La Russia sarebbe Europa? Dai, su

Quante volte abbiamo sentito ripetere che “la Russia è Europa”? È una di quelle frasi che sembrano intelligenti soltanto perché vengono pronunciate con aria sapiente. Si evocano Dostoevskij, Tolstoj, il cristianesimo ortodosso, qualche palazzo di San Pietroburgo progettato da architetti italiani, e il gioco sembra fatto. La Russia diventa automaticamente parte della nostra famiglia culturale. Peccato che la storia racconti una vicenda molto diversa. Se proprio volessimo accettare l’idea che la Russia appartenga all’Europa, dovremmo specificare a quale Europa ci riferiamo. Forse all’Europa della Restaurazione, quella della Santa Alleanza, dei sovrani per diritto divino e delle rivoluzioni represse nel sangue. In quel mondo lo zar di Russia era certamente un protagonista centrale. Ma quell’Europa è finita da molto tempo. È stata travolta dalle rivoluzioni liberali, dalle costituzioni, dall’allargamento dei diritti politici e dalla progressiva affermazione della sovranità popolare.

La Russia, invece, è rimasta sostanzialmente fedele a sé stessa. Nella sua storia millenaria non ha mai conosciuto una vera esperienza democratica consolidata. Lo zarismo era un’autocrazia. Il comunismo sovietico fu una dittatura totalitaria. Il sistema costruito da Vladimir Putin è un regime autoritario fondato sulla concentrazione del potere, sul controllo dell’informazione e sulla subordinazione delle istituzioni alla volontà dello Stato. Cambiano le bandiere, cambiano i simboli, cambiano gli slogan. Il principio resta sorprendentemente identico: il potere discende dall’alto e il cittadino esiste in funzione dello Stato. L’Europa contemporanea nasce invece da una tradizione completamente diversa. Nasce dall’Illuminismo, da Locke, Montesquieu, Voltaire, dalla separazione dei poteri, dalla centralità dell’individuo, dall’idea rivoluzionaria secondo cui nessuna autorità è sacra e ogni potere deve essere limitato. Questa differenza non è un dettaglio. È il cuore della questione.

Molti filorussi cercano allora rifugio nella geografia. La Russia sarebbe europea perché una parte significativa del suo territorio si trova nel continente europeo. Argomento curioso, perché applicato con coerenza porterebbe a conclusioni piuttosto imbarazzanti. L’Eurasia è una massa continentale unica. Se il criterio fosse semplicemente geografico, dovremmo considerare parte della stessa comunità storica e politica anche India e Cina. Eppure nessuno lo fa. Improvvisamente entrano in gioco altri fattori: la cultura, la religione, l’etnia, la storia. A quel punto il castello logico comincia a scricchiolare. Perché allora bisogna spiegare come mai il Giappone e la Corea del Sud, che non sono cristiani, non sono europei e non sono nemmeno occidentali in senso etnico, condividano con noi principi politici infinitamente più vicini di quelli espressi dalla Russia contemporanea. Le loro istituzioni sono liberaldemocratiche. Esistono elezioni competitive, libertà di stampa, pluralismo politico, tutela giuridica dell’individuo. In altre parole, sono molto più vicini all’Occidente di quanto non lo sia Mosca.

Ed è qui che emerge l’aspetto più interessante e, per certi versi, più inquietante. Basta frequentare per qualche tempo i circoli culturali filorussi o leggere certi commenti sui social per accorgersi di una curiosa convergenza. Le parole utilizzate per descrivere l’Europa sono spesso identiche a quelle diffuse dalla Fratellanza Musulmana e da numerosi movimenti islamisti. L’Europa viene definita decadente. L’Occidente viene presentato come corrotto. I diritti individuali vengono descritti come una degenerazione. La libertà personale diventa sinonimo di disordine morale. Naturalmente esistono differenze enormi tra il nazionalismo ortodosso russo e l’islamismo politico. Sarebbe assurdo negarlo. Tuttavia entrambi individuano nello stesso bersaglio il nemico principale. Non combattono il consumismo. Non combattono il nichilismo. Non combattono l’individualismo estremo. Combattono il liberalismo. Combattono l’eredità dell’Illuminismo. Combattono l’idea che l’individuo possieda diritti che precedono lo Stato, la religione, il clan o la comunità. È precisamente questo il punto di incontro tra il pensiero di Aleksandr Dugin e quello di molti teorici islamisti contemporanei. Entrambi sostengono che le civiltà tradizionali debbano mettere da parte le proprie differenze per unirsi contro il nemico comune: l’Occidente liberale. L’ortodossia russa da una parte. L’islam politico dall’altra. Confucianesimo autoritario, nazionalismi identitari, comunitarismi di varia natura. Tutto può convivere, purché venga sconfitto il principio fondamentale della modernità occidentale: la libertà dell’individuo.

Per questo bisogna prestare attenzione quando sentiamo parlare di “decadenza europea”. Spesso si immagina una discussione sulle radici culturali, sulla perdita del senso del sacro o sull’impoverimento spirituale delle nostre società. Temi legittimi, che meritano di essere affrontati seriamente. Ma nel linguaggio di Putin, di Dugin e di molti ideologi antioccidentali, la parola “decadenza” significa qualcosa di molto più concreto. Significa diritti civili. Significa libertà di espressione. Significa pluralismo. Significa uguaglianza giuridica. Significa la possibilità per l’individuo di sottrarsi al controllo totale dello Stato, della Chiesa o della comunità. La guerra culturale che viene combattuta contro l’Europa nasce esattamente da qui. Ecco perché definire la Russia “Europa” è un errore che va oltre la geografia e oltre la storia. È un errore politico. Significa confondere una civiltà che, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, ha fatto dell’autonomia dell’individuo il proprio principio fondante, con una tradizione politica che quell’autonomia l’ha sempre guardata con sospetto. Possiamo criticare l’Europa quanto vogliamo. Possiamo contestarne le élite, le istituzioni e le derive burocratiche. Possiamo persino sostenere che abbia smarrito parte della propria anima. Ma una cosa dovremmo evitarla: consegnare la definizione di Europa a chi considera la libertà il problema e l’autorità la soluzione. Perché chi sogna la fine dell’Europa liberale non vuole salvare la nostra civiltà. Vuole sostituirla.

(Francesco Cozzolino)

Prompt:

Intro: Quante volte abbiamo sentito dire che "la Russia è Europa"? È un luogo comune che continua a circolare, alimentato da secolari legami culturali, dalla religione cristiano-ortodossa e dalla semplice contiguità geografica. Ma fermarsi a questi elementi significa compiere un grave errore di prospettiva, che rischia di farci fraintendere la natura vera dello scontro in corso.

parte 1: Se volessimo prendere per buona l'idea che la Russia sia Europa, dovremmo farlo fermandoci all'Europa della Restaurazione, quella di Santa Alleanza e conservatorismo dinastico. Ma quell'Europa è morta e sepolta. E anche ammettendo che in quell'epoca la democrazia non fosse ancora un valore condiviso, c'è un fatto ineludibile: la Russia, nella sua intera storia millenaria, non ha mai conosciuto un'esperienza democratica autentica. Dallo zarismo al sovietismo fino al putinismo, il potere è sempre stato concentrato, autoritario e privo di contrappesi liberali. L'Occidente che conosciamo oggi – e di cui l'Europa è parte integrante – si fonda invece sui valori dell'Illuminismo: democrazia liberale, diritti individuali, uguaglianza di fronte alla legge. La Russia di Putin non solo non condivide questi valori, ma li considera un nemico da abbattere, confermando una linea di continuità autoritaria che non ha mai conosciuto soluzione di continuità.

parte 2: E se poi ci affidiamo alla geografia, il ragionamento crolla ancora più fragorosamente. Se l'Europa è definita dalla continuità territoriale, dovremmo allora includere anche India e Cina. Ma nessuno lo farebbe, perché in quel caso il criterio diventa improvvisamente un altro: la "bianchezza" e la tradizione cristiana. Ed ecco che il paradosso si fa clamoroso: Giappone e Corea del Sud, che non sono né bianchi né cristiani, sono invece nostri alleati leali e condividono i nostri valori liberaldemocratici, risultando molto più "occidentali" della Russia.

parte 3: Ma c'è un passo ulteriore, ed è il più inquietante. Leggendo i commenti dei filorussi, si scopre una sorprendente coincidenza di vedute con la propaganda della Fratellanza Musulmana e del jihadismo. Entrambi definiscono l'Europa una "terra decadente", i cui valori corrompono. Attenzione: quando lo dicevano i poeti francesi dell'Ottocento, era una questione estetica. Quando lo dicono Putin e i Fratelli Musulmani, hanno in mente tutt'altro.

parte 4: Il punto è che sia Aleksandr Dugin che la Fratellanza Musulmana combattono lo stesso nemico: il pensiero liberale, l'Illuminismo, la cultura dei diritti dell'individuo. Per loro, l'Occidente è una forza moralmente in bancarotta, e la "tradizione" – ortodossa o islamica che sia – è l'unico baluardo possibile. Sostengono che tutte le civiltà tradizionali debbano unirsi contro il nemico comune, mettendo da parte le divergenze. È la guerra dichiarata a ciò che noi chiamiamo civiltà.

parte 5: Perciò, quando sentiamo parlare di "decadenza europea", non facciamoci ingannare: non si tratta di una critica alla perdita di valori, ma di un attacco frontale alle conquiste della nostra civiltà – i diritti civili, la razionalità, l'uguaglianza. La guerra che ci viene mossa, da est come da altre sponde, è esattamente questa. Se vogliamo difenderci, dobbiamo prima imparare a riconoscere il nemico per quello che è, e smettere di chiamare "Europa" chi dell'Europa vuole la distruzione.

Articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5. Approfondisci dove ritieni necessario.

Assumendo l'identità di Francesco Cozzolino descritta sopra, scrivi un Articolo; usa un tono irriverente.


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