
Alla fine The Boys ha chiuso i battenti. E proprio come era successo anni fa con il fumetto originale di Garth Ennis, anche la serie è arrivata al traguardo con il fiato un po’ corto, trascinandosi dietro una stanchezza narrativa che nelle ultime stagioni si percepiva tutta. Dialoghi meno affilati, sottotrame stiracchiate, personaggi che giravano in tondo come pugili suonati dopo il decimo round. Succede spesso alle opere nate per essere bombe a mano e finite, inevitabilmente, trasformate in giganteschi fenomeni pop da spremere fino all’ultima goccia.
Eppure il finale ha fatto una cosa semplicissima. Una cosa che oggi, nel mondo dell’intrattenimento anestetizzato, sembra quasi rivoluzionaria: ha avuto il coraggio di arrivare fino in fondo alle proprie idee. Ha preso il suo mostro principale, lo ha denudato davanti a tutti e gli ha strappato via l’aura da divinità testosteronica con cui una parte del pubblico aveva deciso di rivestirlo.
E lì è iniziato lo spettacolo vero.
Perché il più grande colpo di genio di The Boys non è mai stato soltanto sullo schermo. Il vero capolavoro sociologico della serie si è consumato nei salotti digitali di quella galassia fatta di redpillati professionisti, “alpha male” da podcast motivazionale, crociati dell’antiprogressismo che per anni hanno guardato Patriota pensando: “Finalmente un eroe come si deve”.
Fa quasi tenerezza ripensarci oggi. Meme epici con lo sguardo laser di Patriota. Reel pseudo-filosofici sulla forza, sul dominio, sull’uomo superiore. Interi ecosistemi online che avevano trasformato un sociopatico narcisista e infantile nel proprio Che Guevara in mantello a stelle e strisce.
Il problema? The Boys li stava prendendo per il culo dal primo episodio.
E nemmeno con grande sottigliezza, a dire il vero.
Patriota è sempre stato un concentrato tossico di suprematismo americano, culto della personalità, paranoia populista e infantilismo emotivo. Una creatura costruita per mostrare quanto possa essere terrificante un potere assoluto alimentato dall’adorazione di massa. Ma una parte del pubblico ha scambiato la satira per celebrazione. Succede spesso, soprattutto quando l’ego entra in cortocircuito con l’alfabetizzazione emotiva.
Poi è arrivata la quarta stagione. E lì Eric Kripke ha smesso definitivamente di usare il bisturi. Ha tirato fuori il lanciafiamme.
I riferimenti all’America trumpiana e alla galassia MAGA sono diventati talmente espliciti da risultare impossibili da ignorare. Raduni fanatici, propaganda paranoica, slogan deliranti, seguaci pronti a giustificare qualsiasi atrocità pur di sentirsi parte di qualcosa. Era tutto lì, enorme, lampeggiante, quasi urlato in faccia allo spettatore.
E improvvisamente internet ha scoperto che The Boys “era diventata woke”.
Come se prima fosse un documentario sui Navy SEAL.
Così è partito il review bombing terapeutico. Valanghe di recensioni indignate. Video furibondi. Thread interminabili di gente convinta di essere stata tradita dalla serie che, nel frattempo, li aveva radiografati per quattro stagioni consecutive.
La parte più comica resta il fatto che Antony Starr ed Eric Kripke lo dicessero apertamente da anni: “Se vi identificate in Patriota, avete dei problemi”.
Più chiaro di così c’era solo un cartello al neon.
Ma il finale è stato ancora più crudele. Perché non si è limitato a sconfiggere Patriota. Lo ha umiliato.
Niente morte gloriosa. Nessun ultimo monologo da titano shakespeariano. Nessuna esplosione epica con orchestra in sottofondo e tramonto patriottico. Il personaggio che milioni di fan tossici avevano trasformato nel simbolo dell’uomo forte è stato privato dei poteri, messo in ginocchio e ridotto alla sua forma definitiva: un bambino spezzato e terrorizzato.
Un uomo incapace perfino di affrontare la propria fine con dignità.
E la cosa meravigliosa è che questa scelta sia stata accentuata proprio da Antony Starr. L’attore ha raccontato di aver voluto aggiungere battute e dettagli per rendere Patriota ancora più miserabile, più patetico, più disperatamente umano nel senso peggiore del termine. Nessuna grandezza. Nessuna nobiltà tragica. Solo paura. Solo vigliaccheria.
Guardandolo implorare Butcher per la propria vita, viene quasi da ripensare a certi leader contemporanei che costruiscono interi imperi mediatici sull’immagine della forza assoluta, salvo poi collassare al primo soffio di realtà. Uomini che si vendono come lupi alfa e finiscono a litigare istericamente su un social network alle tre del mattino.
Dall’altra parte, Butcher completa la propria parabola nichilista in maniera perfettamente coerente con il fumetto di Ennis. Non c’è redenzione romantica per lui. Non c’è pace. Solo macerie interiori e un odio che alla fine divora tutto, compreso chi lo porta dentro di sé. In mezzo a questo deserto morale resta Hughie, ultimo frammento di umanità ancora capace di credere che il mondo possa salvarsi senza diventare un mostro.
Ed è lì che The Boys chiude davvero il cerchio. Non con la violenza. Non con il cinismo. Ma con una domanda vecchia quanto la politica e quanto la storia: cosa resta di noi quando smettiamo di idolatrare uomini forti e iniziamo finalmente a guardarli per ciò che sono?
La risposta, a giudicare dalle reazioni online, ha colpito parecchi nervi scoperti.
A guidare la carica degli indignati non poteva mancare Elon Musk, figura che ormai sembra uscita direttamente da una writers’ room satirica. Il miliardario tech — apertamente parodiato nella serie e spedito a morire nel vuoto cosmico come una caricatura grottesca del guru transumanista — ha trovato il tempo di definire il finale “pathetic”.
Ed è difficile immaginare un’autogol più perfetto.
Perché il punto straordinario della vicenda è proprio questo: nessuno gli aveva chiesto di identificarsi con quei personaggi. Nessuno lo aveva costretto a sentirsi chiamato in causa. Ma come spesso accade ai grandi ego contemporanei, Musk ha sentito il bisogno quasi fisico di entrare dentro la satira e confermare pubblicamente di esserne il bersaglio ideale.
Un cortocircuito meraviglioso. Il re mondiale dei meme che diventa involontariamente il meme definitivo.
La reazione del cast è stata degna dello spirito della serie: perculamento totale. Selvaggio. Liberatorio. Persino l’account ufficiale della Vought ha partecipato alla festa, pubblicando una finta breaking news sul crollo del “DOGE” e associando Musk ad Abisso, il personaggio più ridicolo e disperatamente stupido dell’intero show.
“Gesù, sei veramente un idiota”.
Una battuta che nella serie era pensata per Abisso ma che, nel giro di poche ore, sembrava diventata il commento collettivo dell’internet davanti all’ennesima sceneggiata egocentrica del miliardario.
Ed è forse questo il lascito più interessante di The Boys. Non tanto la critica al capitalismo dei supereroi — tema ormai quasi scontato — quanto la capacità di mostrare il rapporto tossico tra potere, fandom e idolatria contemporanea. Viviamo in un’epoca in cui milioni di persone non cercano più idee o valori: cercano avatar. Figure da venerare. Maschere dentro cui proiettare rabbia, frustrazione, desiderio di dominio.
Quando quella maschera si rompe, il pubblico reagisce come un fedele tradito dalla propria religione.
Alla fine, la maschera è caduta per tutti. Per Patriota. Per i suoi fan. Per certi guru della mascolinità digitale che per anni hanno scambiato la sociopatia per forza. E vedere quella rabbia impotente esplodere davanti allo specchio che The Boys gli ha schiantato in faccia è stata, probabilmente, la conclusione più perfetta possibile.
Non tanto perché abbia “vinto” una parte politica. Ma perché, per una volta, una serie mainstream ha avuto il coraggio di guardare il proprio pubblico negli occhi e dirgli una verità molto semplice:
il mostro non era l’eroe.
E forse non lo è mai stato nemmeno chi lo applaudiva.
(Giancarlo Salvetti)
Prompt:
Intro: Alla fine The Boys ha chiuso i battenti. E proprio come successo anni fa con il fumetto originale di Garth Ennis, la serie è arrivata al traguardo con il fiato un po' corto. Ma se dal punto di vista della scrittura il calo è stato innegabile, il finale ha fatto esattamente quello che doveva fare: ha fatto saltare il banco. E ha scatenato un travaso di bile collettivo che, da solo, vale il prezzo del biglietto.
parte 1: Il vero capolavoro di The Boys non è stato sullo schermo, ma nei salotti di quella fetta di pubblico — i vari "alpha male", redpillati e paladini dell'antiprogressismo — che per anni ha eletto Patriota a proprio idolo indiscusso. Lo vedevano nei meme motivazionali, lo idolatravano come l'eroe forte che distrugge il politicamente corretto. Ci hanno messo tre stagioni abbondanti a capire che la serie non stava celebrando il loro mito, ma lo stava letteralmente demolendo. Quando dalla quarta stagione la satira all'America trumpiana e alla galassia MAGA è diventata impossibile da ignorare (non che prima la serie fosse particolarmente sottile), è partito il review bombing terapeutico. Un pelino umiliante, se pensi che sia lo showrunner Eric Kripke sia uno straordinario Antony Starr lo dicevano da anni: "Se vi identificate in Patriota, avete dei problemi".
parte 2: Il finale ha tirato lo sciacquone su ogni velleità di gloria dei fan tossici. Niente morte da leone, niente scontro epico tra divinità: Patriota è stato privato dei poteri, messo in ginocchio e ridotto a ciò che è sempre stato: un bambino interrotto, un codardo terrorizzato che implora Butcher per la sua vita. Un risvolto reso ancora più miserabile per scelta dello stesso Antony Starr, che ha voluto aggiungere battute per rendere il personaggio il più patetico possibile. Dall'altra parte, la parabola di Butcher si è chiusa in un nichilismo speculare a quello del fumetto, lasciando a Hughie il ruolo di ultima ancora dell'umanità rimasta. Il cerchio si è chiuso, la finzione è finita. Ed è iniziata la commedia della realtà.
parte 3: A guidare la carica degli offesi non poteva che esserci lui, Elon Musk. Il miliardario tech — che nella serie è stato parodiato senza troppi complimenti e spedito a morire nel vuoto cosmico — ha trovato cinque minuti tra un tweet complottista e l'altro per liquidare il finale come "pathetic". Un cortocircuito cognitivo meraviglioso: il re dei meme che conferma pubblicamente di essersi proiettato nel villain sociopatico della storia e che non ha digerito la sua umiliazione. La reazione del cast? Perculamento totale e globale. Persino l'account ufficiale della Vought lo ha asfaltato con una finta news sul crollo del "DOGE", accostandolo ad Abisso, il personaggio a cui nell'ultimo episodio viene detto, senza troppi giri di parole: "Gesù, sei veramente un idiota".
parte 4: Alla fine, la maschera è caduta per tutti. E vederli schiumare rabbia davanti allo specchio che The Boys gli ha schiantato in faccia è, senza dubbio, la miglior conclusione possibile per questa serie.
Articolo: intro, parte 1 , parte 2 , parte 3, parte 4; approfondisci dove ritieni necessario.
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