
Via Gulli 46, quartiere Borgo Vittoria, periferia nord di Torino. Un appartamento normale, in un palazzo normale, in una zona normale. Quelle coordinate che non promettono assolutamente nulla: al massimo un ascensore che ogni tanto decide di morire tra il quarto e il quinto piano, un vicino che trapana la domenica mattina e qualcuno che lascia i sacchi dell’immondizia fuori dalla porta per ore. Solo che, secondo i vicini, da quell’appartamento c’era un viavai continuo, giorno e notte. Il che, a posteriori, assume una certa importanza narrativa. Sembra la descrizione di un locale aperto h24, non di una casa dove una professoressa di italiano dovrebbe ragionevolmente trascorrere le proprie serate correggendo compiti, leggendo un romanzo o, nei casi più avventurosi, guardando una serie televisiva.
La proprietaria dell’appartamento è Nicole Formichetti, 47 anni, originaria di Rieti, insegnante di italiano in una scuola del Torinese. Poi c’è Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, di Chivasso, gravemente indiziato per l’omicidio di Fabio Colapietro, 39 anni, anch’egli di Chivasso. E c’è Keith Butig, detta Sara, 22 anni, torinese di origini filippine, coinvolta nell’inchiesta per le ipotesi di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere. Le posizioni giudiziarie sono naturalmente ancora da definire e sarà il procedimento a stabilire responsabilità e fatti.
Come cast, però, siamo già oltre il limite della sospensione dell’incredulità. Le presentazioni sembrano quelle di una fiction italiana di prima serata scritta da qualcuno che abbia passato troppo tempo a guardare true crime americano: la professoressa di italiano di 47 anni, il ventiseienne di Chivasso, la ragazza ventiduenne di origini filippine, il trentanovenne che finirà ammazzato. A questo punto manca soltanto Alessandro Gassmann nel ruolo del commissario tormentato ma umanissimo, separato dalla moglie, con un figlio tetraplegico e una fotografia di lui bambino sulla scrivania. E invece non siamo in una fiction. Siamo in via Gulli.
La vicenda, per quanto è emerso finora, comincia con un festino protratto per giorni. Non la classica festa che a un certo punto qualcuno interrompe con un “ragazzi, io domani lavoro”. Qui si parla di crack, LSD, funghi allucinogeni, cannabis, MDPHP, una droga sintetica, e superalcolici. Una specie di menu degustazione dell’autodistruzione chimica, con l’oste che evidentemente aveva deciso di non chiudere mai la cucina.
Secondo la ricostruzione riferita dall’avvocato di De Oliveira, il giovane sarebbe arrivato nell’appartamento insieme a Butig per una festa organizzata dalla professoressa. Colapietro sarebbe entrato successivamente, anche in relazione al reperimento delle sostanze, e sarebbe poi rimasto nell’abitazione. La festa sarebbe andata avanti tra consumo di droghe e alcol e permanenza pressoché continua nell’appartamento.
A questo punto la sceneggiatura cambia genere.
Secondo quanto riferito da De Oliveira, a un certo punto sarebbe emerso un ammanco di 50 euro dalle sue tasche. Gli altri gli avrebbero detto che a prendere i soldi sarebbe stato Colapietro. Ne sarebbe nata una colluttazione. De Oliveira ha ammesso di aver aggredito Colapietro, sostenendo però che non sarebbe stata sua intenzione ucciderlo e riferendo di avere ricordi confusi sulla dinamica.
Cinquant’anni di letteratura criminale hanno prodotto rapine, vendette, gelosie, eredità, guerre tra bande. Qui, stando alla ricostruzione del principale indagato, abbiamo cinquanta euro. Cinquanta. Una banconota che, nella grande tradizione del crimine, si presenta con l’ambizione di diventare la versione piemontese della mela di Eva.
Naturalmente non c’è niente di divertente nella morte di Fabio Colapietro. Ma la sproporzione tra l’innesco raccontato e quello che segue è quasi incredibile: cinquanta euro, una lite, un uomo che muore. E da quel momento la storia precipita in una sequenza che nemmeno uno sceneggiatore particolarmente compiaciuto avrebbe il coraggio di proporre.
Dopo i tentativi di rianimazione, durati secondo il racconto circa due ore, arrivano sacchi neri, secchi, cemento a presa rapida, coltelli. Il cadavere viene fatto a pezzi e si ipotizza di disfarsi di alcune parti gettandole nel fiume. La polizia sequestra una mannaia e altri coltelli; parti del corpo vengono trovate nei sacchi e altre in contenitori ricoperti di cemento.
È il momento in cui Breaking Bad incontra il bricolage del sabato pomeriggio.
La cosa straniante è il carattere quasi organizzativo di quello che segue il caos: procurarsi i sacchi, pensare al cemento, ai coltelli, al modo di disfarsi del corpo. Non c’è l’eleganza criminale del piano perfetto. C’è piuttosto una terribile improvvisazione domestica, fatta con quello che si trova e con una quantità di lucidità presumibilmente già evaporata da tempo.
Keith Butig avrebbe dichiarato di essersi limitata ad acquistare i sacchi. Nicole Formichetti si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al gip. Sono elementi che dovranno essere valutati nel procedimento, senza trasformare dichiarazioni, accuse e ricostruzioni investigative in sentenze anticipate.
Poi arriva la madre.
De Oliveira torna a casa e racconta quanto accaduto. È sconvolto, piange, parla in modo confuso. La madre comprende che è successo qualcosa di gravissimo e chiama il 112, dopo avergli detto di rivolgersi alla polizia.
Ed è probabilmente il dettaglio che più di tutti restituisce alla vicenda quella qualità involontariamente grottesca che nessuno sceneggiatore riuscirebbe a progettare: dopo giorni di droghe e alcol, un omicidio, un cadavere smembrato e il cemento, l’ultimo passaggio della storia è una madre che dice al figlio, in sostanza, di chiamare la polizia.
Il 112 come compito delle elementari.
Naturalmente, per Fabio Colapietro, non c’è nulla di grottesco e nulla di ironico. C’è una morte. Tutto il resto appartiene a quel bizzarro teatro che la cronaca costruisce intorno alle tragedie: le dichiarazioni, le contraddizioni, le ricostruzioni, gli oggetti sequestrati, i vicini che raccontano il viavai, l’appartamento che da semplice indirizzo diventa improvvisamente un luogo della memoria criminale torinese.
E da qui comincia già la seconda vita della storia. Arriveranno inevitabilmente il plastico televisivo, l’esperto di criminologia chiamato a spiegare il profilo dei protagonisti, il podcast in dodici puntate, il documentario, il libro. Fra qualche anno qualcuno troverà una fotografia, una testimonianza, una telefonata o un dettaglio rimasto fuori dalle prime ricostruzioni e ci costruirà sopra un titolo: “Quello che non vi avevano mai raccontato di via Gulli”.
È la liturgia del true crime contemporaneo: la tragedia diventa materiale narrativo, il materiale narrativo diventa contenuto e il contenuto, se dura abbastanza, diventa memoria pop.
Per ora rimane un appartamento di periferia, una vittima, tre persone le cui responsabilità dovranno essere accertate e una storia che sembra essersi data da sola una regola fondamentale della fiction italiana: quando pensi di aver raggiunto il massimo dell’assurdo, entra in scena la mamma.
E persino Alessandro Gassmann, a questo punto, può tornare a casa.
(Margherita Nanni)
Prompt:
1: Via Gulli 46, quartiere Borgo Vittoria, periferia nord di Torino. Un appartamento normale, in un palazzo normale, in una zona normale. Solo che qui, secondo i vicini, c’era un viavai di gente giorno e notte. Sembra la descrizione di un locale aperto h24, non di una casa dove si insegna italiano.
2: Nicole Formichetti, 47 anni, originaria di Rieti, professoressa di italiano in un istituto del Torinese. Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, di Chivasso, il presunto autore materiale dell’omicidio. Keith Butig, detta Sara, 22 anni, origini filippine, residente a poca distanza. E poi Fabio Colapietro, 39 anni, di Chivasso: la vittima. Le presentazioni sono quelle di una fiction scadente con Alessandro Gassman nel ruolo dell'investigatore di buon cuore vedevo e con figlio tetraplegico.
3: Un festino a base di droga e alcol durato giorni: mdphp, crack, LSD, funghi allucinogeni, cannabis, superalcolici, per due notti consecutive. Il drag party lo avrebbe organizzato la professoressa, invitando Butig e De Oliveira. Colapietro doveva aiutarli a rifornirsi di droga, poi era rimasto. La lista delle sostanze sembra un menu degustazione.
4: Nella notte tra lunedì e martedì, dalle tasche di De Oliveira mancano 50 euro. Le donne gli dicono che è stato Colapietro. Lui lo aggredisce e lo uccide. De Oliveira ammette l’omicidio, ma dice che non era sua intenzione e che non ricorda bene la dinamica. 50 euro come movente e amnesia selettiva sul resto. Fa ridere, se non fosse tragedia.
5: Dopo i tentativi di rianimazione durati circa due ore, sarebbe partita l’altra fase: teli, sacchi neri, candeggina, guanti, coltelli, cemento. Il corpo smembrato, alcune parti da gettare nel fiume. Butig dice di aver solo comprato i sacchi. Formichetti non ha risposto al gip. Il salto dal panico al bricolage horror è talmente assurdo da risultare grottesco, dai Motley Crue a Breaking Bad in un batter d'occhio.
6: De Oliveira, a un certo punto, sarebbe tornato a casa e avrebbe raccontato tutto alla madre. Sarebbe stata lei a chiamare il 112. Dopo giorni tra droghe, coltelli e cemento, il ritorno alla legalità passa da “mamma mi ha detto di chiamare la polizia”. Il 112 come compito delle elementari: involontariamente comico. Le posizioni restano da valutare nelle sedi competenti, con presunzione di innocenza. E niente: per Fabio Colapietro non c’è nulla da ridere. Ma il contorno emerso è così assurdo che l’inferno, a quanto pare, aveva anche la telefonata alla mamma. E ora la vicenda è pronta: trasmissioni tv, esperti crime, youtube, libri. Fra dieci anni si scoprirà qualche dettaglio omesso per riaprire il caso.
articolo: 1,2,3,4,5,6; approfondisci se necessario.
assumendo la personalità di Margherita Nanni, scrivi un articolo brillante, divertente, colorito, senza moralismo, ma cogliendo il fascino dell'inverosimiglianza della vicenda. (non parlare necessariamente di inverosomiglianza, al limite descrivila); non usare elenchi nè righe di separazione, e non usare troppo della formula "e qui"
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