
Giovedì scorso squilla il telefono. Dall’altro capo, un’amica fotografa. Vuole sdebitarsi per un vecchio favore, uno di quelli che non si possono raccontare senza ridere e senza il rischio di una querela. «Ti porto al Pollution Day.»
Silenzio. Penso a una conferenza, a un raduno di negazionisti climatici in qualche centro congressi scalcinato. «Dov’è?»
«Segreto. Se accetti, ti faccio avere un punto di ritrovo. Ti garantisco che sarà indimenticabile.»
Accetto. Il giorno dopo sono su una strada sterrata, a seguire indicazioni che non esistono su Google Maps.
Il carnevale nero dell’inquinamento
Il Pollution Day non è un evento. È una dichiarazione di guerra.
Nessun volantino, nessun sito web, nessuna direzione ufficiale. È un rave clandestino, ma senza techno e con più idrocarburi. Un evento che celebra l’inquinamento in ogni sua forma, portando alle estreme conseguenze un’idea semplice e cinica: tutto ciò che rende la vita piacevole sporca. Viaggi, tecnologia, comfort, cibo delizioso, vestiti alla moda, grandi spettacoli. Tutto produce scorie.
I partecipanti si vedono come una resistenza all’ecologismo ipocrita, quello delle celebrità che predicano la sobrietà ambientale da yacht alimentati a gasolio, dei politici che vietano le auto a benzina e poi volano in jet privati. Qui si ribalta la narrazione: l’inquinamento è inevitabile, quindi tanto vale celebrarlo.
Il passaparola della devastazione
Arrivare al Pollution Day è un’impresa degna di una spy story.
Le coordinate si ottengono solo tramite conoscenze giuste, passaparola e, a volte, ricatti (pare che un funzionario abbia dovuto cedere la posizione in cambio del silenzio su una storia di rimborsi spese creativi).
Il mio ingresso avviene grazie a P.M., assistente universitario frustrato. Lo incontriamo in un parcheggio anonimo, tra fast food e pompe di benzina, dove carica un paio di taniche di cherosene nel bagagliaio. Mi spiega di essere lì per protesta: «Io volevo restaurare un’auto d’epoca con motore a scoppio, ma tra regolamenti e restrizioni non posso. Vogliono ammazzare la passione. Oggi mi sfogo.»
Da lì, la carovana parte verso una piana isolata. Niente cartelli, niente tracce sulla mappa. Il Pollution Day non deve esistere.
Il caos gioioso della distruzione
Arriviamo al P-Day e la prima cosa che colpisce è l’odore.
Plastica bruciata, benzina, gasolio, gomma. La seconda è il rumore: motori che rombano, clacson impazziti, esplosioni. Il cielo è segnato da colonne di fumo nero. A terra, una distesa di rottami, rifiuti industriali e materiali tossici.
E poi c’è la gente. Tantissima. Manager in doppiopetto che fumano sigari accanto a bidoni in fiamme, agricoltori che raccontano di quando l’Unione Europea ha vietato il loro pesticida preferito, giovani punk che lanciano frigoriferi giù da una scarpata.
Ma è la programmazione a rendere il tutto surreale.
Lo spreco come arte
Qui lo spreco è deliberato, estetico, performativo.
Non si tratta solo di inquinare, ma di farlo con stile. Gli organizzatori (sempre anonimi) impongono una regola: tutto deve essere spinto oltre il limite. Bruciare un copertone è banale. Creare una scultura di copertoni in fiamme a forma di panda è arte.
I partecipanti non vedono lo spreco come un fallimento, ma come un atto di ribellione. Se il mondo si sta spaccando in due tra chi predica la povertà felice e chi la impone senza subirla, loro scelgono la terza via: godersi il declino senza rimorsi.
Cronache di una giornata tossica
1. La gara dei SUV suicidi

L’evento più atteso è la “SUV Death Race”: un circuito sterrato dove SUV truccati sfrecciano a velocità criminale, senza nessun riguardo per la sicurezza. Vince chi arriva primo o chi causa il maggior numero di detriti. Uno degli spettatori racconta con nostalgia di quando poteva guidare il suo Dodge Ram in città senza pagare sovrattasse.
2. Il falò sacrificale di Greta

Verso il tramonto, il momento simbolico: un’enorme effigie di Greta Thunberg viene data alle fiamme tra applausi e battute sulla CO₂. «Se i carbon credit esistessero per eventi del genere, avremmo già un debito col pianeta per i prossimi cinque secoli» commenta qualcuno, mentre il fumo si alza in cielo.
3. L’orgia del fast food

Un’area è dedicata al cibo, con una sola regola: niente vegano. Montagne di hamburger grondanti grasso, litri di bibite zuccherate, tonnellate di plastica monouso. Il cibo avanzato? Nessuna raccolta differenziata, nessuna compostiera. Si butta tutto in una buca e si appicca il fuoco.
4. Il bombardamento degli elettrodomestici

Un gruppo di uomini in tuta mimetica, autodefinitosi “Gli Anti-Riciclo”, ha allestito una sorta di poligono di tiro per elettrodomestici rotti. Vecchie TV, frigoriferi, stampanti: tutto viene lanciato da un dirupo mentre gli spettatori esultano. Un tizio sulla quarantina racconta con rabbia di come l’UE voglia imporre il “diritto alla riparazione”. Lui, per principio, si rifiuta di riparare qualsiasi cosa.
E ora?
Dopo il tramonto, il P-Day si dissolve nel nulla. Nessuna traccia, nessuna prova, nessuna dichiarazione ufficiale. La piana tornerà silenziosa, ma il messaggio è chiaro: per molti, la guerra all’inquinamento è solo l’ennesima battaglia di classe mascherata da etica.
Non ci sono vincitori in questa storia, solo un pianeta che si avvia, senza freni, verso la prossima generazione di catastrofi ambientali. E mentre me ne vado, con ancora addosso l’odore di benzina bruciata, mi domando cosa succederà il prossimo anno.
Sempre ammesso che il Pollution Day 2026 esista davvero.
(Giancarlo Salvetti)
Prompt:
Intro: giovedì scorso ricevo una telefonata. Un'amica fotografa. Vuole sdebitarsi per quel favore. Come? Portandomi con lei al Pollution Day 2025.
Pollution Day: un evento segreto e esclusivo tenutosi in una piana del centro Italia, accessibile solo tramite strade non riportate su alcuna cartina geografica. Il Pollution Day celebra l'inquinamento in ogni sua forma, basandosi sull'idea che ogni cosa che rende la vita piacevole comporta la produzione di scorie inquinanti. L'evento è una protesta contro i moralizzatori che predicano l'ecologia ma vivono nel lusso.
Contatti: Partecipare al Pollution Day è difficile, simile ai rave party segreti, e richiede passaparola, conoscenze giuste e ricatti. Una volta trovato un contatto, si raggiunge una zona di prossimità concordata e si attende. Il contatto dell'amica è P.M., un assistente universitario che partecipa per protestare contro le restrizioni ambientali che gli impediscono di praticare i suoi hobby.
Panorama: Arrivati alla piana del P-Day, il panorama è surreale: enormi fuochi, rumore assordante di motori e odore disgustoso di plastica bruciata. Tuttavia, l'atmosfera è di festa spensierata. I partecipanti si divertono con attività come gare di SUV, falò di oggetti simbolici come un simulacro di Greta Thunberg, e distruzione di materiali inquinanti. Il divertimento è privo di moralità e inibizioni ecologiste.
Atteggiamento: Il P-Day è caratterizzato da un atteggiamento di spreco e inquinamento consapevole, con l'obiettivo di protestare contro l'ipocrisia moralizzante della società. I partecipanti vedono lo spreco come un imperativo morale e si impegnano a danneggiare l'ambiente in modo consapevole e creativo. L'evento è clandestino e imprevedibile, organizzato in gran segreto dai partecipanti.
Episodi: inventa episodi caratteristici osservati lungo la giornata.
Articolo: intro, Pollution Day, contatti, panorama, atteggiamento, episodi. Approfondisci dove necessario.
Assumendo la personalità di Giancarlo Salvetti, scrivi un approfondito articolo dal tono tagliente, ironico e brillante.
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