La guerra religiosa che svela l’anima oscura del MAGA

L’attacco di Donald Trump a Papa Leone potrebbe apparire, a uno sguardo superficiale, come l’ennesima intemperanza di un leader abituato a confondere il conflitto con la politica. E in effetti, sotto molti aspetti, lo è. Ma fermarsi a questa lettura significherebbe non cogliere la logica profonda – contorta, certo, ma tutt’altro che casuale – che governa il mondo MAGA. Un mondo che non si regge sui conservatori “classici”, quelli che ancora si ostinano a credere nelle istituzioni e in una qualche forma di equilibrio democratico, ma su un blocco ideologico ben più radicale: l’evangelicalismo americano nella sua declinazione più estrema, quella dei dispensazionalisti e dei cosiddetti Christian nationalists. Non solo estranei al cattolicesimo, ma apertamente ostili, incapaci di riconoscere dignità religiosa a chiunque non rientri nella loro visione esclusiva e apocalittica della fede.

Qui si gioca la partita vera. Perché Donald Trump non può permettersi di perdere questo zoccolo duro. Non è una questione di simpatia, né di affinità spirituale – categorie che, nel suo universo, hanno sempre avuto un peso relativo. È una questione di sopravvivenza politica. Quei gruppi garantiscono risorse economiche imponenti, un’organizzazione elettorale capillare e ossessiva, e soprattutto una disciplina interna che rasenta il controllo sociale. Il voto non è un atto individuale, ma un dovere comunitario, quasi sacrale. E chi devia, chi non si allinea, diventa oggetto di una pressione che sfiora – e talvolta supera – i limiti della coercizione.

E poi c’è il nodo più oscuro, quello che inquieta e interroga la coscienza collettiva: la difesa a oltranza, cieca, impermeabile a ogni evidenza, di fronte allo scandalo Jeffrey Epstein. In qualsiasi democrazia matura, un simile scandalo avrebbe già prodotto conseguenze devastanti. Ma qui no. Qui entra in gioco un sistema di valori che, a ben vedere, affonda le radici in una visione del mondo in cui la gerarchia sociale è sacralizzata. L’evangelicalismo americano, in queste sue espressioni, non è soltanto una fede religiosa: è un dispositivo ideologico che legittima il potere economico come segno della grazia divina, che riduce la donna a funzione subordinata, che legge la storia in chiave di predestinazione e conflitto escatologico.

Dentro questo schema, ogni accusa di violenza sessuale viene filtrata, distorta, neutralizzata. La mossa di Pam Bondi – il suo disprezzo esplicito verso le vittime di Jeffrey Epstein – non è stata una caduta di stile, ma un atto politico perfettamente funzionale. Ha parlato il linguaggio di quel mondo, ha attivato riflessi condizionati costruiti in decenni di narrazione misogina. Donne adulte che accusano uomini potenti diventano automaticamente sospette, manipolatrici, colpevoli. La violenza si trasforma in un dettaglio secondario, quasi irrilevante, mentre il vero scandalo diventa l’accusa stessa. È un rovesciamento morale che fa rabbrividire, e che pure trova consenso.

Non stupisce, allora, che lo scontro con il Vaticano venga coltivato con tanta ostinazione. Né sorprende che, in un gesto dal valore simbolico devastante, al Pentagono sia circolato un memorandum nel giorno del Venerdì Santo per annunciare una funzione riservata ai soli protestanti. Non è una questione liturgica, ma politica. È la prima volta che un documento interno esplicita una selezione confessionale così netta. Ed è il segno di una deriva che non si ferma qui: l’allontanamento progressivo di rabbini, imam, e infine cattolici dalle strutture militari non è un incidente, ma un progetto. Il licenziamento del Cappellano Generale delle Forze Armate – reo di opporsi a questa epurazione strisciante – è il tassello più recente di un mosaico inquietante.

Eppure, il paradosso resta. Negli Stati Uniti, i cattolici sono decine di milioni. Attaccare il papa significa colpire una parte consistente dell’elettorato. Ma il calcolo di Donald Trump non è mai stato lineare. Sa che il suo blocco di potere non si misura solo in numeri, ma in intensità. Gli evangelici più radicali non hanno difficoltà a convivere con contraddizioni evidenti, con immagini blasfeme, persino con rappresentazioni deliranti – come quella di un Trump divinizzato, generato dall’intelligenza artificiale. La dissonanza cognitiva non è un problema, è uno strumento. Tutto ciò che disturba viene riassorbito, negato, reinterpretato come complotto dei liberal.

Resta, sullo sfondo, una sensazione amara, quasi una vertigine storica. L’America che abbiamo conosciuto – con tutte le sue contraddizioni, certo, ma anche con la sua capacità di produrre cultura, diritto, immaginario – appare oggi ferita in profondità. Il fenomeno MAGA non è una parentesi, non è un’anomalia passeggera. È il prodotto di una lunga incubazione, di un’America profonda che ha sedimentato paure, risentimenti, visioni apocalittiche. Le cicatrici che lascerà saranno durature. Viene spontaneo pensare alla nostra storia, a come il fascismo abbia inciso nel tessuto culturale italiano ben oltre la sua fine formale.

E allora la domanda, quella vera, non riguarda più solo Donald Trump o il destino del suo movimento. Riguarda la tenuta stessa dell’idea di democrazia in un contesto in cui la verità diventa negoziabile, la giustizia subordinata al potere, e la fede trasformata in strumento di dominio. È una domanda che inquieta, che chiama in causa anche noi, europei, troppo spesso spettatori distratti. Perché certe derive non restano mai confinate. E la storia, questo dovremmo averlo imparato, non perdona l’indifferenza.

(Roberto De Santis)

Prompt:

intro: l'attacco di Donald Trump a Papa Leone potrebbe sembrare del tutto senza senso. E in un certo senso, come vedrete, lo è. Ma ha una sua contorta ratio se ragioniamo sul mondo MAGA. Il vero zoccolo duro del movimento MAGA non sono i generici conservatori, ma gli evangelici americani, in particolare i dispensazionalisti e i Christian nationalists. Non solo non sono cattolici, ma provano un odio profondo verso i cattolici e verso i protestanti meno conservatori. I non cristiani, per loro, non contano nulla.

parte 1: Trump ha un bisogno disperato di questi gruppi per tre ragioni. Primo, perché gli garantiscono un flusso enorme di finanziamenti. Secondo, perché sul piano elettorale sono organizzatissimi: votano tutti, e gli uomini controllano il voto delle loro famiglie. Se in un seggio i voti per il candidato indicato sono inferiori al totale delle famiglie evangeliche della zona, scatta una vera caccia all’uomo. Terzo, perché sono l’unico gruppo disposto a difenderlo sullo scandalo Epstein, anche se dovesse saltare fuori tutto quello che ci aspettiamo.

parte 2: Per capire bisogna ricordare che l’evangelicalismo americano si basa su razzismo, prosperity gospel (la ricchezza come segno del favore divino, quindi sottomissione al potere economico) e misoginia estrema. Dietro ogni campagna per difendere stupratori, per cambiare leggi sulla violenza sessuale o per abolire l’età del consenso nel matrimonio religioso, ci sono quasi sempre pastori evangelici.

parte 3: La mossa di Pam Bondi – il suo disprezzo verso le vittime di Epstein, tutte donne adulte in quel caso – è stato il più grande favore fatto a Trump. Gli evangelici hanno visto donne adulte accusare uomini bianchi di stupro, ed è scattato il riflesso automatico: "lo fanno per attenzione", "prima gliel’hanno data e poi si sono pentite". Da quel giorno, gli influencer evangelici hanno iniziato a descrivere le vittime di Epstein con gli stessi toni usati per tutte le vittime di violenza sessuale negli ultimi 35 anni. Le bambine stuprate dalle élite sono diventate un complotto woke, come #MeToo.

parte 4: Non stupisce quindi che Trump cerchi lo scontro con il Vaticano, né che al Pentagono sia circolato un memorandum il Venerdì Santo per annunciare una funzione solo per protestanti. Non era questione di precetto: era la prima volta che un documento interno specificava la confessione religiosa degli ammessi. E non stupisce nemmeno il licenziamento del Cappellano Generale delle Forze Armate USA, che si opponeva ai tentativi di Hegseth di allontanare prima rabbini e imam, poi i cattolici.

parte 5: Certo, i cattolici negli USA sono tra i 50 e i 70 milioni. Attaccare il papa è stata l’ennesima mossa idiota di Trump. Ma gli evangelici non hanno problemi a voltarsi dall’altra parte: l’immagine blasfema di Trump-Gesù generata dall’IA la ignoreranno con la stessa dissonanza cognitiva con cui negano le vittime di Epstein. Diranno che è un fake, che non è stata capita, o che è un trucco dei liberal.

parte 6: Dubito che l’America si risolleverà completamente. I danni del MAGA affondano in un’America profonda e radicata. Lasceranno cicatrici permanenti, come da noi il fascismo. Hanno distrutto il soft power costruito in un secolo in meno di due anni. Impressionante e ammonitore.

articolo: intro, parte 1, parte 2, parte 3, parte 4, parte 5, parte 6. Approfondisco dove ritengo necessario.

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