti media e molti politici riversano senza pudore contro l’Altro, contro il diverso, contro chiunque non possa essere ridotto a un bersaglio facile. E quando una società si abitua a vedere nell’altro un nemico, finisce per smarrire il proprio senso della misura, la propria capacità di giudizio, persino la propria grammatica morale. Ogni fatto viene deformato, ogni responsabilità si dissolve, ogni discussione si abbassa a tifo. Il pensiero si inaridisce. Rimane soltanto l’istinto.
Il problema, però, è che l’argine manca. Manca quasi del tutto. Le opposizioni, per come stanno le cose, sembrano spesso figure evanescenti, più impegnate a non disturbare che a contrastare davvero. E qui non parlo soltanto della destra, che ormai ha accettato di farsi trascinare dagli estremisti invece di contenerli. Parlo anche di una certa sinistra, che troppo spesso resta sedotta dalla medesima melma epistemica che dovrebbe combattere: quella che confonde il vero col falso, l’abuso con la legge, l’ignoranza con il sapere, il rancore con la competenza, la brutalità con il buon senso. Una sinistra che, invece di proporre una visione del mondo, finisce per inseguire il vociare più forte, come se bastasse una postura morale per sostituire la politica.
E allora il quadro si allarga. Quello che vediamo in Italia non è un’eccezione. È parte di una corrente più ampia, internazionale, tenace, quasi epidemica. Lo stesso letame epistemico ha già spinto in alto figure come Farage in Gran Bretagna, Bardella in Francia, Vox in Spagna. Cambiano i contesti, cambiano i toni, ma il meccanismo è identico: si offre al popolo arrabbiato un nemico semplice, un lessico muscolare, una promessa di ordine, e intanto si corrode dall’interno la sostanza democratica del dibattito pubblico. Si normalizza il disprezzo. Si legittima l’idea che chi dissente sia un intralcio, che chi pone domande sia un traditore, che chi difende diritti e complessità sia un ingenuo o, peggio, un sovversivo.
Il punto è questo: se continuate su questa strada, il risultato sarà un paese più duro, più povero, più brutto. Un paese in cui il dissenso verrà trattato come una colpa e la brutalità come una virtù. Un paese in cui la giustizia verrà invocata solo quando coincide con la vendetta, e la libertà solo quando serve a colpire qualcuno. E allora sì, potrà anche sembrare che tutto proceda normalmente. Le piazze saranno piene, i talk show continueranno a ronzare, i titoli continueranno a gridare. Ma sotto quella superficie si sarà già formato un ordine autoritario, fatto di disciplina emotiva, di obbedienza culturale, di paura del diverso.
Se questa prospettiva non vi spaventa, continuate pure come avete sempre fatto. Continuate a prendere scorciatoie mentali, a confondere la rabbia con la verità, a chiamare sicurezza ciò che è solo vendetta simbolica. Ma se quella prospettiva vi ripugna davvero, allora è il momento di rimboccarsi le maniche. Perché la politica, se non te ne occupi tu, si occupa ben volentieri di te. E quasi mai lo fa con dolcezza.
Il problema, in fondo, è tutto lì: o si ricostruisce un pensiero pubblico capace di distinguere, di argomentare, di proteggere la civiltà democratica dalle sue caricature, oppure si lascia campo libero ai profeti dell’odio, ai venditori di paura, ai saccheggiatori della complessità. E allora sì, quel Fantasma dei Natali Futuri avrà fatto tardi. Ma il danno, intanto, sarà già stato compiuto.
(Roberto De Santis)
Prompt:
intro: Se il Fantasma dei Natali Futuri avesse fatto visita a Cinzia Dal Pino, mostrandole i commenti alla notizia del suo rischio di ergastolo in seguito all'omicidio volontario del ladro che le aveva rubato la borsa, forse avrebbe avuto un moto di ribrezzo, tutto ciò non sarebbe successo, il ladro magari sarebbe stato acciuffato dalla polizia, prima o poi, e lei continuerebbe la sua vita normale.
parte 1: perché leggendo quei commenti, e gli articoli di giornali come La Verità, non posso fare a meno di pensare che continuando a ignorare quello che sta succedendo, l'Italia potrebbe davvero trasformarsi in un paese a misura di Roberto Vannacci. Un paese fatto di putinismo e sovranismo anti Europa, di complottismo no vax e fondamentalismo religioso, di islamofobia spacciata per difesa dell'identità. Un paese dove i diritti delle persone LGBT vengono considerati una debolezza da “woke” e dove ogni giorno si ripete che la civiltà è in pericolo per colpa degli immigrati, dei musulmani, della sinistra, degli anarchici, di chiunque non sia allineato.
parte 3: Questo non accadrebbe dal nulla. Sta già accadendo, alimentato da una propaganda d'odio che molti media e molti politici vomitano quotidianamente contro l'Altro. E la cosa più grave è che non c'è un argine immediato. Le opposizioni, per come stanno le cose, quasi non esistono. E non parlo solo della destra, perché ormai in Italia una destra non estrema è diventata succube degli estremisti. Il problema riguarda anche tanta sinistra, che troppo spesso resta affascinata da questa stessa merda epistemica: quella che confonde il vero col falso, l'abuso con la legge, l'ignoranza con il sapere.
parte 4: Questo stesso letame epistemico sta portando al potere Farage in Gran Bretagna, Bardella in Francia, Vox in Spagna. Da noi potrebbe portare dritti a un contesto autoritario, dove chi dissente viene schiacciato. Se l'idea di continuare su questa strada non vi spaventa, allora non cambiate nulla. Continuate a fare quello che avete sempre fatto.
parte 5: Ma se non vi piace, se non volete ritrovarvi con uno scarpone in faccia che preme sempre più forte, allora è ora di rimboccarsi le maniche. La politica, se non te ne occupi tu, si occuperà ben volentieri di te. E di solito non lo fa con gentilezza.
articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisco dove ritengo necessario.
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