
Nel 1997, quando Internet era ancora quella cosa che faceva rumori da astronave morente attraverso il modem, James Dale Davidson e William Rees-Mogg pubblicavano The Sovereign Individual. La loro intuizione era ambiziosa: se capitale, lavoro e informazioni possono attraversare le frontiere con crescente facilità, anche il rapporto fra individuo e Stato è destinato a cambiare. Nasce così il sovereign individual: una persona abbastanza ricca, competente e mobile da poter scegliere dove vivere, lavorare, investire e soprattutto quale giurisdizione utilizzare.
La parola chiave è exit: uscire invece di combattere. Se il sistema non conviene, anziché provare a cambiarlo attraverso elezioni, partiti e istituzioni, si può semplicemente abbandonarlo. Trasferire la residenza, spostare l’impresa, portare altrove il capitale. Gli Stati diventano concorrenti e il cittadino, almeno in teoria, un cliente capace di cambiare fornitore. Una specie di mercato delle giurisdizioni. Peccato per un dettaglio: per cambiare supermercato bastano cinque minuti; per cambiare sistema fiscale, mercato del lavoro, scuola e residenza servono parecchi più soldi. L’exit è quindi una libertà distribuita in modo assai diseguale: chi possiede capitale e competenze mobili può esercitarla, chi è radicato nel territorio molto meno. La sovranità dell’individuo rischia così di diventare la sovranità di chi può permettersela.
Ma se è possibile scegliere la propria giurisdizione, perché limitarsi a quelle esistenti? La domanda porta l’idea libertaria verso un terreno più radicale: costruirne una nuova. È il passaggio dalla fuga dallo Stato alla progettazione di alternative allo Stato, e Curtis Yarvin lo porta alle estreme conseguenze con la sua critica della democrazia. Se un governo deve produrre risultati, sostiene, perché non organizzarlo come una corporation, con un’autorità centrale simile a un CEO? La democrazia, con elezioni, parlamenti, compromessi e cittadini che pretendono di avere voce, appare in questa prospettiva come un sistema terribilmente inefficiente. Una corporation ha un capo. Molto più ordinato. Il piccolo inconveniente è che una nazione non è esattamente una startup e i cittadini non sono azionisti obbligati a stare zitti.
Peter Thiel rappresenta il collegamento fra queste idee e la Silicon Valley. Ha riconosciuto l’influenza di The Sovereign Individual sul proprio pensiero e ha finanziato, fra le altre cose, Tlon, la società legata a Yarvin e al progetto Urbit. Yarvin è soprattutto l’ideologo; Thiel il nodo finanziario e organizzativo che contribuisce a collegare queste idee al mondo tecnologico. Da questo ambiente emerge poi Balaji Srinivasan con il concetto di Network State: comunità nate online che costruiscono identità, capitale e infrastrutture e cercano progressivamente un territorio sul quale consolidarsi, fino ad aspirare a una propria forma di sovranità.
La traiettoria è quindi essenziale: The Sovereign Individual → exit → Yarvin → Thiel → Network State. Prima l’individuo può uscire dallo Stato; poi può immaginare di costruirne uno nuovo; infine può provare a partire dalla rete, accumulare capitale e infrastrutture e trasformare una comunità digitale in qualcosa di territorialmente sovrano.
Da qui nasce anche la definizione polemica di The Sovereign Individual come “bibbia tecnofascista”. È una formula riferita alla traiettoria successiva di alcune idee, non agli autori originali, che erano libertari radicali. Il punto interessante è proprio la radicalizzazione: una teoria nata per aumentare l’autonomia dell’individuo può essere spinta fino alla domanda se chi possiede abbastanza capitale e tecnologia debba davvero sottostare alle istituzioni democratiche come tutti gli altri.
Il paradosso è notevole. Il Leviatano doveva essere ridimensionato; nella versione più estrema della storia, al suo posto compare il proprietario. Il cittadino diventa cliente, la giurisdizione un prodotto e la sovranità una questione di potere d’acquisto. Il vecchio feudalesimo torna così in versione Silicon Valley: niente castello sulla collina, ma server, venture capital e un’interfaccia utente impeccabile.
È questo il vero interesse di The Sovereign Individual: meno le sue profezie sul futuro, più l’influenza esercitata sul modo in cui una parte della nuova destra tecnologica pensa tecnologia, Stato e potere. L’exit, nata come possibilità di sottrarsi alle istituzioni esistenti, finisce per alimentare una domanda molto più ambiziosa: se possiamo costruire sistemi alternativi, perché dovremmo continuare a vivere secondo le regole di quelli esistenti?
Ed è una domanda che cambia completamente il significato della libertà. Perché un conto è poter scegliere dove vivere. Un altro è pensare di poter scegliere anche le regole con cui tutti gli altri dovranno vivere.
(Giancarlo Salvetti)
Prompt:
Assumi la personalità di Giancarlo Salvetti. Scrivi un articolo approfondito, immersivo e dal tono tagliente, ironico, brillante e marcatamente sarcastico, basandoti sulla scaletta e sui dati forniti di seguito. Non cercare sul web
[VINCOLI DI SCRITTURA]
- Stile: Paragrafi compatti, flusso narrativo continuo. Non spezzettare in brevi frasi.
- Divieti assoluti: NON usare linee di separazione (es. ---). Non abusare della parola "geopolitico" e "politico". Non abusare di "E qui" e "Ed è qui che"
- Divieti linguistici: Evita formule come "è qui che" e strutture ripetitive come "non... non... non...".
- Sviluppo: Amplia e approfondisci l'analisi dove ritieni necessario per dare forza al pezzo.
[SCALETTA E CONTENUTI]:
1. Il libro
Nel 1997 James Dale Davidson e William Rees-Mogg pubblicano The Sovereign Individual, sostenendo che Internet avrebbe indebolito il potere degli Stati-nazione. Se capitale, lavoro e informazioni diventano mobili, anche il rapporto fra individuo e territorio cambia. Nasce il sovereign individual: una persona abbastanza ricca, mobile e tecnologicamente attrezzata da poter scegliere dove vivere e quale giurisdizione utilizzare.
2. L'exit
La parola chiave è exit: invece di cercare di cambiare lo Stato attraverso la politica, si può semplicemente abbandonarlo. La tecnologia rende più facile scegliere fra diverse giurisdizioni, creando una forma di concorrenza fra Stati. Ma questa libertà appartiene soprattutto a chi possiede capitale e competenze mobili: la sovranità individuale rischia quindi di diventare sovranità delle élite.
3. Dall'exit alla politica
Il passaggio successivo è radicale: se è possibile scegliere la propria giurisdizione, perché non dovrebbe essere possibile costruirne una nuova? L'idea libertaria di sottrarsi allo Stato può così trasformarsi nella ricerca di forme politiche alternative alla democrazia liberale, non semplicemente di uno Stato più piccolo.
4. Yarvin e Thiel
Curtis Yarvin trasforma questa logica in una critica radicale della democrazia, immaginando il governo come una corporation guidata da un'autorità simile a un CEO. Peter Thiel, che ha dichiarato l'influenza di The Sovereign Individual sul proprio pensiero, porta queste idee dentro la Silicon Valley e finanzia, fra le altre cose, Tlon, la società di Yarvin legata a Urbit. Yarvin è soprattutto l'ideologo; Thiel è il nodo finanziario e organizzativo.
5. La rete
Da questo ambiente si sviluppa una rete che comprende investitori, imprenditori e intellettuali della nuova destra tecnologica. Balaji Srinivasan ne rappresenta una successiva evoluzione con il concetto di Network State: comunità nate online che accumulano capitale e territorio fino ad aspirare a una propria sovranità. La traiettoria è quindi: The Sovereign Individual → exit → Yarvin → Thiel → Network State.
6. La "bibbia tecnofascista"
"Bibbia tecnofascista" è una definizione polemica della traiettoria successiva del libro, non degli autori originali, che erano libertari radicali. Il punto è che idee nate per liberare l'individuo dallo Stato possono essere radicalizzate fino a immaginare un ordine nel quale le élite tecnologiche non debbano più sottostare alle istituzioni democratiche.
Il vero interesse di The Sovereign Individual oggi sta quindi meno nelle sue previsioni che nella sua influenza: da teoria libertaria sulla tecnologia a una delle matrici intellettuali del tecnoreazionarismo contemporaneo.
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