
Il 44 per cento e passa conquistato dall’AfD in Sassonia-Anhalt non è uno di quei risultati che si possono archiviare con un’alzata di spalle e la formula rassicurante della “specificità locale”. È una regione dell’Est tedesco, con una storia particolare e problemi particolari, ma se continuiamo a guardare ogni elezione come un episodio isolato rischiamo di accorgerci della storia europea quando sarà già arrivata alla fine del capitolo. La destra radicale cresce praticamente ovunque, raccoglie consensi che fino a qualche anno fa sembravano impensabili e riesce a parlare a paure, frustrazioni e rabbie reali. Fermarsi qui, però, significa raccontare soltanto metà della storia. Il disagio può essere il combustibile, ma qualcuno deve pur costruire il motore, decidere la direzione e spiegare al conducente che andare a tutta velocità contro il muro è perfettamente ragionevole.
La domanda, allora, è come abbiano fatto movimenti rimasti per decenni ai margini a trasformarsi in forze apparentemente inarrestabili. Le difficoltà economiche, l’immigrazione, la crisi della rappresentanza e la sfiducia verso le istituzioni sono fattori importanti, e liquidarli con sufficienza sarebbe un errore. Ma quelle fratture sono diventate anche terreno fertile per attori esterni che hanno imparato a sfruttarle con notevole precisione. Ed è proprio osservando il modo in cui questi attori intervengono che si vede quanto sia cambiato il campo di battaglia: non più soltanto partiti, comizi e televisioni, ma piattaforme digitali, reti finanziarie, propaganda e gigantesche macchine di amplificazione. Due protagonisti, con strumenti e metodi molto diversi, spiccano su tutti: Elon Musk e la Russia.
Musk rappresenta la versione sfacciatamente visibile di questo meccanismo. Non deve finanziare clandestinamente un partito o costruire una rete segreta: gli basta possedere una delle più grandi piattaforme di comunicazione politica del pianeta e usarla per decidere chi merita attenzione. X è diventato un megafono globale e l’AfD uno dei destinatari privilegiati di quella amplificazione. Musk l’ha definita “l’unica speranza” per la Germania, ha dato spazio ai suoi dirigenti e ha portato il partito direttamente davanti a un pubblico internazionale che nessuna formazione tradizionale potrebbe raggiungere con la stessa facilità. In un sistema nel quale l’attenzione è la moneta più preziosa, regalare quella quantità di attenzione a un partito equivale a consegnargli un gigantesco palco e dirgli che il microfono è già acceso.
Ma la cosa interessante è che questa operazione non riguarda soltanto la Germania. Musk sembra vedere nella destra radicale europea qualcosa di più di una somma di partiti nazionali: una rete internazionale accomunata dall’ostilità all’immigrazione, alla regolamentazione, alle politiche ambientali e a una parte consistente dell’architettura istituzionale europea. Il progetto ha anche un risvolto perfettamente compatibile con i suoi interessi: meno vincoli per i grandi gruppi economici, meno regolamentazione, maggiore libertà d’azione per chi possiede capitale e piattaforme. In fondo è una filosofia semplicissima: meno Stato dove può disturbare i miliardari, più Stato dove può disturbare tutti gli altri. Una visione del mondo sorprendentemente efficiente, soprattutto quando il mondo lo si guarda dall’attico.
La Russia lavora sulla stessa frattura con un metodo opposto. Dove Musk interviene alla luce del sole, Mosca tende a muoversi nell’ombra; dove il primo usa la visibilità, la seconda usa denaro, intermediari, disinformazione e reti clandestine. Da anni il Cremlino utilizza strumenti di guerra ibrida per alimentare divisioni, indebolire le democrazie occidentali e sostenere forze politiche utili ai propri interessi. Tra il 2014 e il 2022, secondo le stime disponibili, sarebbero stati impiegati oltre 300 milioni di dollari per finanziare partiti della destra radicale europea attraverso reti occulte. Una di queste, Voice of Europe, è diventata emblematica di questo sistema. Anche nell’orbita dell’AfD sono emersi esponenti finiti sotto indagine per presunti finanziamenti riconducibili a intermediari russi e passaggi in criptovalute, in cambio di una linea favorevole a Mosca: stop alle sanzioni, stop agli aiuti all’Ucraina, fine del sostegno europeo a Kiev.
La differenza tra i due è quindi soprattutto nel metodo. Musk offre alla destra radicale qualcosa che la politica tradizionale fatica sempre più a controllare: attenzione, legittimazione e una platea globale. La Russia cerca invece di sfruttare le stesse vulnerabilità attraverso operazioni più opache, creando denaro, narrazioni e connessioni dove possono diventare politicamente utili. Non serve immaginare una cabina di regia comune per capire che gli effetti possono convergere: indebolire il centro democratico, esasperare le divisioni, rendere rispettabili posizioni che prima erano marginali e trasformare la rabbia sociale in consenso organizzato.
Sarebbe però troppo comodo raccontare la storia come quella di milioni di europei manipolati da Musk e Putin davanti a un gigantesco pannello di controllo. Non funziona così. Nessuno può inventarsi dal nulla milioni di elettori. La propaganda può amplificare una domanda politica, il denaro può alimentarla, una piattaforma può moltiplicarne la portata, ma perché tutto questo trovi terreno fertile bisogna guardare anche dentro la società che lo accoglie.
Per capire che cosa stia davvero crescendo, basta smettere per un momento di ascoltare gli slogan e leggere i programmi. L’AfD della Sassonia-Anhalt ha messo nero su bianco 302 misure. Dentro quelle pagine c’è una precisa idea di società: l’offensiva sulla “remigrazione”, il ritorno allo ius sanguinis, la cancellazione dei programmi contro il razzismo, l’idea di separare nelle scuole i bambini con disabilità perché rallenterebbero le lezioni. C’è la sostituzione dell’obbligo scolastico con l’educazione domestica, l’obiettivo di fare in modo che nelle scuole si impari a “pensare tedesco”, l’abolizione della televisione pubblica e l’introduzione di pattugliamenti armati. E poi c’è la cultura, che deve avere la sua brava carta d’identità nazionale: i finanziamenti pubblici dovrebbero andare soltanto a ciò che contribuisce alla costruzione di una “identità tedesca”, mentre il Bauhaus e il teatro considerato indesiderato possono finire nel grande calderone della “cultura antitedesca”. A completare il quadro c’è naturalmente Putin, non come dettaglio diplomatico ma come parte di una precisa visione dell’Europa: più frammentata, più nazionalista e meno capace di agire collettivamente. Esattamente quella che conviene al Cremlino.
Ma il punto più disturbante rimane un altro: la possibilità che, per una parte dell’elettorato, la crudeltà non sia un effetto collaterale del programma. Sia precisamente il programma.
È qualcosa che abbiamo già visto emergere altrove, anche nell’esperienza politica di Donald Trump: la logica per cui umiliare il nemico, punire il diverso, esibire la sofferenza di qualcuno e dimostrare che le regole possono essere applicate con ferocia diventa una forma di gratificazione politica. La sicurezza e il lavoro contano, naturalmente. Le paure economiche contano. L’immigrazione conta. Ma accanto a tutto questo può esistere un desiderio più elementare: rimettere ordine in un mondo percepito come fuori controllo stabilendo chi merita di stare dentro e chi deve stare fuori, chi può parlare e chi deve tacere, chi conserva i propri diritti e chi può perderli.
La sofferenza altrui, in questa logica, smette persino di essere un problema e diventa uno spettacolo. I social trasformano la rabbia in intrattenimento e l’umiliazione in contenuto condivisibile. Più il messaggio è brutale, più circola; più qualcuno viene mostrato mentre perde qualcosa, più il pubblico può sentirsi dalla parte di chi “rimette le cose a posto”. La politica scopre così una regola elementare dell’economia dell’attenzione: la crudeltà funziona benissimo quando diventa intrattenimento.
A questo punto arriva inevitabilmente il coro delle persone ragionevoli, quelle che ci invitano a “capire il disagio”, a “non demonizzare”, a ricordare che milioni di persone votano così perché si sentono abbandonate. Il disagio va capito, certo. Ma capire non significa assolvere e, soprattutto, non significa fingere che il contenuto delle proposte sia un dettaglio secondario. L’AfD non ha bisogno di essere demonizzata: si è presa la briga di scrivere il proprio programma. Basta leggerlo. Non occorre attribuirle intenzioni misteriose quando sono già dichiarate, né inventare mostri quando esistono proposte concrete che parlano di espulsioni, discriminazione, controllo culturale e riduzione dello spazio pubblico per chi non rientra in una determinata idea di appartenenza.
La democrazia non si difende soltanto quando qualcuno prova a prendere il potere con la forza. Si difende anche quando una società comincia ad accettare che alcuni esseri umani possano avere meno diritti di altri, che alcuni bambini possano essere messi da parte perché “rallentano” gli altri, che la cultura debba ricevere il permesso di esistere soltanto quando serve a costruire un’identità nazionale, che il diverso possa essere espulso o trasformato nel bersaglio preferito della settimana.
Forse dovremmo smettere di chiederci soltanto perché tanta gente sia arrabbiata. È una domanda importante, ma ormai non basta più. Dovremmo chiederci che cosa viene offerto a quella rabbia e quale società promette a chi decide di trasformarla in voto.
Perché una cosa è cercare risposte al disagio. Un’altra è costruire una società nella quale il disagio di alcuni venga risolto facendo soffrire qualcun altro.
La prima è politica. La seconda è crudeltà organizzata.
E quando la crudeltà comincia a essere messa per iscritto in 302 punti, forse è arrivato il momento di smettere di chiamarla semplicemente “protesta”.
(Giancarlo Salvetti)
Prompt:
Assumi la personalità di Giancarlo Salvetti. Scrivi un articolo approfondito, immersivo e dal tono tagliente, ironico, brillante e marcatamente sarcastico, basandoti sulla scaletta e sui dati forniti di seguito. Non cercare sul web
[VINCOLI DI SCRITTURA]
- Stile: Paragrafi compatti, flusso narrativo continuo. Non spezzettare in brevi frasi.
- Divieti assoluti: NON usare linee di separazione (es. ---). Non abusare della parola "geopolitico" e "politico". Non abusare di "E qui" e "Ed è qui che"
- Divieti linguistici: Evita formule come "è qui che" e strutture ripetitive come "non... non... non...".
- Sviluppo: Amplia e approfondisci l'analisi dove ritieni necessario per dare forza al pezzo.
[SCALETTA E CONTENUTI]:
1.
La vittoria dell'AfD in Sassonia-Anhalt (oltre il 44%) non è un incidente locale. È il sintomo più avanzato di un'onda che attraversa l'Europa: destre radicali crescono ovunque, spinte da paure reali ma anche da qualcosa di molto più oscuro.
2.
Perché movimenti che fino a ieri erano marginali oggi sembrano inarrestabili? Perché non sono solo il frutto del malcontento. Ci sono due registi esterni che li alimentano con metodo: Elon Musk e la Russia. Il primo con i suoi miliardi e le sue piattaforme, la seconda con decenni di guerra ibrida.
3.
Musk ha trasformato X in un megafono globale per l'AfD, definendola "l'unica speranza" e regalandole visibilità gratuita per centinaia di milioni di visualizzazioni. Ma dietro c'è un progetto preciso: costruire una rete internazionale di destra tecnocratica che deregoli i mercati e indebolisca le tutele ambientali, a vantaggio dei suoi imperi economici.
4.
La Russia, invece, gioca sottotraccia. Tra il 2014 e il 2022 ha speso oltre 300 milioni di dollari per finanziare partiti di estrema destra in Europa, attraverso reti occulte come "Voice of Europe". Esponenti dell'AfD sono sotto inchiesta per aver ricevuto denaro e criptovalute da intermediari russi, in cambio di una linea filo-Mosca: stop alle sanzioni, stop agli aiuti all'Ucraina.
5.
Ma il nodo è il programma dell'AfD, che non ha nulla di "populista". Sono 302 misure per governare la Sassonia-Anhalt: offensiva di remigrazione, ritorno allo ius sanguinis, fine dei programmi contro il razzismo. I bambini con disabilità vanno separati perché "rallentano le lezioni". Obbligo scolastico sostituito dall'istruzione domestica, scuole che insegnano a "pensare tedesco". Via la tv pubblica, largo alle ronde armate. Arte finanziata solo se costruisce "identità tedesca"; Bauhaus e teatro sgradito sono "cultura antitedesca". Con Putin, pieni e affettuosi rapporti.
6.
E c'è un ultimo tassello, forse il più inquietante: per una parte dell'elettorato, la crudeltà non è un effetto collaterale, ma il fine stesso. Come per Trump, "cruelty is the point". Si vota AfD non solo per sicurezza o lavoro, ma per il desiderio, più o meno inconscio, di ripristinare un ordine in cui qualcuno – lo straniero, il diverso, il disabile – ha meno diritti e la sua sofferenza diventa spettacolo sui social. Musk e Russia non hanno creato questo istinto, ma lo hanno amplificato, normalizzato, monetizzato.
7.
Poi arriveranno i soliti "raffinati" a dirci di capire il disagio, di non demonizzare. Ma qui nessuno deve demonizzare l'AfD: si è descritta benissimo da sola, nei suoi programmi e nelle sue alleanze. Bisognerebbe solo trovare il coraggio di chiamarla con il suo nome e di difendere la democrazia dalle ingerenze straniere e da chi vuole dividere i bambini, espellere i diversi, intimidire la cultura. Il futuro dell'Europa si gioca anche su questo campo. 🇪🇺
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